Dall'Italia

La morte di Marco Pannella. Il vecchio leone non ruggirà più

20-05-2016

Muore, a 86 anni, il protagonista delle mille battaglie dell'Italia del Novecento, il simbolo della lotta non violenta per i diritti civili e politici: l'Italia dice addio a Marco Pannella.

 

ROMA. Muore, a 86 anni, il protagonista delle mille battaglie dell'Italia del Novecento, il simbolo della lotta non violenta per i diritti civili e politici: l'Italia dice addio a Marco Pannella. Lo storico leader Radicale era malato da tempo e, dopo aver trascorso le ultime settimane nella sua casa di via della Panetteria, mercoledì pomeriggio ha subito un ultimo, fatale, peggioramento. E' stato ricoverato nel nella clinica Nostra Signora della Mercede e lì, ieri, poco prima delle 14, si è spento mentre lo assistevano i 'vecchi compagni' di un tempo. 

E' stata un'agonia lunga, quella di Pannella, costretto negli ultimi mesi a saltare le sue quotidiane tappe in via Torre Argentina e a restare in casa dove, con il passare dei giorni, si susseguivano le visite di politici di ieri e di oggi, di cantanti, uomini di cultura, vecchi amici. Aveva un tumore al fegato e uno ai polmoni ma, nonostante il graduale peggioramento della malattia, Pannella non ha mai perso la sua verve. 

"Ha resistito in questi tre mesi soffrendo ma anche regalando agli altri e a se stesso momenti di gioia. Scherzava dicendo che 'l'erba cattiva non muore mai' ed era comunque attaccato alla radio. E si incazzava pure", è il racconto di Rita Bernardini che, con Sergio D'Elia, Elisabetta Zamparutti, Alessandro Capriccioli, Matteo Angioli e Laura Harth, ha vegliato sugli ultimi momenti di vita del leader Radicale. 

Pannella, al loro arrivo, dormiva. Era infatti sedato ed era stato proprio lui a chiederlo dicendo 'aiutatemi', racconta Bernardini ribadendo come il 'vecchio leone' abbia lottato fino all'ultimo. E, osserva commossa, "ora fa impressione non vederlo più reagire, o parlare". 

Nella clinica di via Tagliamento, per tutto il pomeriggio, è un continuo viavai di amici e politici. La commozione è forte, la sensazione è che, per dirla come Giuliana Graziani, militante radicale di lungo corso, con la morte di Pannella "si è chiusa un'epoca". Arrivano il segretario Radicale Riccardo Magi e Mina Welby, Bobo Craxi e Fausto Bertinotti e non manca di porgere il suo saluto l'ex presidente della Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici, che ricorda il legame fortissimo tra Pannella e il mondo ebraico. 

Tutti gli altri avranno modo di salutare Pannella domani, alla camera ardente allestita a Montecitorio dalle 15. Mentre nella notte tra venerdì e sabato una lunga veglia al partito segnerà la vigilia dell'ultimo saluto allo storico leader: sabato tra la gente a Piazza Navona, la "piazza di tante battaglie". Poi la salma di Pannella sarà portata nella sua città natale, Teramo, e lì sarà sepolto. 

Di Pannella resterà l'immensa eredità delle battaglie messe in piazza: da quella per il divorzio a quella per la legalizzazione delle droghe leggere, da quella per il miglioramento delle condizioni dei detenuti a quella contro la fame del mondo. Manifestazioni, provocazioni, scioperi della fame, infiniti monologhi via radio hanno segnato la vita politica di un leader che, tra l'altro, fu il primo a indicare Oscar Luigi Scalfaro come il più adatto alla presidenza della Repubblica, salvo poi pentirsene. 

"Un leone della libertà", è l'omaggio del premier Matteo Renzi, che quasi interrompe la conferenza stampa con il suo omologo olandese per rendere omaggio a Panella. "Un protagonista mai legato al potere, che è riuscito a cambiare il Paese da minoranza", ricorda il presidente della Repubblica Sergio Mattarella quasi sfiorando il rammarico ch serpeggia tra i compagni più vicini al leader radicale: quello di non aver avuto mai incarichi di governo e, alla fine, di non essere neppure stato nominato senatore a vita. 

