La politica

Referendum riforme. Bersani detta le condizioni

26-05-2016

 

ROMA. Matteo Renzi annuncia l'intenzione di raffreddare il confronto sul referendum costituzionale, ma le risposte in casa Pd non sono incoraggianti: Pierluigi Bersani ha infatti alzato l'asticella, chiedendo non più la modifica dell'Italicum, ma di cancellarlo in favore del doppio turno di collegio, un sistema che vede contrari tutti i partiti tranne il Pd, e quindi impossibile da approvare. Le tensioni interne si riscontrano anche sull'annuncio di un Comitato per il sì promosso dai senatori di maggioranza. 

Il tutto mentre la Cgil si schiera contro le riforme, ma non annuncia il no al referendum. Intervistato a Radio Anch'io, Bersani ha risposto con un "non sbaglia" alla domanda se fosse "tentato" di votare "no" al referendum. 

L'ex segretario ha posto due condizioni, una realizzabile e l'altra no: la prima è che il governo presenti già ora il ddl per l'elezione "diretta" dei futuri senatori-consiglieri regionali; la seconda è che Renzi si dichiari "disposto" a sostituire l'Italicum con il doppio turno di collegio. Questo sistema, usato in Francia, è da anni la proposta del Pd, ed è una delle tre con cui Renzi, nel gennaio 2014, avviò la trattativa sulla riforma elettorale con gli altri partiti di maggioranza e con Fi (gli altri due erano lo spagnolo e quello poi definito Italicum). Ma il sistema francese è inviso a tutti gli altri partiti. 

L'asticella così alzata da Bersani appare insuperabile anche se Renzi fosse Tamberi, e lascia intendere la volontà della minoranza Dem di tenere alta la tensione almeno sino all'esito delle amministrative (19 giugno). A confermarlo c'è la dura replica dei bersaniani Miguel Gotor e Carlo Pegorer contro l'iniziativa del senatore renziano Andrea Marcucci e del capogruppo Luigi Zanda di dar vita a un Comitato per il sì espressione dei senatori della maggioranza. "E' un errore e una provocazione - hanno detto Gotor e Pegorer - perché continua a collegare direttamente la riforma a un esecutivo". 

Di segno opposto, per la prima volta, sono le parole di Renzi: "Spero - ha scritto ai militanti del Pd - che prima o poi le polemiche di questi giorni si abbasseranno. E a quel punto, diradata la nebbia, si scorgerà finalmente il panorama. Si potrà cioè entrare nel merito e discutere di una riforma che certo non è perfetta ma è un grande passo in avanti". 

Una strategia del raffreddamento (auspicata anche dal segretario di Sc, Enrico Zanetti, temendo che una "corrida" possa spingere i sostenitori del no), che è iniziata simbolicamente martedì con l'incontro del governo con i sindacati e l'apertura sul tema delle pensioni. Forse non a caso la Cgil ha oggi bocciato le riforme ("norme incongrue ed inefficaci"), ma non ha annunciato il "No" al referendum bensì l'impegno "a promuovere un'informazione di massa e momenti di confronto per favorire una scelta partecipata e consapevole di lavoratori e lavoratrici, pensionati e pensionate, cittadini". 

Anche i 12 milioni per i ragazzi disabili che frequentano le scuole paritarie (in gran parte cattoliche), stanziati nel dl scuola, possono essere utili a sterilizzare l'annunciata battaglia per il no del leader del Family Day Massimo Galdolfini che sabato lancerà il suo Comitato per il no.

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