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L'intervista/Zaccheroni a 360º. Il Palermo: non mi ha chiamato perché so dire "no"

di Fabio Tartamella

07-05-2008

TRAPANI. Ieri pomeriggio Alberto Zaccheroni è stato il principale relatore di uno stage per gli allenatori della provincia di Trapani, che si è svolto a Valderice. L'ex tecnico rossonero ha il viso rilassato, lo stress del campo è lontano ma ha voglia di parlare di calcio. "Ho detto agli allenatori che hanno due possibilità: dimostrarsi sempre d'accordo con i presidenti o essere se stessi, dire la verità in faccia".

Mister Zaccheroni, diverse volte il suo nome, in passato, è stato associato al Palermo e sembrava in procinto di approdare in Sicilia. C'era del vero?

"Sì. Zamparini e io ci conosciamo e abbiamo già lavorato insieme, a Venezia, con ottimi risultati. Credo che ognuno di noi due sappia bene pregi e difetti dell'altro".

Perché, allora, questo matrimonio fra lei e il Palermo non è mai stato portato a termine?

"Tempo fa, su quotidiano nazionale, Zamparini ha dichiarato che tutti gli allenatori sono dei ‘signorsi'. Facendo un'eccezione e dicendo: ‘Solo Zaccheroni mi ha tenuto testa'. Quello, per me, è stato un grande complimento. Credo che la spiegazione possa essere tutta lì".

Qual è il destino del Palermo nelle prossime stagioni?

"Proprio perché conosco bene Zamparini, non posso avere dubbi. Il Palermo è destinato a essere una realtà consolidata del calcio italiano e a disputare anche buoni campionati. Ma non ottimi campionati. E' un peccato, perché Zamparini è un presidente generoso come nessun altro. Ma è irrequieto. E la sua irrequietezza lo porta ad avere dei rapporti complessi con il suo allenatore. Lui dovrebbe avere due tecnici: uno coraggioso, se la squadra mira a un obiettivo ambizioso ed è in una posizione di alta classifica. E un altro difensivista, prudente, se la squadra, invece, è in una fase di difficoltà. Finché non gli daranno una deroga per avere sotto contratto due allenatori, difficilmente le sue squadre raggiungeranno il cento per cento".


Ma ci sono esempi di squadre che costantemente ottimizzano le loro risorse umane?


"Ne faccio due: calciopoli a parte, la Juve è un modello eccezionale, in cui tutti rendevano al massimo. E anche l'Udinese, con altre caratteristiche, lo è. Ma nessuno vuole copiare. Il calcio italiano è improvvisato, spesso le società hanno un solo fine: un ritorno d'immagine per il presidente".

Torniamo al Palermo: sembra certo che Amauri sia destinato a trasferirsi in un altro club. Qual è il suo giudizio su questo attaccante? E chi sarebbe idoneo a sostituirlo nel Palermo del futuro?


"Amauri è un calciatore che si è completato a Palermo, è migliorato molto. E' un ottimo attaccante ed è giusto che vada via se il Palermo non riesce a compiere un salto di qualità. Il sostituto ideale? Mah, intanto dipende dall'allenatore che ci sarà. Io prenderei sempre una prima punta che fa tanti gol. Sul mercato, c'è un giocatore che ha l'identikit giusto: è Gilardino, che a Milano ha sofferto problemi d'ambiente ma è l'uomo adatto a stare al centro dell'attacco del Palermo. In alternativa, direi Pazzini. È destinato a diventare nei prossimi anni uno dei migliori attaccanti italiani".