Dagli USA

Primarie. Obama pensa già alla squadra di governo

di Marco Bardazzi

16-05-2008

WASHINGTON. Hillary Clinton è ancora alle prese con i conteggi dei delegati e le residue speranze di agguantare la nomination. Ma in casa del suo avversario, Barack Obama si lavora già alla squadra di governo: dopo la discesa in campo al suo fianco dell'ex candidato John Edwards, il senatore sta lentamente riunendo dietro di sé il partito democratico e attende un segnale dal 'grande vecchio Al Gore.
Uno dopo l'altro, dietro a Obama in questi mesi si sono allineati pezzi da novanta come Ted Kennedy (con buona parte del suo clan familiare), John Kerry e gli ex candidati presidenti Bill Richardson e Chris Dodd. Edwards ha completato un quadro che indica con sempre maggior chiarezza come il partito sia pronto a riconoscere la vittoria di Obama e a incoronarlo come sfidante del repubblicano John McCain.
In cambio, molti tra coloro che hanno scelto di saltare sul carro di Obama, sfidando le ire di Bill e Hillary Clinton, possono contare su posizioni di rilievo in una possibile, futura amministrazione guidata dal primo nero alla guida della Casa Bianca. L'entusiasmo con cui migliaia di sostenitori di Obama hanno accolto Edwards mercoledì sera, quando in Michigan è comparso al fianco del candidato per dichiarare il proprio appoggio, ha subito alimentato voci di un possibile 'ticket' presidenziale. Ma gli osservatori sottolineano come Edwards abbia già rivestito il ruolo di candidato vice nel 2004 e porti con sé, per questo, l'immagine di un perdente.
Obama è stato ricco di elogi per l'ex rivale e ha lasciato capire che un posto importante per lui ci sarà senz'altro a Washington, in caso di vittoria a novembre. Edwards, Richardson, Dodd potrebbero tutti diventare uomini della futura squadra presidenziale di Obama. C'é attesa per vedere se un appoggio arriverà anche dall'ex vicepresidente e premio Nobel Al Gore, che potrebbe rivelarsi decisivo nel convincere il partito a dichiarare chiusa la partita. Ma i portavoce di Gore per il momento ripetono che non intende schierarsi e lo stesso Obama ha garantito di "non star facendo pressioni per il suo appoggio: sarei felicissimo di averlo, ma mi rendo conto che quando hai vinto il Nobel per la Pace, dare un appoggio politico è forse un passo indietro".
Per quanto il senatore cerchi di concentrarsi già sulla sfida con McCain, la realtà resta quella di una corsa alla nomination tutt'altro che conclusa. La Clinton è impegnata a dar battaglia almeno fino alla fine della serie delle primarie a giugno e sta schierando le forze in campo in particolare per la riunione a Washington, il 31 maggio, di una commissione del partito democratico che dovrà decidere come risolvere la questione dei delegati di Michigan e Florida, due stati vinti dall'ex First Lady in elezioni che il partito ha annullato. Il 'Rules and Bylaw Committee', il comitato che dovrà decidere, è composto da 30 membri di cui 13 sono schierati con la Clinton. Altri otto sono nel campo di Obama, mentre gli altri non si sono pronunciati. I clintoniani spingeranno per far assegnare i delegati dei due stati in base al voto popolare: in questo caso la senatrice ne otterrebbe 47 in più di Obama.
Non basterebbe comunque, in termini matematici, a riportarla in testa, ma le darebbe un forte impulso psicologico per cercare di convincere gli indecisi tra i 'superdelegati', i membri del partito liberi di schierarsi come vogliono alla convention. Il problema è che il tempo sta finendo per la Clinton. Il 20 maggio, dopo il voto in Oregon e Kentucky, Obama sembra intenzionato a dichiarare vittoria per la raggiunta maggioranza di delegati e superdelegati e l'arrivo di Edwards ha accelerato il processo. L'ex candidato controllava 19 delegati e all' indomani dell'annuncio già quattro di loro si sono pronunciati per Obama, insieme al potente sindacato dei lavoratori dell' acciaio (600.000 membri), che era schierato con Edwards e ad alcuni superdelegati. Secondo i conteggi dell'AP, Obama controlla adesso 1.895 delegati, contro i 1.718 della rivale, e il traguardo di quota 2.026, necessario per la vittoria, appare sempre più vicino.