Dall'Italia

Aereo Egyptair. Scomparso durante il volo da Parigi al Cairo

20-05-2016

 

PARIGI. Disastro aereo nel Mediterraneo su una rotta calda del terrorismo, fra Parigi e Il Cairo. Un Airbus A320 della Egyptair partito ieri notte con 66 persone a bordo dall'aeroporto parigino di Roissy Charles de Gaulle e atteso nella capitale egiziana dopo 4 ore è sparito dai radar attorno alle 2.45 mentre stava ancora sorvolando la Grecia. Incidente o terrorismo? Una fatalità o un attentato, un'esplosione a bordo o un attacco dall'esterno? Tutte le ipotesi sono al momento in piedi e fino a sera non era arrivata alcuna rivendicazione. Che possa trattarsi di un attentato tutti l'hanno ipotizzato, nessuno l'ha sancito. Dagli Usa, fonti dell'amministrazione Obama si sono sbilanciate: "Indicazioni di una bomba", ma poi la Casa Bianca ha frenato. 

Cinquantasei erano i passeggeri del volo maledetto MS804, 7 i membri dell'equipaggio, 3 gli addetti alla sicurezza. Nessuno era italiano, 15 i francesi, 30 gli egiziani. L'aereo proveniva dal Cairo, si era fermato sulla pista di Roissy circa un'ora e mezza per le operazioni tecniche di rito (nessun controllo francese a bordo durante quella finestra, notano gli esperti a Parigi ipotizzando una falla nella sicurezza egiziana) ed era ripartito. Nessuna allerta sulla sicurezza tecnica del velivolo, un Airbus come ne volano 6.700 in tutto il mondo, in condizioni perfette, consegnato dalla fabbrica alla compagnia nel 2003, 48.000 ore di volo accumulate. A gennaio era stato controllato in Belgio secondo i canoni europei. Il pilota aveva un'esperienza di 6.275 ore di volo, di cui 2.101 su quel tipo di velivolo, mentre il copilota aveva un'esperienza di 2.766 ore. 

Alla luce del disastro Germanwings, l'aviazione civile greca si è anche spinta ad affermare che alle 2.05, nell'ultimo contatto con i controllori durante il sorvolo dell'isola greca di Kea, il comandante era apparso "di buon umore". Fra le poche certezze, quella arrivata dal ministro della Difesa greco Panos Kammenos: prima di precipitare, l'aereo - avvistato in fiamme dal capitano di un mercantile - ha effettuato una virata di 90 gradi a sinistra, poi di 360 gradi a destra, precipitando per 22.000 piedi. Poi è sparito dai radar. L'ipotesi sulla quale convergono un po' tutti è che qualsiasi cosa sia successa all'Airbus è stata improvvisa, tale da causare un'esplosione, fiamme e l'impossibilità di lanciare un Sos. 

In Francia, Paese che ancora ieri il capo dei servizi Patrick Calvar ha definito "il più minacciato dall'Isis", la ferita del terrorismo è ancora aperta. I volti tesi del presidente Francois Hollande e del premier Manuel Valls sono tornati a parlare ai francesi di morti, di indagini, di impegno nel cercare la verità. Se fosse di nuovo terrorismo, ha sottolineato Hollande, "dovremo trarne tutte le conseguenze". Nel Paese, dove proprio ieri il Parlamento ha prorogato definitivamente lo stato d'emergenza fino alla fine di luglio, si avvicinano gli Europei di calcio - fra tre settimane - e non accenna ad allontanarsi l'incubo degli attentati. A Roissy, dove una settantina di addetti all'aeroporto che avevano accesso alle piste furono privati del badge a dicembre per sospetta "radicalizzazione", si passano al setaccio tutti i turni di lavoro del personale della sicurezza al momento dell'imbarco del volo. Con un aereo Egyptair, i familiari di una decina di vittime sono partiti nel pomeriggio diretti al Cairo, per essere più vicini alle spoglie dei loro cari, qualora vengano recuperate. 

Negli Stati Uniti, dopo Donald Trump, anche Hillary Clinton ha affermato che si tratta di qualcosa che "sembra proprio terrorismo". Solo la Casa Bianca, al momento, frena: "Troppo presto per dire cosa possa aver causato" l'incidente aereo. L'Egitto presiederà la commissione d'inchiesta, esperti di Airbus sono partiti dalla sede del consorzio, a Tolosa, diretti al Cairo per appoggiare le indagini. 

