Dal Mondo

Migranti. Alt ai flussi in cambio di aiuti

17-04-2016

 

BRUXELLES. Per il Patto sull'immigrazione proposto all'Ue dall'Italia arriva il primo vero test. Dopo il benvenuto giunto dal presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk e il sostegno filtrato dai piani alti della Commissione europea, il documento voluto da Matteo Renzi sarà oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri degli Esteri e della Difesa dei Ventotto. 

Non si tratterà di un esame formale - anche perchè le proposte italiane, raccolte in quello che in gergo diplomatico si chiama un 'non-paper', non hanno un carattere 'ufficiale' - ma di un confronto nell'ambito della discussione sulla "dimensione esterna" della crisi dei migranti che figura come primo punto all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio. 

Il titolare della Farnesina, Paolo Gentiloni, avrà quindi modo di verificare l'accoglienza che i suoi colleghi intendono riservare all'idea di base del 'Migration compact', ovvero una rivisitazione approfondita e articolata dell'accordo Ue-Turchia. Da attuare seguendo quello che, per il governo, è una sorta di percorso obbligato per arrivare a una gestione ordinata dei flussi e garantire la sopravvivenza di Schengen. "Quello che vale nel rapporto Ue-Turchia deve valere nel rapporto Ue-Paesi dell'Africa: se tu mi aiuti io ti aiuto", ha spiegato il ministro dell'Interno Angelino Alfano. 

Il compito dell'Europa è far sì che i Paesi che ricevono soldi "ci aiutino a frenare il flusso dei migranti". Un argomento, quello del Patto sull'immigrazione', che si intreccia con l'altra questione che sta particolarmente a cuore all'Italia e su cui si concentreranno i lavori del Consiglio: la situazione in Libia. 

Dopo le visite lampo effettuate nei giorni scorsi a Tripoli da Gentiloni e dai suoi colleghi di Francia e Germania, ieri dalla capitale libica è arrivata la notizia del fermo di circa 200 persone, tra cui gli organizzatori del viaggio, pronte a imbarcarsi e partire verso le coste italiane. Un episodio indicativo della prevedibile ripresa massiccia dei flussi attraverso il Mediterraneo. 

Proprio per questo i responsabili delle diplomazie Ue potrebbero avere un confronto sulla possibilità di estendere la missione Sofia che vede attualmente impegnate le unità di EunavforMed nel pattugliamento delle acque internazionali davanti alla Libia. L'ipotesi in discussione è quella di allargare il raggio di azione della missione fin dentro le acque territoriali libiche, un'ipotesi che potrà però essere eventualmente tradotta in realtà solo se e quando ci sarà un'esplicita richiesta da parte delle autorità di Tripoli e il via libera dell'Onu. Per fare il punto della situazione sul terreno, il Consiglio - a cui parteciperà anche il ministro della Difesa Roberta Pinotti) - si collegherà in teleconferenza oggi, verso le 19, con il premier libico Fayez al Sarraj. 

Il quale, in attesa di un rafforzamento della sua legittimazione politica a livello nazionale, potrebbe però limitare per ora la sua richiesta d'aiuto all'addestramento di forze di polizia, un'operazione già battezzata 'Eubam Libia'.

 

Nuova vita a Roma per i "profughi siriani del Papa"

 

ROMA. Sabato sera, all'arrivo nella casa della Comunità di Sant'Egidio che li ospita nel rione Trastevere, una grande festa con una "cena siriana", ma con l'aggiunta di specialità italiane "che hanno gradito moltissimo". Ieri, le prime fasi dell'adattamento alla nuova vita e alla realtà circostante - tra cui già l'iscrizione alla scuola di italiano -, qualche visita medica per i bambini, le telefonate dei parenti da ogni dove, meravigliatissimi di averli visti in tv, niente meno che con il Papa. 

E tanti, tanti ringraziamenti al Pontefice. Sono trascorse così le prime 24 ore a Roma per i dodici profughi siriani, tutti musulmani - tre famiglie, con sei bambini e ragazzi - che Francesco ha portato con sé sabato sul volo di ritorno dall'isola greca di Lesbo (nella foto Ansa). 

