La politica

Inchiesta petrolio. Indagato un sottosegretario

14-04-2016

 

 

POTENZA. Il "confronto a distanza" sull'Eni - a Roma i Carabinieri del Nucleo operativo ecologico che parlano in Commissione parlamentare sulle ecomafie del "risparmio" sullo smaltimento di rifiuti della compagnia (fino a 100 milioni), ma Potenza i consulenti della compagnia attestano il rispetto di tutte le norme - e la notizia che il sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo (Pd), è andato in Procura a Potenza da indagato, hanno caratterizzato la giornata nell'inchiesta sul petrolio in Basilicata. 

A Roma, la ministra per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, ha ribadito la "piena fiducia" del Governo nel viceministro allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, citato in alcune intercettazioni telefoniche, difendendolo senza esitazione durante il question time alla Camera. 

In precedenza, sempre a Roma, il comandante del Noe, il generale Sergio Pascali, ha spiegato alla Commissione sulle ecomafie che in un anno, dal settembre 2013 al settembre 2014, l'Eni ha risparmiato dai 40 ai 100 milioni smaltendo in modo irregolare i rifiuti liquidi prodotti al centro oli di Viggiano (Potenza). Una circostanza, fra le altre, che ha indotto Sinistra Italiana a ribadire la richiesta di una commissione d'inchiesta ad hoc sul petrolio, mostrando ai giornalisti, alla Camera, barattoli pieni di liquami invece che di acqua. 

L'inchiesta, comunque - ha spiegato il Noe - non ha accertato inquinamenti delle falde acquifere, sfiorando però l'ipotesi di disastro ambientale (non contestata perché non è emersa una relazione tra emissioni e patologie riscontrate sulle persone). A Potenza, intanto, nelle stesse ore, l'Eni ha schierato davanti ai giornalisti, esperti di fama anche internazionale per dimostrare, con tanto di slide, di aver agito "nel pieno rispetto della legge" e delle autorizzazioni. 

In particolare, gli esperti hanno respinto qualsiasi accusa sulla reiniezione delle acque che, in un pozzo petrolifero, vengono in superficie assieme al greggio. La reiniezione "nel mondo risulta di gran lunga l'opzione preferita in termini di impatto ambientale" (in California, Nuovo Messico e Texas, in totale, vi sono 80 mila pozzi di reiniezione). Inoltre la qualità dell'aria nel centro oli di Viggiano presenta "valori significativamente inferiori ai rispettivi limiti normativi" e la salute dei dipendenti è "sostanzialmente buona". 

Si tratta di linee della posizione che l'Eni avrà venerdì davanti al Tribunale del riesame di Potenza: la compagnia chiederà il dissequestro di due vasche del centro oli (fermo dal 31 marzo, con lo stop all'estrazione di 75 mila barili di petrolio al giorno) e di un pozzo di reiniezione. "I dati ci danno tranquillità", ha detto Massimo Mantovani, capo dell'ufficio legale dell'Eni. 

Infine, lo scenario politico legato all'inchiesta, che è stato complicato dalla notizia che il Sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo (Pd), è indagato per induzione indebita in relazione ai suoi rapporti con l'ex sindaco di Corleto Perticara (Potenza), Rosaria Vicino (Pd): quest'ultima "spingeva" per far assumere uno dei figli all'Eni. 

Nel pomeriggio, De Filippo si è presentato in Procura, a Potenza: "Accertiamoci", ha detto ai cronisti entrando, ma poi ha lasciato il palazzo senza più incontrarli e senza fare dichiarazioni. Secondo alcune fonti, avrebbe reso dichiarazioni spontanee ai pubblici ministeri: Alternativa Libera e M5S hanno chiesto le sue dimissioni.

 

 

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