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Sacchi, 70 anni da campione

01-04-2016

 

MILANO. Fra i giocatori del Milan di oggi, ben pochi hanno le caratteristiche, non solo tecniche, che erano necessarie nel Milan di Arrigo Sacchi. Non ha grandi dubbi Demetrio Albertini, la cui vita cambiò mentre prendeva corpo la rivoluzione del calcio guidata dell'allenatore di Fusignano, che oggi festeggia i suoi settant'anni. 

Sacchi si presentò nel 1987 nello spogliatoio del Milan come un "signor nessuno", ma "era preparato, sapeva cosa voleva e come ottenerlo", avrebbe constatato un anno e mezzo più tardi l'ex centrocampista. "Mi ha preso dalla Primavera e mi ha fatto esordire in prima squadra, poi abbiamo vissuto tanti anni insieme in Nazionale", racconta Albertini, che con Sacchi ha conquistato i suoi primi trofei (una Coppa dei Campioni, una Intercontinentale e una Supercoppa Uefa) e ha vissuto in azzurro un Mondiale e un Europeo. Un ventennio più tardi, nel 2010, è stato Albertini, allora vicepresidente federale, a cooptare il suo mentore per il ruolo di coordinatore tecnico delle nazionali giovanili. "Gli telefonai scherzando. ‘Io non ti vorrei più come allenatore, sei troppo tosto, però...'", sorride l'ex centrocampista, ma non troppo pensando a quegli allenamenti che Paolo Maldini in passato ha definito "folli", tanto faticosi che Marco Van Basten non se ne spiegava la ragione. 

I calciatori si divertono se fanno divertire il pubblico, è la teoria della proprietà transitiva con cui Sacchi convinceva la squadra a sottoporsi a sedute estenuanti, con esercizi ripetuti allo sfinimento. 

"Ero un esordiente - spiega Albertini -, quindi all'epoca non sapevo se fosse normale o meno, ma si faticava da matti". E Sacchi esigeva anche un certo comportamento fuori dal campo: "O fate i calciatori o i playboy". "A volte se ne usciva con simili frasi a effetto - ammette l'ex metronomo -. Poi, secondo me, ci vuole sempre un certo equilibrio. Sacchi è stato maniacale, questo spesso è un pregio ma tante volte può essere un limite. Comunque ci ha portato a traguardi considerati impossibili. Ha cambiato la mentalità del nostro calcio, e per me la cosa più bella è che mi ha insegnato a fare il professionista, a essere maniacale anche adesso, come dirigente e come persona". 

L'attenzione di Sacchi ai dettagli "resta un aspetto attuale per gli allenatori, ma non so se riuscirebbe a gestire le pressioni che caratterizzano questo mondo adesso", ragiona Albertini, che invece ha pochi dubbi sulla compatibilità, al di là della cifra tecnica, dei giocatori del Milan attuale con i metodi del primo allenatore scelto da Silvio Berlusconi: "Tutto deve essere provato, ma obiettivamente lo sarebbero in pochi. E mi viene difficile pensare a un mio compagno di squadra di allora che sostituirei con un calciatore del Milan di oggi".

 

 

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