La politica

An. Fini ascia la guida della destra dopo 21 anni e passa il testimone a La Russa

di Milena Di Mauro

12-05-2008

Non siamo più figli di un dio minore. Abbiamo visto giusto. E abbiamo davvero vinto". Può dirlo Gianfranco Fini (nella foto Ansa) ora che è ciò che nessun uomo di destra è mai stato: terza carica dello Stato, presidente della Camera, uomo chiave di quelle istituzioni che a lungo non hanno riconosciuto legittimazione democratica alla sua parte politica. Oggi può parlare così, Fini, mentre passa il testimone e lascia la guida della destra dopo 21 anni, spronando i suoi a costruire il Pdl e a fare ancora "un ultimo tratto di strada", l'ultimo pezzo di un cammino politico che parte da Fiuggi.

ROMA. "Non siamo più figli di un dio minore. Abbiamo visto giusto. E abbiamo davvero vinto". Può dirlo Gianfranco Fini (nella foto Ansa) ora che è ciò che nessun uomo di destra è mai stato: terza carica dello Stato, presidente della Camera, uomo chiave di quelle istituzioni che a lungo non hanno riconosciuto legittimazione democratica alla sua parte politica. Oggi può parlare così, Fini, mentre passa il testimone e lascia la guida della destra dopo 21 anni, spronando i suoi a costruire il Pdl e a fare ancora "un ultimo tratto di strada", l'ultimo pezzo di un cammino politico che parte da Fiuggi.
"Alleanza nazionale, nata nel '94, altro non è che il Pdl del 2008" si spinge a dire orgoglioso Fini, con una rivendicazione che è doppia: interna alla destra e rivolta agli alleati. A Berlusconi e Bossi il leader di An riconosce infatti, "con serena consapevolezza, di aver avuto grande capacità e lungimiranza politica, di aver capito che era il momento di dar vita al Pdl per offrire un'opportunità all'Italia che voleva liberarsi non solo di Prodi, ma anche di una sinistra afflitta da un inguaribile complesso di superiorità". Ma a chi nel tempo, e soprattutto nei giorni difficili del grande salto, del passaggio nel Pdl, lo accusava di aver liquidato spicciamente la storia di una comunità politica, di aver 'svenduto' la destra, oggi Fini può rispondere con quel plurale maiestatis: "Abbiamo sentito ironie, cattiverie e malizie. Eppure avevamo visto giusto".
Per il leader di An viene infatti da lontano il progetto politico che ha portato lui alla presidenza della Camera, quattro ministri al governo, Alemanno al Campidoglio, la classe dirigente di An alla guida del Paese con una larga maggioranza parlamentare. È la memoria dei morti della destra ad essere onorata nel discorso di Giorgio Napolitano sulle vittime del terrorismo, "che merita di essere scolpito negli annali della storia della Repubblica".
La ricca messe di oggi viene da Fiuggi, dall'energia spesa nell'abbattere steccati intorno al recinto della destra. Una determinazione non sempre compresa dal partito. "E oggi - affonda il leader di An - c'é un unico sassolino che mi tolgo dalle scarpe, un'unica puntura di spillo, un unico piccolo lusso che mi prendo: dire che la nostra gente ha capito la grande sfida del Pdl ben prima di una classe politica che ha compreso l'importanza del nuovo partito solo dopo aver avuto la certezza di un posto in lista o di un ruolo al governo". Ma neanche Fini ha voglia di guastare più di tanto un giorno di festa. Quello che conta è che la destra abbia "vinto davvero". Che l'ultimo segretario missino sieda nel più alto scranno di Montecitorio. "E questo non significa solo che è finito il dopoguerra - rivendica - significa soprattutto che abbiamo ricomposto una frattura, superato un fossato. Avevamo l'obiettivo di far venir meno la nostra minorità e oggi non siamo più figli di un dio minore. Abbiamo riportato la destra al centro del dibattito politico e delle istituzioni".
Tutto questo Fini offre alla memoria di chi non può partecipare alla gioia di oggi: Giorgio Almirante (nel ventennale della sua scomparsa), Pinuccio Tatarella e gli altri amici scomparsi nel tempo, che sono nel cuore di tutti. Ignazio La Russa raccoglie il testimone, accetta di guidare da reggente la transizione nel Popolo della Libertà, affiancato dall'ufficio politico e da un nuovo esecutivo. "Non avremo il ruolo notarile di commissari liquidatori - assicura - saremo levatrici di un partito nuovo e non saremo ospiti in casa d'altri. È bene che tutti se lo mettano in testa". Gli fanno il coro Matteoli, Alemanno, Gasparri, che dopo l'unanime sì al passaggio delle consegne dell'assemblea nazionale, rivendicano "pari dignità tra centro e destra" nella costruzione di statuto, regole e classe dirigente del Pdl. Fini fissa l'obiettivo dell'ultimo congresso di An entro i primi mesi del 2009 e se ne va commosso, in silenzio, senza aggiungere parole ai fatti che oggi ha potuto esibire alla comunità della destra. Non così altri esponenti del partito, che si trattengono vocianti nel cortile dell' hotel Summit a riunione finita, litigando ad alta voce per uno strapuntino al governo.