Terremoto. Apocalisse in Cina. Oltre 10 mila morti
PECHINO. Sono "molte migliaia" secondo il governo di Pechino, le vittime del terremoto di 7,6 gradi Richter che ha scosso ieri una vasta regione della Cina sud occidentale. I morti sarebbero più di 8.500 nella sola regione del Sichuan, quella più direttamente colpita, al confine con il Tibet. La cifra è stata fatta da fonti ufficiali quando mancavano i dati da alcune delle zone più vicine all' epicentro, che i soccorritori ancora non avevano raggiunto.
In serata, il primo ministro Wen Jabao ha detto che "la situazione è più grave" di quanto stimato in precedenza e l'agenzia ufficiale ha parlato di oltre 10 mila morti. "I soccorsi sono la priorità assoluta del governo", ha incalzato il presidente Hu Jintao. In una sola contea, quella di Beichuan con oltre 150.000 abitanti, ci sono stati 10.000 feriti e l'80% degli edifici è distrutto, secondo l'agenzia ufficiale Nuova Cina. E' il più grave sisma da 32 anni, dopo quello del 1976 che fece ufficialmente oltre 240.000 morti nella città di Tangshan, nella regione dell'Hebei (Nord ovest). Vittime ci sono state sicuramente nelle regioni dello Shaanxi, Gansu e a Chongqing, che con i suoi 30 milioni di abitanti è uno degli agglomerati urbani più grandi del mondo. Notizie di scuole, ospedali, fabbriche che sono crollati seppellendo migliaia di persone sotto le macerie - il sisma ha colpito in pieno orario di lavoro e di lezioni - continuano ad arrivare da varie parti della Cina.
La furia della natura si è scatenata poco prima delle 14:30 locali (le 08:30 italiane) con epicentro nella località di Wenchuan, circa 100 chilometri a nord del capoluogo Chengdu, a una profondità di diversi chilometri.
Il colpo è stato fortissimo, di 7,8 Richter secondo gli ultimi dati dell'Ufficio sismologico cinese. Hanno fatto seguito più di 300 scosse di assestamento che hanno portato a scena di panico in diverse città della Cina. Anche nella capitale Pechino, ad oltre 2.000 chilometri di distanza, la terra ha tremato per due o tre minuti, inducendo gli impiegati che lavorano nei grattacieli del centro a precipitarsi nelle strade. La scossa si è sentita in posti ancora più lontani come Shanghai sulla costa orientale della Cina, Hong Kong su quella meridionale e addirittura in paesi vicini come la Thailandia ed il Vietnam.
Almeno due grossi impianti chimici nella zona di Shifang sono andati distrutti, seppellendo centinaia di operai e lasciando uscire un liquido inquinante che ha costretto a evacuare migliaia di persone. Le autorità si sono affrettate ad assicurare che la gigantesca diga delle Tre Gole, che si trova lungo il corso dello Yangtze, il fiume che taglia in due il paese scorrendo in una serie di regioni tra cui il Sichuan, non ha subito danni. Cinque centrali elettriche sono state chiuse.
I primi soccorritori arrivati sul posto hanno riferito che tutta la strada che da Wenchuan arriva al più grosso centro abitato dell'area, Dujiangyan, è stata distrutta dal sisma, rendendo più difficile il compito degli oltre 6.000 uomini dell' Esercito di Liberazione Popolare mandati a soccorrere la popolazione. Nella stessa Dujiangyan 900 studenti sono stati seppelliti sotto le macerie della loro scuola, e almeno 50 di loro sono morti secondo Nuova Cina; inoltre è crollato un ospedale. I danni sono tali che in molte zone ci sono località inaccessibili, che i militari stanno cercando di individuare e di raggiungere con gli elicotteri.
Il presidente Hu Jintao ha decretato la mobilitazione generale per fare fronte alle conseguenze del sisma, mentre il suo "numero due", il primo ministro Wen Jiabao, è accorso sul posto. "Miei concittadini cinesi - ha detto il premier dopo essere arrivato a Chengdu ed accingendosi a partire per Wenchuan - di fronte ad un tale disastro abbiamo bisogno di calma, di fiducia, di coraggio e di un'organizzazione efficiente".
Più tardi, in un'intervista televisiva dal quartier generale dei soccorsi nella città di Dujiangyan, cento chilometri dall'epicentro del sisma, il premier ha detto che "la situazione è più grave di quanto avessimo stimato in precedenza".
"Abbiamo bisogno di più gente qui per aiutarci", ha aggiunto. La rapida risposta del governo non ha evitato il sorgere di voci allarmistiche, secondo le quali era previsto un nuovo terremoto per la notte, che avrebbe colpito Pechino tra le dieci locali della sera e la mezzanotte.
La notizia è stata diffusa rapidamente dal tam-tam che viaggia su Internet e sui messaggi dei telefoni cellulari, che citavano come fonte l'Ufficio Sismologico di Pechino. La smentita, affidata all'agenzia Nuova Cina, è arrivata quando già era iniziata in alcune città la corsa all' accaparramento dei beni di prima necessità. Nel Sichuan, migliaia di persone hanno passato la notte all'aperto per il timore di scosse di assestamento, secondo testimoni.
La contea di Wenchuan, nella quale è stato individuato l' epicentro del terremoto, si trova nella prefettura di Aba, dove si sono svolte alcune delle più massicce proteste anticinesi della locale popolazione di etnia tibetana delle scorse settimane.












