La politica

Migranti. Sui visti sfida Ue-Turchia

19-04-2016

 

BRUXELLES. E' braccio di ferro tra Unione europea e Turchia sulla liberalizzazione dei visti. L'accordo sulla gestione della crisi dei migranti fissa l'esenzione a giugno, a patto però che Ankara soddisfi tutti i requisiti previsti dalle procedure Ue. La prossima relazione sullo stato dell'arte - quella decisiva - è prevista per l'8 maggio, ma il premier Amhet Davutoglu comincia già a mostrare un certo nervosismo e minaccia di far saltare il patto se la Mezzaluna non otterrà ciò che il presidente Erdogan ha già promesso da tempo ai suoi elettori. 

"Continuo a credere che avremo la liberalizzazione a giugno. Se non sarà così, allora di certo nessuno potrà aspettarsi che la Turchia mantenga i suoi impegni", ha avvertito Davutoglu prima di partire per Strasburgo, dove ha incontrato Jean-Claude Juncker. 

Ma il presidente della Commissione europea ha subito risposto nel suo intervento al Consiglio d'Europa: "I criteri non saranno annacquati". E più tardi, a margine, commentando l'incontro col premier turco, Juncker ha negato che ci siano stati toni ostili: "Abbiamo concluso un'intesa. L'accordo è applicato. Non occorre lanciare minacce al vento". Mentre il portavoce dell'esecutivo comunitario Margaritis Schinas ha invitato ciascuno "a rispettare gli impegni presi". 

Durante il colloquio, Juncker e Davutoglu hanno però discusso anche della necessità di riconoscere le stesse tutele dei siriani anche ai profughi di altre nazionalità. Elemento essenziale per poter procedere con i rimpatri delle migliaia in attesa nei centri delle isole greche dell'Egeo. Il punto era risultato già una questione spinosa durante le trattative per arrivare all'intesa, ma ora Ankara deve mettere in pratica quanto ha firmato, come evidenzia la comunicazione che la Commissione Ue pubblica domani sullo stato di avanzamento dell'attuazione dell'accordo. Il giudizio generale è che i progressi ci sono e sono sostenuti, ma c'è ancora da fare. La Turchia ha comunicato a Bruxelles il cambiamento della sua legislazione con l'aggiunta di garanzie per i profughi siriani il 12 aprile e nei prossimi giorni i greci dovrebbero aver finito di trattare le prime richieste (appello compreso) di profughi siriani da riaccompagnare in Turchia (domande giudicate inammissibili), dando il via all'applicazione dello "schema uno a uno" (per ogni profugo siriano entrato illegalmente in Ue riaccompagnato in Turchia, uno in attesa nei campi sarà reinsediato in Ue). 

Dall'entrata in vigore dell'accordo sono infatti solo due i profughi siriani riaccompagnati dalla Grecia, e su base volontaria. E sono in tutto 96 i rifugiati reinsediati in Europa, mentre a marzo Frontex ha aiutato a rimpatriare 325 migranti dalla Grecia. E mentre le organizzazioni non governative continuano a denunciare le violazioni dei diritti dei migranti nei Paesi anatolico ed ellenico, il governo di Berlino è "preoccupato" per il divieto d'ingresso in Turchia al giornalista tedesco della tv pubblica Swr Volker Schwenk, respinto all'aeroporto di Istanbul.  

L'episodio avviene a pochi giorni dall'ok di Angela Merkel al processo contro un comico per una satira su Recep Tayyip Erdogan. E la stessa cancelliera nel fine settimana visiterà col presidente del Consiglio Ue Donald Tusk un campo profughi nel sud-est del Paese, a Gaziantep. Intanto il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha incontrato il suo collega tedesco Thomas de Maiziere. 

Dopo le prime frizioni di lunedì sugli eurobond, il capo del Viminale confida nell'alleanza con la Germania, in vista anche del consiglio Affari interni di giovedì a Lussemburgo, dove il ministro ungherese Sandor Pinter arriverà invece col piano in dieci punti "Schengen 2.0" che punta tutto sul rafforzamento delle frontiere esterne e boccia qualsiasi meccanismo di ricollocamento. 

