Dagli USA

Primarie. La vittoria in West Virginia "alza" la posta del ritiro

di Marco Giusti

15-05-2008

NEW YORK. La senatrice di New York Hillary Clinton ha vinto di largo margine le primarie democratiche della West Virginia ma nonostante il largo margine di vittoria il suo successo non é stato un campanello d'allarme per Barack Obama, il front-runner democratico alle elezioni di novembre. La gara contro Hillary non è ancora finita anche se l'ex first lady non ha il numero sufficienti dei delegati per ottenere le nomina ed è indietro sia sul numero di stati vinti che sul numero dei voti popolari. Non può vincere, ma sicuramente con la vittoria di ieri è in una posizione migliore per dettare le condizioni della resa. Soprattutto per i 22 milioni di dollari "in rosso" che in qualche modo deve pagare o restituire e per I quali fino ad ora nessuno, nè il partito democratico nè Barack Obama, si son voluti accollare. E lei, quindi, insiste.
Obama, ieri in Missouri e in Michigan per presentare il suo piano di aiuti al settore industriale, è finito in un limbo politico, un luogo ancora incerto tra due lunghe campagne per convincere gli elettori che è lui la persona giusta da mandare alla Casa Bianca.
Dopo aver sepolto sotto una valanga di voti il rivale (67 a 26, al termine dello spoglio dei voti in West Virginia) Hillary si è detta "più determinata che mai a restare in gara finché ogni elettore avrà l'opportunità di far sentire la sua voce".
Obama, che le ha strappato anche l'appoggio del Naral-Pro Choice, la più influente lobby per il diritto delle donne nella scelt per la maternità, un vero e proprio insulto delle femministe all'ex first lady, le aveva telefonato per congratularsi dopo la vittoria, ma lei non c'era a rispondere e a lui non è rimasto che lasciare un messaggio registrato sulla segreteria telefonica.
Anzi, Hillary ieri mattina si è commossa durante in un'intervista con la Cnn in cui ha citato la presenza al suo fianco della figlia Chelsea come "una delle esperienze più gratificanti" della sua vita: gratificante "come persona e come mamma". Chelsea - ha detto la Clinton soffocando le lacrime nell'intervista con il conduttore Wolf Blitzer - è "una persona eccezionale. Sono piena di orgoglio ogni volta che la guardo". Chelsea è stata una presenza costante negli ultimi mesi di campagna elettorale: in questi giorni è a Portorico dove si vota il primo giugno.
Non è la prima volta che Hillary ricorre alle lacrime in campagna elettorale: lo aveva fatto in gennaio alla vigilia delle primarie del New Hampshire e alle sue lacrime era stata attribuita la prima rimonta dopo la batosta subita qualche giorno prima in Iowa.
Nessun segnale di rassegnazione o di uscite di scena quindi per la senatrice dopo la vittoria che potrebbe avere un bis martedì prossimo nel vicino Kentucky: "Dicono che la Casa Bianca si vince negli stati "campi di battaglia" e io vinco questi stati", ha detto la senatrice a cui il 78 per cento degli elettori della West Virginia ha mandato un messaggio quasi unanime: non vogliono che si ritiri.
Obama ha replicato con un nuovo affondo tra le tute blu del Michigan, uno degli stati della sempre più arrugginita cintura industriale d'America.
La vittoria di ieri non cambia necessariamente il panorama elettorale della sfida democratica in cui il senatore è in vantaggio e ritiene di avere la candidatura in tasca, ma dà a Hillary la chance di continuare a battersi fino all'ultima giornata di primarie in South Dakota e Montana (il 3 giugno, precedute tre giorni prima da Portorico) imponendo in pratica le condizioni per un'uscita di scena.
Ma il segnale che arriva dal voto della West Virginia va al di là della gara democratica: è un motivo di allarme per Obama e per le sue chance di conquistare i cosiddetti "swing states", gli stati "campo di battaglia" altalenanti tra repubblicani e democratici come appunto la West Virginia, la Pennsylvania, l'Ohio, l'Indiana, il Michigan: stati che nelle primarie sono andati a Hillary e in cui almeno un terzo degli elettori si è detto pronto a tradire il partito democratico e votare il repubblicano John McCain se non fosse lei la candidata.
In West Virginia erano in palio 28 delegati, in uno stato in cui il 95 per cento degli elettori è di razza bianca, il reddito familiare è il terzo dal fondo in tutti gli Stati Uniti, il 70 per cento non ha fatto il college. Economia, livello di istruzione, il controverso ex consigliere spirituale di Obama Jeremiah Wright e la proposta di Hillary di abolire la tassa sulla benzina per l'estate sono stati tra i temi in testa agli elettori, ma è stata soprattutto la razza il fattore che ha suscitato sconcerto nell'analisi a voti contati. Due elettori su dieci hanno parlato infatti di razza tra i fattori prioritari nel voto (si sono espressi così solo i democratici di uno stato del profondo sud, il Mississippi): tra questi due terzi hanno detto che non voteranno Obama alle elezioni se sarà lui il candidato.