La politica

Governo. Patto per il Sud anti-austerity

18-05-2016

 

ROMA. L'Italia negli ultimi anni ha visto la sua economia "crollare", piegata dal "danno pazzesco" prodotto dal fiscal compact: "Spendevamo quaranta miliardi all'anno di investimenti, siamo passati a venti". 

Anche per questo, per ridare slancio alle regioni più sofferenti del Paese, Matteo Renzi spiega l'urgenza di firmare due nuovi Patti per il Sud. "Per porre fine, con progetti concreti, alla stagione dei fondi a pioggia, dei soldi europei non spesi e delle mance elettorali", promette il premier a L'Aquila e Bari. 

E rivendica un cambio di impostazione, nel giorno in cui festeggia l'accordo con l'Ue su nuovi margini di flessibilità: "Meno di quanto avrei voluto ma un riconoscimento al Paese". Sono sedici i "patti" che il governo sta firmando con Regioni e città metropolitane del Sud. Per l'Abruzzo, con il presidente della Regione Luciano D'Alfonso, Renzi sigla un elenco di 77 interventi da circa 1,5 miliardi. Per l'area di Bari con il sindaco Antonio Decaro c'è l'impegno per 230 milioni a 41 Comuni. 

Salta ieri, causa maltempo e l'impossibilità di volare in elicottero per rispettare il programma serrato, l'accordo con il Molise, che verrà firmato presto a Campobasso. 

Ma in compenso Renzi suggella la "pace" con Michele Emiliano, che aveva minacciato di dire no al patto per la Regione Puglia: "Superate le polemiche, sarà firmato nell'arco dei prossimi 15 giorni", annuncia il presidente del Consiglio. "Abbiamo ritrovato una simpatia reciproca", conferma Emiliano. "Impegni concreti e verificabili", rivendica a più riprese Renzi. A L'Aquila lo accolgono i fischi di un gruppo di un centinaio di lavoratori delle aziende Brioni, Vesuvius e Globe Networks: il sottosegretario alla presidenza Claudio De Vincenti si ferma a parlare con loro e si impegna a seguire le loro vertenze. Dentro l'auditorium del capoluogo abruzzese e poi a Bari, il presidente del Consiglio si sofferma sui tre pilastri dell'azione del governo che hanno prodotto, rivendica, "risultati innegabili" e avviato una "fase meravigliosa" per il nostro Paese. 

"Dal 2014 abbiamo combattuto per la flessibilità in Europa, dopo l'errore del fiscal compact che ha piegato gli amministratori locali. Poi abbiamo detto basta alla paura dell'immigrazione, in un tempo in cui si sta affermando la paura e non il coraggio. Ora potremo fare cose importanti sulla cultura" e "tornare a formare classe dirigente partendo dal Sud". 

Ma, sottolinea Renzi, "non servirà a niente se non riusciamo a riformare la cosa pubblica: è inutile fare discorsi se poi un imprenditore ci mette 4 anni ad aprire un'azienda". 

Al sindaco Dem di Bari, Antonio Decaro, il premier rinnova la solidarietà per le minacce ricevute su Facebook: "Un po' di vita gliel'ho rovinata io e mi sento un po' in colpa", lo abbraccia. 

E ai sindaci presenti in sala, lancia un messaggio rassicurante: "Siamo sempre preoccupati quando si tratta di firmare, perché pensiamo: ‘chissà se questo è da Corte dei Conti', ‘chissà cosa succede...'. La firma fa paura. Ma la firma è qualcosa di meraviglioso. Consente a ciascuno di noi di assumersi un pezzo di responsabilità". 

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