La politica

Inchiesta petrolio. Voto sulla sfiducia dopo il referendum

07-04-2016

 

ROMA. La mozione di sfiducia al governo del M5s e quella unitaria del centrodestra sulla vicenda Tempa rossa saranno votate il 19 aprile, cioè dopo il referendum sulle concessioni per le trivellazioni. 

Una decisione, quella della capigruppo del Senato, che ha fatto insorgere tutte le opposizioni, da M5s a Sel, passando per tutto il centrodestra: opposizioni che invece chiedevano un voto martedì 12, o almeno la prossima settimana. 

Una battaglia comunque tutta incentrata sul significato mediatico più che sul risultato parlamentare. 

Proprio ieri il Senato ha confermato la fiducia al governo, posta dall'esecutivo sul decreto con la riforma del Credito cooperativo. Ben 66 voti di differenza tra i sì (171) e i no (105), nonostante diverse assenze nella maggioranza. 

Quindi il governo non ha da temere nulla a livello numerico. Ma subito dopo questa conferma, la bagarre a Palazzo Madama quando la conferenza dei capigruppo ha deciso di fissare il voto sulle mozioni legate all'inchiesta su Tempa Rossa solo per il 19 aprile. 

Davanti alla sala dove il presidente Pietro Grasso riunisce i capigruppo si sono riversati tutti i parlamentari di M5s, non solo i senatori ma anche i deputati, guidati dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, che hanno letteralmente occupato la zona, chiedendo di votare subito. 

A beneficio delle telecamere e dei social media i pentastellati si sono spostati davanti alla sala stampa mostrando dei cartelli con scritto #sfiducia, con Vito Crimi che ha ripreso la scena con il telefonino per poterla poi postare sui profili Facebook dei parlamentari di M5s. 

Una guerra mediatica, dunque, con cui M5s ha voluto rispondere a Matteo Renzi che ieri aveva parlato via Facebook sulla vicenda Tempa rossa direttamente ai cittadini, mentre le opposizioni chiedevano un dibattito parlamentare. 

Proprio "l'aggiramento" del Parlamento è stato sottolineato da Loredana De Petris (Sel) che in questa ottica ha ricordato anche il passaggio televisivo di Renzi da Lucia Annunziata domenica scorsa. 

Quando la capigruppo ha deciso che le mozioni saranno votate martedì 19 marzo, è scattata la protesta di chi chiedeva un voto entro il 12, nella speranza di favorire il raggiungimento del quorum nel referendum del 17 aprile, e un po' per oscurare l'approvazione definitiva da parte della Camera delle riforme costituzionali, prevista tra martedì e mercoledì prossimi. 

Una richiesta avanzata da Paolo Romani di Fi a Nunzia Catalfo di M5s, da Cinzia Bonfrisco di Cor a De Petris passando per Gianmarco Centinaio della Lega. "C'è stato un largo riconoscimento dei diritti delle opposizioni" ha detto Luigi Zanda che ha ricordato la fiducia appena confermata oggi e un precedente, a parti invertite, nella scorsa legislatura quando al governo c'era Berlusconi. 

Di Maio, scavalcando i senatori del suo movimento ha annunciato che essi voteranno la mozione del centrodestra anche se questo non farà altrettanto con la mozione di M5s. "In passato Fi - ha detto - ha aiutato Renzi e noi non possiamo permettercelo". 

Romani ha risposto con un "vedremo" circa le intenzioni di Fi di appoggiare la mozione pentastelalta. Ma non essendoci dubbi sui numeri l'attesa è piu' che altro su una nuova schermaglia comunicativa. Con i tosiani ed i verdiniani pronti a dire comunque no all'ennesimo tentativo di "affondare" il governo.

 

 

Guidi oggi dai pm: "sono pronta, chiarirò tutto"

 

Di Francesco Loscalzo

 

POTENZA. Si focalizza sull'arrivo a Potenza dell'ex ministra dello Sviluppo economico, Federica Guidi - oggi, in tarda mattinata, in Procura, al quarto piano del Palazzo di Giustizia - l'inchiesta sulle estrazioni petrolifere in Basilicata. 

