La politica

Referendum riforme. Renzi: "Se non vinco vado a casa"

03-05-2016

 

MATERA. Cinque mesi davanti. Diecimila comitati - almeno centomila persone - da mobilitare porta a porta. Uno slogan: "L'Italia che dice sì". La campagna di Matteo Renzi per il referendum costituzionale di ottobre parte da qui. Da un lunedì mattina nella sua Firenze, con tappa poi a Matera, per lanciare la volata più importante. "Se non vinco vado a casa", ribadisce il premier. Ma non pone qui l'accento. 

Lo pone sull'intero progetto del suo governo: "Siamo a un bivio con l'Italia che dice solo no. Quel che abbiamo fatto è enorme, eppure non s'è fatto niente. La sfida più grande inizia adesso". "Lo vinceremo il referendum, ne sono certo", dice Renzi al termine di un bagno di folla nel teatro Niccolini di Firenze. Non si fa scomporre, il premier, dalle proteste che lo accolgono all'ingresso. E neanche dai contestatori che lo aspettano nel pomeriggio a Matera. 

In Toscana al grido di "buffoni" scendono in piazza gli obbligazionisti delle quattro banche salvate dal governo che volevano un risarcimento integrale ("Lobby delle banche? Al massimo lobby degli scout... Abbiamo salvato i correntisti", osserva Renzi). In Basilicata arrivano armati di fischietti per protestare contro lo scandalo del petrolio. E qui la replica arriva dal palco: "Dalla rassegnazione all'autostima: è il programma per l'Italia. Perché le cose - sottolinea il premier - non le cambiano quelli che fischiano qui fuori, bensì i coraggiosi che rischiano e si sporcano le mani". Sul palco della sua Firenze, dove anche l'accento toscano si fa sentire di più, il presidente del Consiglio rivendica un percorso di riforme mai visto. "L'Italia due anni fa era incastrata in una costante depressione politica. Con 63 governi di fila, soffriva mancanza di credibilità internazionale. Poi il Parlamento si è svegliato, è uscito dall'incantesimo". Nel merito del testo, "che non è calato dall'alto", Renzi ricorda che si modifica la riforma del titolo del titolo V che fu fatta dal centrosinistra per inseguire la Lega e ha "bloccato tutto". E poi loda i "senatori del Pd che, come tacchini che inneggiano al Ringraziamento, hanno dato un grande segnale di politica che è disposta a rinunciare a qualche posto. Aspetto - è la frecciata - che lo facciano anche sindacati, imprenditori...". 

"Siamo a un grandissimo bivio tra l'Italia che dice sì al futuro e l'Italia che dice no, vuole tornare indietro, perché sa dire no e no e soltanto lamentarsi", ripete più volte Renzi. "L'Italia che dice sì è più forte di tutto: andiamo a scovarla e portiamola a votare al referendum di ottobre", è l'appello del premier. Che chiede "aiuto" ai militanti del Pd e non solo, perché "la prima sfida è coinvolgere gli italiani". La strategia, tratteggiata anche con lo stratega di Obama Jim Messina, sarà quella di andare "casa per casa, via per via", con un esercito di diecimila (questo l'obiettivo) comitati per il sì, finanziati "dal basso", che nasceranno dal 15 maggio. In serata a Matera, tenendo testa alle polemiche sul petrolio ("La situazione ambientale è sotto controllo") e sulle trivelle ("Quella vicenda mi ha fatto male"), firma il patto per la Basilicata e nuovi impegni per il Sud. Nei prossimi mesi, annuncia, continuerà a girare l'Italia e sarà "in prima fila" per vincere a ottobre. Ma intanto dal M5s Luigi Di Maio lo attacca: punta tutto sul referendum, sostiene, perché "sa bene che perderà le comunali di giugno". Renato Brunetta, da Fi, sbandiera un sondaggio che dà il sì in svantaggio. E Matteo Salvini dice senza mezzi termini che "la riforma fa schifo". 

Ma anche nel Pd la minoranza mantiene le sue riserve. Chiede, con Miguel Gotor, di spacchettare i quesiti. E annuncia che solo dopo le amministrative deciderà se fare campagna attiva per il sì. 

La condizione? Che non sia "un derby tra renziani e antirenziani", è l'invito di Roberto Speranza. Il nodo, spiega Pier Luigi Bersani, è la personalizzazione del voto fatta da Renzi: "Abbiamo votato sì in Parlamento e votiamo sì... purché non venga fuori un sì cosmico contro un no cosmico".

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