"Pannella mancherà a tutti, persino ai suoi avversari, è molto amato ma poco riconosciuto nei suoi meriti in questo Paese che tanto gli deve", è il graffio dell'amica di una vita di Marco, Emma Bonino. 

 

 

Quarantasei anni di digiuni iniziati con la legge sul divorzio

 

ROMA. Il primo sciopero della fame di Marco Pannella risale al lontano 8 novembre del 1969 (per il divorzio) l'ultimo all'agosto 2015 (sulle condizioni dei detenuti nelle carceri). In mezzo ci sono 46 anni di battaglie ininterrotte in cui il leader radicale ha alternato, e spesso drammaticamente unito, digiuni e scioperi della sete, formidabili strumenti di denuncia e insieme di visibilità politica. Una contabilità degli scioperi è praticamente impossibile: da quando ha cominciato l'esperienza del Satyagraha non l'ha più abbandonata ma solo interrotta per brevi periodi. 

Alcune sue battaglie sono memorabili, come ad esempio quella interminabile condotta nel 2002 per la Consulta (Parlamento in stallo perenne sull'elezione dei componenti non togati) che lo indusse a bere la propria urina per non stramazzare al suolo ma anche per attirare l'attenzione mediatica. 

Il digiuno da guinness dei primati è del 2011 quando Pannella ottantunenne digiunò per 3 mesi quasi completamente ingerendo solo liquidi. Motivo, la richiesta di amnistia per i detenuti. Addirittura nell'aprile del 2014 durante l'ennesimo sciopero per le condizioni nelle carceri, Pannella fu ricoverato al Gemelli per un malore causato non dalla sua battaglia ma da un aneurisma all'aorta addominale. Una fibra d'acciaio perchè poco dopo Pannella riprese i suoi digiuni che continuò a fare anche dopo la scoperta di ben due tumori (ai polmoni e al fegato). Non tutti ricordano, poi, che nel 1998 a Pannella furono impiantati ben 4 bypass. 

Dopo l'esordio del digiuno del '69 sul divorzio, Pannella passò a battagliare per l'aborto e negli anni 80-83 per la fame nel mondo. Ma intrecciava anche più "lotte" e faceva lo sciopero anche contemporaneamente per più cause (in mezzo c'era quasi sempre l'"ostracismo" del mondo dell'informazione nei confronti dei radicali). Nell'84 la sua battaglia unì il caso dei pensionati e lo sterminio per fame. Nel 1992 era per richiamare l'attenzione sull'allora Jugoslavia. E nel '96 contro l'annunciata approvazione di una legge sul finanziamento pubblico. Nel '97-98 lotte per l'informazione e in difesa di Radio radicale "insidiata" dalla nascente Radio Parlamento. Nel 2001 per 5 militanti radicali detenuti in Laos. Nel 2002 lunghi mesi il digiuno per la mancata elezione dei giudici della Consulta (il 19 aprile beve la sua urina). 

Tra uno sciopero e l'altro per le elezioni, i referendum e l'informazione, si inserisce, nel 2003 la battaglia pannelliana per il plenum del Csm e sempre nello stesso anno per l'indulto. Nell'agosto del 2003 comincia la lunga battaglia di digiuno per la scarcerazione di Sofri. Nel 2005 per l'amnistia. Nel 2006 per la legalità e ancora per l'amnistia. Nel dicembre 2006 Pannella si batte, con l'arma dello sciopero della fame contro la condanna a morte di Saddam Hussein. E nel gennaio 2007 per la moratoria internazionale della pena di morte. 

Nell'agosto del 2008 per salvare Tareq Aziz ministro degli Esteri iracheno dalla condanna a morte. Nel gennaio 2009 per il caso Englaro. Nel 2010 sciopera insieme per l'Iraq il Tibet e le carceri. Nel maggio 2011 per le amministrative e l'ostracismo Tv verso i radicali. Dal 2011 la battaglia si è concentrata su amnistia, giustizia e condizioni dei detenuti nelle carceri.

Il palinsesto di oggi