Dall'Egitto, il ministro dell'Aviazione civile Sherif Fathi si è sbilanciato: "La possibilità che si sia trattato di un atto terroristico è più forte di quella del guasto tecnico". Dopo il caso Regeni e dopo tutti i mesi trascorsi fra l'incidente del 31 ottobre all'aereo russo nella penisola del Sinai (224 vittime) e l'ammissione del presidente egiziano Sisi che si trattava di terrorismo (a fine febbraio), molti sono i timori sulla credibilità e l'efficacia egiziana in un'inchiesta così difficile.

 

 

Bomba, kamikaze o guasto?

 

PARIGI. Nessuna rivendicazione, finora. Ma è l'ombra del terrorismo a insinuarsi tra le ipotesi che si sono rincorse per tutto il giorno sulle cause del 'disastro' dell'Airbus dell'Egyptair, in assetto stabile di volo tra Parigi e Il Cairo a 37.000 piedi di altezza, che si è inabissato nel Mediterraneo dopo aver compiuto improvvise quanto misteriose virate. I primi a evocare, al condizionale e con prudenza, il terrorismo, sono stati gli egiziani per bocca del ministro dell'aviazione Sherif Fatih dopo che il presidente francese Francois Hollande aveva detto di non escludere "nessuna ipotesi". E poi l'intelligence russa, seguita da fonti americane che hanno parlato di "bomba", salvo poi fare parziale marcia indietro in serata con il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest, per il quale è ancora troppo presto dire che cosa può aver provocato la tragedia. A Hillary Clinton, invece, "sembra proprio un atto di terrorismo". 

I movimenti dell'aereo di certo non tranquillizzano. Secondo il sito specializzato FlightRadar24 il 18 maggio all'1:30 GMT ha lasciato Asmara, in Eritrea, alla volta del Cairo. Poi ha fatto un'andata e ritorno tra la capitale egiziana (6:21) e Tunisi (10:53), e quindi dal Cairo (14:50) è partito per Parigi, che ha lasciato mercoledì sera alle 21:09. Un percorso in capitali dove il rischio terrorismo è altissimo e di possibili falle nella sicurezza ce ne potrebbe essere più di una. 

Ad alimentare le paure di un ennesimo 'atto di guerra' del terrorismo jihadista i molti misteri che i rottami dell'aereo, per ora, si sono portati sul fondo del mare. Le fiamme avvistate in cielo ieri notte, a 240 chilometri a sud dell'isola greca di Karpathos, dal capitano di un mercantile potrebbero far pensare a una bomba o a un kamikaze che si è fatto esplodere, magari non prima di aver minacciato il pilota. Il che potrebbe spiegare le virate scomposte che hanno fatto precipitare l'aereo da 37.000 a 15.000 piedi, ma non dà indicazioni sui perché. 

Solita strategia del terrore in un perimetro che ormai è un obiettivo 'standard': Parigi e dintorni, Egitto e dintorni, con una sintesi - se così fosse - che qualche cultore del macabro potrebbe definire 'mirabile'. Poco più che a metà strada tra i due. O forse i terroristi avevano un obiettivo più preciso: qualcuno a bordo da far fuori. Tra i passeggeri noti c'erano Ahmed Helal, egiziano, direttore di Procter&Gamble negli stabilimenti industriali di Amiens; la cognata di Hisham el-Maqawad, numero due dell'ambasciata egiziana; Sahar al-Khawaga, donna che lavorava all'ambasciata saudita al Cairo. E forse qualcuno del quale le generalità non sono state rese note. 

Tra gli egiziani scomparsi c'è anche una hostess, Samar Ezz Eldin, sposata da sei mesi, che qualche tempo fa, quasi prevedendo il suo futuro, aveva postato sulla sua pagina Facebook una strana foto che la riprendeva in divisa, sullo sfondo del mare, dal quale spuntava la coda di un aereo. 

Improbabile, secondo molti, l'ipotesi che l'Airbus A320 possa essere stato colpito da un missile. Rita Katz, sul Site, scrive che i missili antiaerei di cui dispone l'Isis - se di Isis si tratta - non sono comunque in grado di raggiungere un velivolo in volo a quell'altezza. E, in un altro tweet, ricorda che l'attentato all'Airbus 321 di una compagnia siberiana in Sinai l'autunno scorso (224 morti, quasi tutti turisti russi di ritorno da Sharm el Sheik), è stato rivendicato dai jihadisti meno di 5 ore dopo. Come dire, difficile pensare che non si rivendichi la paternità di un atto del genere. 

Ma se molti, con più o meno cautela, hanno provato a cercare tra le pieghe della guerra jihadista all'Occidente o tra possibili rese di conti interne agli intrecci che attraversano le lande mediorientali e nordafricane, sono davvero pochi quelli che credono a un guasto. 

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