Dal Mondo

Siria. Raid aereo uccide portavoce di al Qaeda

05-04-2016

 

BEIRUT. E' stato ucciso nel nord-ovest della Siria il portavoce locale di al Qaeda, Abu Firas as Suri, ex rappresentante di Bin Laden in Pakistan. Il raid aereo è stato attribuito da alcune fonti agli Stati Uniti e da altre alla Russia oppure ai governativi siriani. 

Intanto in Iraq si è registrata una nuova carneficina con diversi attacchi suicidi rivendicati dall'Isis dall'estremo sud, nel porto di Bassora, fino alle regioni a nord della capitale. In tutto, secondo fonti mediche e della polizia, circa 30 persone - per lo più miliziani e militari - sono morti nei diversi attacchi ed altre 40 sono rimaste ferite. Lo Stato islamico ha rivendicato tutti gli attacchi compiuti. 

Secondo il sito americano Site, il raid contro il qaedista siriano Suri è stato condotto dagli americani. 

Per l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), vicino alle opposizioni siriane, il bombardamento è stato compiuto o dai russi o dall'aviazione governativa di Damasco. 

Il raid è avvenuto nella regione di Idlib e nell'attacco, secondo quanto riferito dal sito della tv al Manar degli Hezbollah, ha ucciso 20 miliziani di Jund al Aqsa, affiliati alla Nusra, e il figlio di Abu Firas as Suri. 

Suri, 67 anni, era nato a Damasco e da giovane si era arruolato come jihadista nelle file della nascente al Qaida in Afghanistan. Dopo esser stato in Pakistan al fianco di Bin Laden, aveva condotto operazioni in Iraq e Yemen. Dal 2013 la sua presenza era attestata in Siria. 

E proseguono intanto le battaglie tra la Jabhat an Nusra - questo il nome dell'ala siriana di al Qaeda - e le forze lealiste tra cui gli Hezbollah libanesi a sud di Aleppo per il controllo di alcune località chiave tra la metropoli siriana e Idlib, capoluogo della regione feudo dei qaedisti.

Le forze governative hanno rafforzato nelle ultime ore il controllo dell'area di Qaryatayn, nella Siria centrale. La cittadina, un tempo importante centro della comunità cristiana della regione di Homs, è ormai disabitata e provengono immagini dell'antico monastero di Mar Elian, profondamente danneggiato dai jihadisti dell'Isis che, per lunghi mesi, avevano controllato la zona. Dopo la presa di Palmira otto giorni fa e il consolidamento del fronte di Qaryatayn, le forze governative sostenute da Russia e Iran intendono spingersi fino a Dayr az Zor nell'est. Ma la campagna di riconquista della zona dell'Eufrate si presenta ancora lunga.

Nelle aree sotto il controllo del regime c'è attesa per le elezioni legislative del prossimo 13 aprile indette dal presidente Bashar al Assad mentre due giorni prima è prevista a Ginevra la ripresa dei colloqui indiretti, mediati dalle Nazioni Unite, tra il governo e le opposizioni. 

Nei giorni scorsi si sono accavallate voci e indiscrezioni su possibili accordi tra Mosca e Washington sul destino politico di Assad. 

La sua sorte nel periodo di "transizione" rappresenta il nodo politico alla base della lotta per il potere in Siria. Grazie al determinante sostegno che ha avuto dalla Russia, Assad è oggi in una posizione di forza nei confronti delle opposizioni, sostenute da Turchia e Arabia Saudita, e dello stesso Stato islamico che appare sulla difensiva sia in Iraq che in Siria.

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