Terremoto. 100.000 soldati nelle città distrutte
PECHINO. Elicotteri e ponti aerei, biciclette e lunghe marce a piedi: i centomila soldati dell'Esercito di Liberazione popolare e le migliaia di volontari civili che li affiancano stanno usando tutti i mezzi per portare i soccorsi alle vittime del devastante terremoto che lunedì scorso ha colpito il Sichuan, nella Cina occidentale. Il bilancio ufficiale dei morti vittime è di poco meno di 15 mila (in grande maggioranza nel Sichuan ma anche nelle zone vicine), mentre sono oltre 26 mila le persone ancora seppellite sotto le macerie o date per disperse.
Nonostante la mobilitazione, ci sono ancora zone isolate, che i militari stanno cercando di raggiungere con gli elicotteri. Oggi un primo gruppo di un centinaio di paracadutisti è stato lanciato su Maoxian, una delle località che la violenza del sisma ha tagliato fuori dal mondo. Maoxian è pochi chilometri a nord dell'epicentro del sisma, che è stato localizzato nella contea di Wenchuan. Dove arrivano, i soldati trovano identiche scene di distruzione e di morte. Villaggi rasi al suolo, pochi superstiti disperati che sono a corto di cibo, e mancano di tende, medicine, acqua ed energia elettrica.
I militari che martedì sono riusciti a raggiungere con una marcia di 90 chilometri il piccolo centro di Yingxiu hanno trovato poco più di duemila sopravvissuti su una popolazione di circa diecimila persone. La televisione trasmette a getto continuo immagini dai luoghi del disastro, i giornali sparano titoli a nove colonne e fotografie a tutta pagina, sulle chat line di Internet non si parla che degli aiuti alle vittime.
La Croce Rossa cinese ha raccolto centinaia di milioni di yuan nelle sottoscrizioni che sono in corso in Cina e in altri paesi del mondo e tra le comunità cinesi all'estero. Duemila soldati sono stati inviati anche alla diga di Zipingpu, per effettuare lavori di riparazione dopo l'allarme suscitato dalla comparsa di crepe. Il protagonista dello sforzo mediatico è il primo ministro Wen Jiabao, che è volato nel Sichuan appena avuta notizia del disastro e che sta dirigendo sul posto gli aiuti.
Oggi Wen ha raggiunto in elicottero l'epicentro, ed è stato ripreso da tutte le reti mentre abbracciando due ragazzine chiedeva a tutto il paese di impegnarsi nel sostenere le popolazioni colpite dalla tragedia.
Il premier è stato visto da centinaia di migliaia di cinesi mentre visitava una delle scuole crollate, col volto rigato dalle lacrime. Wen, 65 anni, non è nuovo a questo tipo di iniziative. Una fotografia famosa lo ritrae mentre, nel 1989, visita gli studenti che occupavano piazza Tiananmen pochi giorni prima dell'intervento dell'esercito, nel quale furono uccise centinaia di persone. Wen era andato ad accompagnare l'allora segretario del Partito Comunista Zhao Ziyang. Zhao fu epurato, mentre lui non solo è sopravvissuto politicamente ma è anche oggi la faccia pubblica, e in Cina sicuramente popolare, di un governo che ha un forte consenso ma che non è particolarmente amato.
La capacità comunicativa del primo ministro ha almeno in parte fatto recuperare terreno al governo, che era finito sotto tiro prima in gennaio per il cosidetto "disastro della neve e del ghiaccio", cioé un'ondata di maltempo che ha trovato le autorità locali impreparate, poi per un disastroso scontro tra treni nella regione dello Shandong e per la mini-epidemia della malattia mano-piede-bocca che è costata la vita a più di 40 bambini, uno dei quali a Pechino. Il tutto, intervallato dalla rivolta tibetana e dalle contestazioni alla fiaccola olimpica.
Ora sembrano dimenticati anche i furori nazionalisti dei blogger indignati per il sostegno dell'Occidente alla causa tibetana mentre tutti i settori della società fanno a gara nel prodigarsi per aiutare i terremotati del Sichuan.
"Semplicemente, dobbiamo aiutare, viviamo proprio a due passi dallo stadio" dove si sono ammassati migliaia di sfollati, ha detto nella città di Mianyang una donna mentre distribuiva, dal retro del suo triciclo, razioni di riso a chiunque ne chiedesse. Aiuti sono stati inviati, o promessi, da un gran numero di paesi, tra cui l' Italia. Pechino ha ringraziato e ha affermato che sono i "benvenuti", ma ha escluso che almeno per il momento possano essere utili volontari stranieri. Un gruppo di attivisti dell'Esercito della Salvezza di Hong Kong è stato bloccato ieri nella regione dello Yunnan, ai confini meridionali del Sichuan.












