Cultura

Arte/Addio Rauschenberg "maestro pop"

14-05-2008

NEW YORK. Robert Rauschenberg uno dei giganti dell'arte americana contemporanea, è morto a 82 anni. Texano di origine, nelle vene metà sangue Cherokee, Rauschenberg è morto lunedì notte nella sua casa di Captiva, un'isola della Florida dove risiedeva dagli anni Settanta. Su sua richiesta era stato dimesso dall'ospedale dove era stato ricoverato di recente per una polmonite. "Se n'é andato in pace, nel suo letto, come voleva", ha detto Jennifer Benton, un'amica. Rauschenberg era stato colpito nel 2002 da un ictus che gli aveva bloccato metà del corpo e tuttavia aveva ripreso di recente a lavorare. Tre anni fa otto grandi quadri che l'artista amico di Jasper John e John Cage aveva creato dopo la malattia erano stati visti nello studio del pittore a Captiva dal critico d'arte del settimanale 'New Yorker' Calvin Tomkins che li aveva definiti "i più forti, i più lirici che l'artista abbia prodotto in molti molti anni".
Tra i precursori dei maggiori movimenti artistici della seconda metà del '900, anticipatore della Pop Art e sempre alla ricerca di nuovi linguaggi espressivi, Robert Rauschenberg è stato uno dei protagonisti dell'arte mondiale del XX secolo. Nato a Port Arthur, nel Texas, (il vero nome era Milton Ernest Rauschenberg) il 22 ottobre 1925, l'artista si è sempre distinto per una tensione sperimentatrice che non lo ha mai abbandonato, neanche dopo l'ictus che nel 2002 lo ha lasciato semiparalizzato. "È l'uomo che ha più inventato in questo secolo, dopo Picasso", avevano detto di lui gli amici Jasper Johns e Leo Steinberg, con i quali aveva condiviso un lungo cammino di indefessa ricerca. Puntata sulla rivoluzione dei materiali, del segno, per scombinare ancora una volta lo scenario dell'arte americana, finalmente riscattata, grazie all'espressionismo astratto di Pollock, de Kooning, Rothko, dal ruolo gregario nei confronti del vecchio continente. Di ascendenze per metà tedesche e per metà cherokee, Robert Rauschenberg, che comincia poco più che ventenne ad avvicinarsi all'arte, stabilisce comunque fin da subito un forte legame con l'Europa. Parigi è ancora la capitale del mondo dell'arte e nel '47 vi si stabilisce per un anno. Ma è solo quando torna negli Usa e decide di vivere a New York che il suo personalissimo percorso inizia a prendere forma. Lì frequenta le gallerie dove può conoscere e apprezzare i capolavori astratti degli espressionisti americani e inizia a lavorare alle serie dei White Painting e dei Black Painting, opere astratte e proto-minimaliste.
Dopo la prima personale, nel '51, e la partecipazione, l'anno successivo, con John Cage al primo happening della storia, Rauschemberg si imbarca per l'Italia con il compagno di studi alla Art Student League, Cy Twombly. Proprio a Roma prendono vita le prime Scatole Personali, lavori di tipo autobiografico che espone alla Galleria dell'Obelisco, ma è solo dopo due anni che, a New York, dopo la serie dei Red Painting, comincia a produrre le prime Combine, nelle quali, partendo da un contesto espressionista-astratto, introduce immagini e oggetti presi dal mondo reale, fino a spezzare la tradizionale distinzione tra pittura e scultura. "Penso che un quadro assomigli di più al mondo reale se fatto col mondo reale", ama dire l'artista, che con la straordinaria innovazione espressiva pone le basi della Pop art e crea un solido versante americano all'avventura dell'informale.
La poetica dei Combines infatti si sviluppa ulteriormente negli anni '60 con la bellissima serie dei dipinti serigrafici, anche grazie all'incontro con Andy Warhol che nel suo studio lo avvicina a questa tecnica. Nonostante il contatto con Warhol e Lichtenstein, l'artista rimane però in quegli anni saldamente legato alla pittura, come dimostrano le larghe pennellate in opere come Kite, le sovrapposizioni a collage di immagini fotografiche e certe lavorazioni serigrafiche le cui imperfezioni non sono volutamente corrette. Intanto arrivano importanti riconoscimenti dalle maggiori istituzioni, tra cui, nel 1964, il Gran premio internazionale di pittura alla XXXII Biennale di Venezia. L'intervento pittorico viene invece riducendosi nel decennio successivo, quando, lasciata New York per l'isola di Captiva, in Florida, Rauschenberg mette a punto una svolta decisiva nella sua arte iniziando ad affidarsi principalmente al colore, alla materia.