La politica

Calenda ministro dello Sviluppo Economico

08-05-2016

 

ROMA. I magistrati hanno il "diritto" di esprimere il loro orientamento su referendum e riforme, ma "c'è un divieto" a partecipare attivamente a campagne politiche. E se il discorso può essere diverso per il referendum costituzionale, quello di ottobre "si è caricato di significato politico". Dal vice presidente del Csm Giovanni Legnini arriva un deciso freno alla partecipazione dei magistrati alla campagna referendaria: serve quantomeno "più cautela", sostiene il numero due di Palazzo dei marescialli. 

Il premier Matteo Renzi, in serata ospite di Fabio Fazio a "Che tempo che fa", ai giudici lancia un messaggio chiaro: "Non ci metto il naso nelle vostre discussioni interne, alcuni vorrebbero trascinarmi nei rapporti tra giudici e politici. Io dico ‘cari giudici fate il vostro lavoro, io faccio il mio'. Il resto è parapiglia politico di basso livello: facciano le interviste che vogliono, io ho da lavorare. Io faccio le leggi, loro devono applicarle". 

Quanto ai magistrati che sarebbero in polemica con lui, Renzi si limita a dire: "Affari loro. C'è il Csm, vedranno se è giusto quello che stanno facendo o no. Non darò mai la soddisfazione a nessuno di dire che ho criticato i magistrati. E non dirò mai che ci sono complotti, di complotti parlano al processo del lunedì...". 

Il tema del referendum in questi giorni sta dividendo le toghe. Schierarsi in una consultazione che riguarda la Costituzione è un "diritto-dovere" che vale per i magistrati come per ogni cittadino, scrive sulle colonne di Repubblica il procuratore di Torino Armando Spataro che ha aderito al Comitato per il no. 

Un impegno che "non ha nulla a che fare con la contesa partitica-politica" propria della campagna elettorale "ed alla quale, certo, i magistrati devono rimanere estranei"; nessun rischio dunque di tradire la loro "terzietà". Sulla stessa linea Magistratura democratica , la corrente di sinistra delle toghe già entrata nel Comitato per il no: "rivendichiamo il pieno diritto come magistrati associati, di intervenire nel dibattito pubblico tutte le volte in cui sono in gioco principi fondamentali, senza che ciò inquini in alcun modo la nostra indipendenza", affermano i suoi rappresentanti in risposta al consigliere del Csm Luca Palamara che li ha rimproverati di ricercare un "improprio consenso popolare". 

Tesi che non convincono Legnini: "Spataro dice che quella di ottobre non è una competizione partitica, io sarei molto più cauto - replica ,ospite di Maria Latella su Sky Tg24 - Un problema si pone: i partiti hanno approvato la riforma, si sono schierati per il si o per il no; quindi un magistrato o una corrente della magistratura potrebbero trovarsi schierati al fianco dei partiti". 

Il problema investe direttamente lo stesso Csm, visto che nella contestata intervista al Foglio, con giudizi taglienti su esponenti di governo, magistrati, riforme e sullo stesso Palazzo dei marescialli, il consigliere Piergiorgio Morosini ha annunciato anche il suo impegno nella campagna referendaria. Un tema che, assicura Legnini, sarà affrontato mettendo mano a un "codice deontologico" per i componenti di Palazzo dei marescialli, perchè "il giudice deve sapere coniugare il diritto di esprimere le sue opinioni con la necessità di assicurare la sua terzietà". Il vice presidente ne parlerà domani con il capo dello Stato, con cui avrà un incontro dopo i fitti contatti di questi giorni sul caso Morosini. 

Tra domani e mercoledì ci sarà invece il faccia a faccia con il ministro della Giustizia - titolare con il Pg della Cassazione dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati- che vuole un chiarimento, prima di prendere le sue decisioni su un caso di "rilevanza istituzionale". Dal governo intanto prende posizione il ministro per gli Affari regionali, Enrico Costa: "Non mi scandalizzo di fronte ai magistrati che esprimono apertamente le loro opinioni su questioni di rilievo costituzionale. Mi preoccupano di più quelli che fanno politica attraverso gli atti giudiziari". 

E il vice presidente del Senato Roberto Calderoli rivolge "un plauso ai coraggiosi magistrati", che "hanno segnalato il rischio di una deriva autoritaria" legato alla riforma. Nel 2006 il referendum riguardò proprio la legge costituzionale dell'allora ministro leghista e anche in quella occasione "molti magistrati si schierarono contro", senza che il Csm intervenisse, fa notare il consigliere laico di Forza Italia di Palazzo dei marescialli Pierantonio Zanettin, che chiede: "Tra allora ed oggi qual è la differenza? Forse il fatto che padre di quella riforma era il ministro Calderoli?".

Il palinsesto di oggi