Niscemi. Giallo sulla gravidanza di Lorena. Giallo sulla gravidanza di Lorena
CALTAGIRONE (Catania). Davanti al giudice che doveva decidere sulla conferma del loro arresto, i tre ragazzi di Niscemi accusati di avere assassinato la quattordicenne Lorena Cultraro hanno ribadito il proprio coinvolgimento nel delitto. E così Alessandro, di 15 anni, Domenico di 17 e Giuseppe di 16, restano detenuti nel centro di prima accoglienza per minorenni di Catania con l'accusa di omicidio e occultamento di cadavere.
Fino al giorno del ritrovamento del corpo di Lorena in fondo a una cisterna d'acqua utilizzata per l'irrigazione di un agrumeto, i tre indagati avevano cercato di depistare le indagini, fornendo ai carabinieri false informazioni sui movimenti della ragazza e sugli orari dei loro spostamenti effettuati il 30 aprile scorso, giorno in cui la quattordicenne é stata picchiata e poi strangolata con un cavo per la tv. E il 13 maggio scorso, quando l'agricoltore Paolo Avila di 68 anni, denuncia alle 12.30 ai carabinieri di aver trovato un cadavere nella propria cisterna in campagna, la notizia raggiunge subito i tre responsabili del delitto, che nel frattempo avevano già i telefoni sotto controllo, perché sospettati. Alle 13.02 Giuseppe chiama Domenico e lo avvisa che "Lorena è stata trovata dentro un pozzo", e l'amico gli risponde di informarsi "se è vero".
Dalla conversazione colpisce l'atteggiamento di Domenico, che è alquanto freddo, distaccato e tranquillo alla notizia appresa da Giuseppe. Quest'ultimo, però, appare preoccupato. Domenico si mette subito al telefono e chiama Alessandro, il più piccolo del gruppo, e gli dice: "Vieni a casa mia che ti devo dire una cosa". Anche in questo caso emerge il carattere autoritario o meglio prevalente rispetto agli altri due ragazzi. È proprio Domenico che invia l'sms con il quale comunica ad Alessandro che si doveva "ammazzare Lorena".
Il quadro complessivo viene poi tracciato da Alessandro, che ricostruisce le fasi del delitto. Accuse poi confermate davanti ai carabinieri dagli altri due complici. Intanto emerge la testimonianza di una cara amica di Lorena, ascoltata anche lei dai carabinieri, la quale afferma che la quattordicenne le aveva confidato alcuni giorni prima della scomparsa di aver fatto un test di gravidanza che sarebbe risultato negativo. Lorena, quindi, secondo questa testimonianza, non era incinta. Ma questo dato si potrà scoprire solo questa mattina, con l'autopsia.
L'esame, previsto per ieri, è stato rinviato alle 10 di oggi dal pm della procura dei minorenni, Stefania Barbagallo, perché l'avviso non è stato notificato a tutte le parti. I difensori dei tre indagati, a conclusione dell'udienza di convalida, hanno affermato che sul movente del delitto "non c'é stata un'indicazione ben precisa da parte dei ragazzi".
"I ragazzi - hanno aggiunto i difensori - adesso cominciano a realizzare cosa hanno fatto, l'interrogatorio li ha liberati di questo peso enorme che portavano dentro. Sono molto pentiti, perché hanno preso consapevolezza del loro gesto e hanno capito che la loro azione ha portato alla morte di una ragazzina e alla distruzione di quattro famiglie".
Ieri mattina è stata mostrata ai genitori la salma di Lorena. Lo hanno fatto i medici e gli investigatori dell'ospedale di Caltagirone per il riconoscimento del corpo. I genitori Giuseppe Cultraro e la moglie Livia Cicci, lui vigile del fuoco volontario e imbianchino e lei casalinga, hanno potuto rivedere il corpo della figlia. Dal giorno del suo ritrovamento, infatti, il cadavere era stato trasportato dalle campagne di Niscemi, dove è stato trovato, alla camera mortuaria dell'ospedale di Caltagirone. Per i genitori ieri, che continuano a chiedere giustizia, è stata nuovamente una mattinata di dolore.
Se i tre minorenni dovessero essere ritenuti colpevoli, è certo che non saranno mai condannati all'ergastolo perché il codice non lo prevede per i ragazzi dai 14 ai 17 anni. La condanna viene di norma calcolata riducendo la pena dei 30 anni, che può arrivare fino ad un terzo.