 

Il Papa ai profughi: siete un dono

 

CITTÀ DEL VATICANO. Il Papa torna a lanciare appelli per l'accoglienza ai profughi, "un dono", ha sottolineato ieri, "non un problema". "Troppe volte non vi abbiamo accolto! Perdonate la chiusura e l'indifferenza delle nostre società - ha sottolineato in un videomessaggio per il 35/o anniversario del Centro Astalli, la struttura dei Gesuiti dedicata ai rifugiati - che temono il cambiamento di vita e di mentalità che la vostra presenza richiede. Trattati come un peso, un problema, un costo, siete invece un dono". 

Dopo la storica visita a Lesbo, sabato scorso, e dopo aver mostrato con quel gesto, portare a Roma dodici siriani, che occorre agire più che parlare, Papa Francesco torna a parlare del dramma delle migrazioni. "Chi come voi è fuggito dalla propria terra - dice Francesco rivolto ai rifugiati - a causa dell'oppressione, della guerra, di una natura sfigurata dall'inquinamento e dalla desertificazione, o dell'ingiusta distribuzione delle risorse del pianeta, è un fratello con cui dividere il pane, la casa, la vita". 

"Ognuno di voi può essere un ponte - prosegue il Papa - che unisce popoli lontani, che rende possibile l'incontro tra culture e religioni diverse, una via per riscoprire la nostra comune umanità". E rivolto al Centro Astalli e ai volontari che si spendono per rendere la vita meno difficile a questa gente il Papa conclude: "Aiutate la nostra società ad ascoltare la voce dei rifugiati. Continuate a camminare con coraggio al loro fianco, accompagnateli e fatevi anche guidare da loro: i rifugiati conoscono le vie che portano alla pace perché conoscono l'odore acre della guerra". 

Un messaggio forte, trasmesso ieri a Roma in occasione del Rapporto Annuale 2016 del Centro fondato da padre Pedro Arrupe, presente in otto città. Un dossier dal quale emergono tutte le difficoltà dei richiedenti asilo in Italia, tra burocrazia, affitti da pagare e scarse opportunità di formazione e tirocinio. Con quasi 154mila tra rifugiati e richiedenti asilo approdati nel nostro Paese, l'accoglienza - indica il Rapporto - resta la sfida maggiore che l'Italia si è trovata ad affrontare nel 2015. Gli ostacoli più inattesi che i rifugiati incontrano in Italia sono quelli burocratici: il 2015, denuncia il rapporto, è stato un anno di disagi che ha contribuito ad aumentare nei profughi la sensazione di esclusione. Il Centro Astalli nel 2015 ha erogato 25mila euro per il pagamento delle tasse necessarie al rilascio del permesso di soggiorno per 287 rifugiati. Un altro paradosso riguarda le modifiche legislative sull'esenzione dal pagamento del ticket sanitario. La restrizione dell'agevolazione ai soli disoccupati ha fatto sì che gli inoccupati, ossia coloro che non hanno mai svolto un'attività lavorativa, come la maggior parte delle persone a cui è stata da poco riconosciuta la protezione internazionale, si siano trovati improvvisamente nella condizione di dover pagare esami, visite specialistiche e farmaci prima gratuiti. Le vittime di tortura, di violenza e di abusi sessuali che nel 2015 sono state accompagnate dal Centro Astalli sono state complessivamente 620. 

Il tema delle migrazioni è stato ieri al centro dei lavori del convegno nazionale della Caritas a Sacrofano (Roma). Dopo l'appello del Papa a estendere l'accoglienza dei richiedenti la protezione internazionale nelle parrocchie, nelle comunità religiose, nei monasteri e nei santuari, c'è stato un incremento nelle cifre dell'accoglienza. Dalla rilevazione Caritas emerge che alla data del 15 aprile 2016, in 196 diocesi sono attive 22.044 accoglienze. 

Il palinsesto di oggi