La politica

Casaleggio. M5s, il giorno del dolore

14-04-2016

 

 

MILANO. "Sconvolto oltre ogni misura": Dario Fo ha così descritto non solo se stesso, ma buona parte dei militanti del Movimento 5 Stelle che ieri si sono presentati a Milano alla camera ardente allestita per Gianroberto Casaleggio all'Istituto Auxologico italiano dove è morto ieri. Primo fra tutti Beppe Grillo che è arrivato a mezzogiorno, preceduto e quasi protetto dai componenti del direttorio del Movimento, Carlo Sibilia, Carla Ruocco, Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Roberto Fico che sono entrati tenendosi sotto braccio, uno di fianco all'altro, e senza rilasciare dichiarazioni. 

Il silenzio ha contraddistinto anche la seconda giornata di lutto, perché il silenzio "è la cosa migliore, rispettiamolo", come ha spiegato il deputato Danilo Toninelli, uno dei tanti rappresentanti arrivati nell'ospedale dove è stata allestita la camera ardente fino alle 18, in forma strettamente privata. Il primo ad arrivare in mattinata è stato Carlo Freccero, membro del cda della Rai. 

Ammessi solo parenti, amici e militanti più noti, non semplici simpatizzanti e tanto meno curiosi, con la massima attenzione per la privacy al punto che il banchetto con il libro per le condoglianze è stato spostato dall'esterno all'interno della struttura per evitare le riprese delle firme da parte delle telecamere. Grillo è rimasto un'ora, Alessandro Di Battista un po' di più, Paola Taverna è arrivata nel pomeriggio con le lacrime agli occhi e tanti altri parlamentari, da Carlo Martelli a Vito Crimi, da Maurizio Bucciarelli a Paola Carinelli, oltre a consiglieri regionali e comunali sono venuti a rendere omaggio a un uomo che è stato non solo il cofondatore del movimento, ma anche una guida per un gruppo di persone arrivate per la prima volta a occupare delle cariche politiche e istituzionali. E' stato "uno che ha dato fiducia ai giovani", ha spiegato Dario Fo, un uomo "agli antipodi" rispetto a Renzi, che qualcuno considerava un pazzo "ma anch'io sono un pazzo e c'è stato un equilibrio formidabile di intenti". Casaleggio "azzardava bene", ed era "una persona civile, anche umile che parlava per paradossi e diceva cose che sembravano impossibili ma che poi erano possibili". 

Parlerà anche oggi il premio Nobel, nel corso del funerale che si terrà alle 11 nella basilica di Santa Maria delle Grazie a Milano che avrà carattere privato e familiare. Non saranno ammessi fotografi e telecamere e vietate le riprese anche con i cellulari nel corso della funzione che verrà celebrata da padre Marco Salvioli. "Dirò qualcosa di semplice e facile - ha detto Dario Fo - non so ancora cosa". Di certo, farà piazza pulita di tutte le "cose spesso inventate e indegne" che sono state dette e scritte su Gianroberto Casaleggio. E farà di tutto per non essere banale proprio nel ricordo di una persona che "ha tolto di mezzo la banalità".

 

 

Transizione politica: Grillo "traghettatore"

 

ROMA. "Tutti in prima linea. Non si molla di un centimetro". E' la parola d'ordine che circola in queste ore all'interno del M5S. Ma è anche l'incoraggiamento che, in due messaggi distinti su facebook, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista hanno rivolto ai militanti provati per la morte improvvisa di Gianroberto Casaleggio. E non è un caso che siano proprio i due "tribuni", membri del direttorio pentastellato, a prendere per mano il movimento in un momento così difficile: spetta a loro, in questi giorni, mettere da parte qualche incomprensione e dare l'esempio. 

In prima linea c'è anche Beppe Grillo, chiamato a ritornare sui suoi passi per "scortare" i cinquestelle fino alle elezioni: una scelta che il comico genovese è quasi costretto a subire ma dalla quale non si tirerà indietro. I rischi che il giocattolo si rompa sono troppi. Alcuni li ha evidenziati Dario Fo. Il premio Nobel, ricordando Casaleggio di cui era realmente amico, ha messo in guardia dal pericolo che fra i parlamentari "si siano infilati anche dei mistificatori, pronti, dopo essere stati eletti, a passare armi e bagagli nel gruppo dei politicanti, maestri dell'arraffo". 

Parole pesanti che terminano con un invito deciso: "Non avere mai paura di denunciare la presenza delle tèrmiti per timore di sporcare la credibilità del tuo gruppo". Casaleggio - consapevole del suo precario stato di salute e dei rischi ai quali potrebbero andare incontro i cinquestelle - nei mesi scorsi aveva già preparato una exit strategy: l'azienda nelle mani del figlio Davide; il M5S in quelle del "traghettatore" Beppe che gradualmente dovrebbe affidare la guida politica al direttorio e allo stesso Davide di cui è fraternamente amico. E' questo il contenuto degli appunti che il "guru" milanese ha lasciato: un testamento con indicazioni chiare sulle prossime scadenze in vista del voto per le politiche che, secondo le sue previsioni, arriverà in anticipo nella primavera del 2017. Negli appunti ci sono anche indicazioni chiare con ruoli e compiti. Figura di raccordo tra Milano e Roma dovrebbe essere quella di Roberto Fico: apprezzato dai parlamentari e ritenuto dallo stesso Casaleggio uno dei pentastellati con maggiori capacità di visione strategica. Il M5S dovrà, però, necessariamente cambiare pelle. Va da sé che la creatura politica a cinque stelle sia lentamente destinata ad assumere una struttura più tradizionale: quella di un partito. 

Una necessità, più che una volontà politica, messa in evidenza dalle difficoltà incontrate nelle amministrazioni locali, dove gli eletti con il simbolo del M5S spesso si sono rivelati "non alla altezza del compito" o hanno preso "decisioni contrarie allo statuto". Il caso di Quarto - ma prima anche le insubordinazioni di Comacchio, la perenne spina nel fianco di Pizzarotti a Parma, lo strappo del sindaco di Gela - hanno spinto a prendere provvedimenti già negli scorsi mesi. Il "codice di comportamento" di Roma per i candidati alle elezioni comunali (con la multa per chi lascia il gruppo) è il tentativo di prevenire defezioni e "tradimenti".

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