I presenti descrivono come "una bellissima festa" quella con cui le tre famiglie, stanchissime, ancora un po' disorientate ma felici, sono state accolte ieri sera nella struttura di Sant'Egidio. "Una cena siriana, preparata da altri nostri ospiti venuti a Roma con i corridoi umanitari, e offerta da un ristorante siriano", racconta Daniela Pompei, responsabile del servizio della Comunità con i migranti, andata nei giorni scorsi a Lesbo in avanscoperta per mettere in pratica il desiderio del Papa di portare con sé un gruppo di rifugiati e che poi li ha accompagnati nel volo verso Roma. "Sono stati però aggiunti piatti italiani - spiega -, un tipo di cucina che loro avevano già gradito durante il pranzo offerto in aereo e che hanno apprezzato moltissimo". Poi, finito il primo clamore, praticamente distrutti dalla stanchezza, tutti a letto negli alloggi loro riservati nella struttura. 

"La loro vita è cambiata in poche ore", sottolinea Daniela. Niente a che vedere con la situazione precaria del campo profughi: non parliamo poi degli orrori lasciati alle spalle nell'inferno siriano, sia a Damasco che nei territori occupati dell'Isis, fino alla traversata in gommone dalla Turchia, come accaduto ad esempio per Hasan e Nour, coppia di ingegneri biochimici, con il figlio di due anni. Ieri, dopo il riposo, la prima incombenza, di cui tutti chiedevano già sabato, é stata l'iscrizione alla scuola di italiano per stranieri, che Sant'Egidio gestisce a Roma da trent'anni. "L'integrazione - dice Pompei - passa anche per la conoscenza della lingua". 

E bisogna sentirlo, il bimbo di due anni, che essendo proprio dell'età della ripetizione, già ripete tutte le parole che gli vengono dette in italiano. Intanto, sì è risolto qualche problema di febbre che avevano alcuni dei più piccoli. Uno dei due adolescenti, invece, che era caduto nel campo di Moria, a Lesbo, ieri è stato accompagnato al pronto soccorso per una sospetta frattura, o distorsione, alla mano. "Sì stanno orientando, e anche sistemando - racconta ancora Daniela Pompei -. Da ieri sera hanno dato interviste. Sono contentissimi, non gli sembra vero. E non fanno che ringraziare il Papa. Tra l'altro, l'Italia non era una meta a cui loro pensavano. Poi la svolta con la scelta del Pontefice, che è stata una grande cosa". 

Curioso il fatto che Rami e Suhila, di Deir Azzor, zona conquistata dai miliziani del Califfato, lui insegnante e lei sarta, tre figli (una bambina piccola, Quds, che significa "città santa", cioè "Gerusalemme", talmente simpatica da essere già diventata la mascotte di tutti, e due ragazzi di 15 e 17 anni), hanno ricevuto tante telefonate dai parenti da Damasco, da altre zone della Siria, dal Libano: "Vi abbiamo visti nei telegiornali di tutto il mondo!", gli dicevano stupiti. I due piccoli di Osama e Wafa, di sei e cinque anni, sabato avevano la febbre, ma stanno già meglio, giocano, sono allegri. Una scelta precisa è stata quella di far stare il gruppo in città, non fuori, quindi a contatto diretto con la vita sociale circostante. "Questa è anche la chiave per un inserimento immediato, a noi interessa dare loro una possibilità per un'integrazione più rapida", spiega Pompei. 

Le tre famiglie hanno già cominciato a orizzontarsi nelle vie di Trastevere, alla scuola di italiano ci arrivano da sole. Hanno avuto anche dei buoni-spesa per comprare quel che loro più serve al supermercato. Insomma, hanno già superato lo spaesamento delle primissime ore. "Per quello che ci riguarda - aggiunge l'operatrice di Sant'Egidio - abbiamo facilitato la realizzazione di questo desiderio del Papa. Li aiuteremo in questa fase iniziale. Poi, per il futuro, sì vedrà".

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