La politica

Fiducia al Senato tra aperture e paletti

16-05-2008

ROMA. Incassata la fiducia anche al Senato con 173 sì (per l'en plein è mancato, per un disguido, il voto di Beppe Pisanu), 137 no e due astenuti, il governo Berlusconi IV comincia la legislatura sotto i migliori auspici: una solida maggioranza in entrambi i rami del Parlamento e un atteggiamento improntato al dialogo da parte dell'opposizione, disponibile ad aprire una fase costituente, pur nella distinzione dei ruoli. Distinzione sottolineata da Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, che non intende appannare le differenze per "non farsi imprigionare come le mosche dal miele", come aveva precisato già ieri ad avvio di dibattito. I democratici hanno infatti fissato paletti sulla sicurezza e l'avvio delle riforme.
A fare la parte del guastatore di questo "nuovo clima", apprezzato dal presidente del Consiglio nel discorso di replica prima della fiducia, è l'Idv di Antonio Di Pietro, che non si fida delle aperture del Cavaliere e, di fronte alla disponibilità al confronto del Pd, anche ieri ha rivendicato un ruolo di oppositore intransigente. I dipietristi, peraltro, sono stati attaccati con durezza da Francesco Cossiga che, in Aula, li ha definiti "senatori d'accatto eredi dei principi dell'Inquisizione", cambiando la sigla dell'Idv in "partito dell'Italia dei disvalori".
"Non siamo sovversivi, non siamo senatori d'accatto e facciamo una opposizione né consociativa né pregiudiziale", ha replicato il capogruppo dell'Idv Felice Belisario.
Il Cavaliere non ha nascosto la sua soddisfazione quando ha detto "con gioia": "È possibile che si avveri un mio antico sogno quello di una democrazia bipolare" con una "destra occidentale, liberale e democratica" e "una sinistra libera da condizionamenti ideologici e atteggiamenti giustizialisti". Inoltre, ha preso l'impegno di riformare i regolamenti parlamentari inserendovi uno "statuto dell'opposizione" per tutelarne il ruolo, ha rimarcato di nuovo la necessità di "colloqui continuativi" con Walter Veltroni "senza intrighi consociativi" e si è prodigato in una serie di complimenti verso una opposizione "pragmatica, non più ideologica".
Anna Finocchiaro ha risposto alle aperture berlusconiane assicurando "una opposizione laica e asciutta, senza svolazzi, senza eccessi" e, usando un termine mutuato dall'arabo, "senza giulebbi", cioé non zuccherosa. "Se cadono pregiudiziali e barriere ideologiche non cadono le differenze" ha avvertito ricordando che il Pd ha "una idea dell'Italia diversa" da quella del Pdl. È toccato, comunque, all'ex ministro delle Riforme Vannino Chiti fissare i paletti del Pd dopo aver esortato la maggioranza ad "aprire il cantiere delle riforme" partendo dalle "ampie convergenze" realizzate nella precedente legislatura.
"Il governo lasci l'iniziativa nelle mani del Parlamento, altrimenti non ci può essere vera intesa", ha chiesto Chiti che, sulla sicurezza, ha avvertito: "Se procedete con un decreto, il confronto sarà difficile. Se fate un ddl collaboreremo".
Dal canto suo, l'Udc, con Gianpiero D'Alia, ha garantito una "opposizione senza risentimenti" e il presidente del Senato Renato Schifani ha potuto concludere che c'é la possibilità di "un dialogo e un confronto costanti" in questa legislatura.