A sette giorni dalle dimissioni dal Governo, la Guidi (che non è indagata) sarà ascoltata da persona informata sui fatti. Lei, dalla sua casa di Castelnuovo Rangone, nel modenese, è apparsa "pronta all'incontro. E' serena e sta rileggendo alcuni atti ministeriali per fornire con precisione ogni chiarimento ai magistrati", hanno fatto sapere fonti vicine all'ex ministro. 

I magistrati chiederanno alla Guidi chiarimenti su due aspetti dell'inchiesta al centro del filone "Tempa Rossa", il Centro Oli che la Total sta realizzando a Corleto Perticara (Potenza). Il primo riguarda l'intercettazione del novembre 2014 con il compagno Gianluca Gemelli (indagato) sull'emendamento alla Legge di Stabilità proprio per "Tempa Rossa". "Dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato, se è d'accordo anche 'Mariaelena' (Boschi, ndr), quell'emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte, alle quattro di notte", disse Guidi al telefono al compagno, a proposito dell'emendamento relativo ai lavori per il centro oli della Total in contrada 'Tempa rossa', a Corleto Perticara (Potenza), nei quali Gemelli stesso aveva interesse essendo alla guida di due società del settore petrolifero. Quella telefonata - definita "inopportuna" dal premier Renzi - ha portato alle dimissioni della Guidi. Il secondo aspetto, invece, riguarda il ruolo che Gemelli, il compagno della Guidi, avrebbe avuto nella genesi e nella definizione dello stesso emendamento e, più in generale, dell'attività dell'ex ministra rispetto agli interessi delle compagnie petrolifere. 

Si tratta - per usare le parole di uno degli indagati, il dirigente della Total, Giuseppe Cobianchi - della "strada gemellica", una "scorciatoia", con il chiaro riferimento proprio a Gemelli, che le compagnie e le imprese, non soltanto di Tempa Rossa, avevano individuato per risolvere i loro problemi, accelerando le procedure previste, grazie al legame tra l'imprenditore e l'esponente del Governo. Sempre per il filone "Tempa Rossa", sono proseguiti gli interrogatori di garanzia: non hanno risposto alle domande del gip l'ex sindaco di Corleto Perticara, Rosaria Vicino ("Ho agito nell'interesse della comunità, senza alcun ritorno personale", ha però detto in una dichiarazione spontanea) e dell'allora suo vice, Giambattista Genovese. 

Da "Tempa Rossa" si arriva al porto di Augusta per il filone "siciliano", nel quale di nuovo Gemelli avrebbe un ruolo determinante e nel quale il capo di stato maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, è indagato per il reato di abuso di ufficio. Ieri dalla Procura di Potenza è arrivata la precisazione che "in relazione all'attività petrolifera svolta da Eni", a Viggiano (Potenza), "ad oggi non è iscritta l'ipotesi di disastro ambientale". 

Ieri, inoltre, i sindaci dell'area hanno annunciato che si costituiranno parte civile nell'eventuale processo che concluderà l'inchiesta e, a margine di un'audizione alla Camera, l'ad della compagnia, Claudio Descalzi, ha avvertito che il blocco degli impianti Eni in Val d'Agri (dove sono sotto sequestro due vasche e un pozzo di reiniezione e dove la produzione è sospesa dallo scorso 31 marzo), da un punto di vista economico "uccide" la raffineria di Taranto che viene alimentata proprio dal petrolio estratto in Basilicata. ha ribadito di "voler andare fino in fondo" per dimostrare la correttezza dell'Eni. "Teniamo ferma - ha detto - la produzione per due o tre anni? Non mi interessa, voglio andare fino in fondo. Abbiamo e ho la coscienza a posto". 

Il Ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, infine, ha sottolineato che "la norma al centro del caso Tempa Rossa prevede solo una semplificazione amministrativa sul rilascio di autorizzazioni, senza incidere minimamente sulle salvaguardie ambientali, anzi in qualche modo rafforzandole. E' questo il motivo - ha concluso - per cui il ministero dell'Ambiente ha condiviso entrambe le stesure".

Il palinsesto di oggi