Dal Mondo

Birmania. Pressioni sulla giunta militare

15-05-2008

RANGOON. Continua a salire il bilancio delle vittime del ciclone Nargis in Birmania mentre aumentano anche le pressioni di Unione europea e Stati Uniti sulla giunta militare di Rangoon, accusata di sigillare le frontiere e impedire l'accesso alle squadre di soccorso straniere nelle zone più devastate. Il commissario europeo agli aiuti umanitari Louis Michel, giunto ieri a Rangoon, ha invitato le autorità birmane a permettere l'ingresso ai soccorritori internazionali per scongiurare il rischio di "una carestia". La radio di stato, nel consueto bollettino di morte, ha annunciato ieri che le vittime ufficiali sono 38.491 mentre si contano ancora 27.838 dispersi. Ma l'Onu alza la stima di morti e dispersi a 60-100 mila mentre sarebbero oltre 1,5 milioni i senzatetto.
La situazione nella capitale Rangoon è migliorata oggi ma appare ancora molto critica nei villaggi, secondo un operatore umanitario sul posto citato dall'agenzia Misna. "Le distribuzioni pubbliche di cibo e beni di prima necessità avvengono con il contagocce. L'elettricità è tornata in molti quartieri di Rangoon e le strade sono state sgomberate dagli alberi caduti e dai detriti, ma non sono stati i militari a farlo, che non avevano i mezzi adeguati, ma aziende private meglio attrezzate", ha detto il testimone. Prima di Michel, è giunto ieri a Rangoon anche il premier thailandese Samak Sundaravaj per cercare di convincere il suo omologo birmano Thein Sein ad aprire le porte agli aiuti stranieri.
"La Birmania ha la forza necessaria per fronteggiare il problema senza aiuti stranieri", è stata la risposta. Di diverso parere è invece Michel, il quale ha invitato la giunta militare ad aprire immediatamente le frontiere per portare aiuti alle popolazioni del delta del fiume Irrawassy (nel sud-est del Paese), le più colpite dal ciclone. "C'é il rischio di una carestia per la distruzione della maggior parte delle coltivazioni di riso", ha detto Michel. Pressioni sulla giunta birmana, una delle più feroci dittature del pianeta, sono giunte ieri anche dal governo britannico. Il premier Gordon Brown ha chiesto al segretario generale dell'Onu Bang Ki-Moon di organizzare un vertice d'emergenza sulla Birmania mentre il ministro dell'Interno Douglas Alexander ha detto che le vittime - tra morti e dispersi - potrebbero essere oltre 200 mila.
Dagli Stati Uniti arrivano infine sia aiuti in denaro da alcune star del cinema (Brad Pitt e George Clooney in testa) che l'ipotesi di una invasione ‘umanitaria' della Birmania. Robert Kaplan, giornalista esperto di questioni militari, ha giudicato fattibile un'azione militare statunitense in Birmania in un lungo articolo pubblicato dal New York Times. Kaplan, che ha preso spunto dalle esortazioni ad un intervento umanitario armato fatte nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, ha detto che le forze Usa sono in una condizione assai favorevole per agire, in quanto presenti in gran numero in Thailandia per l'esercitazione multinazionale ‘Cobra Gold'.