Libano. "Più flessibilità nell'impiego del militari". La Russa visita il contingente italiano
TIBNIN (Libano). Un impiego "più flessibile" per i militari italiani in Afghanistan, ipotizza il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. In altri termini: meno vincoli al loro impiego, proprio come da tempo chiedono la Nato, gli Usa e diversi altri partner, ma "senza cambiare la natura del nostro intervento. La Russa parla di Afghanistan - tornato prepotentemente d'attualità dopo il ferimento dell'alpino nell'attentato di giovedì - a bordo dell'aereo che fa rotta sul Libano, primo "teatro operativo" che il neo ministro con le stellette ha deciso di visitare (dopo averne informato il ministro "ombra" dell'opposizione, Roberta Pinotti).
"Prima di tutto - spiega - per ringraziare i nostri soldati: loro non partecipano a manifestazioni, non sventolano bandierine, non gridano nei cortei "pace, pace", ma si adoperano concretamente, tutti i giorni, per conseguirla. Poi, per rassicurarli". Sì, spiega, "perché nonostante i recenti fatti di Beirut, "nella vostra area - e lo dice rivolto agli stessi militari, schierati nella piazza d'armi del quartier generale italiano di Tibnin - l'allarme non è aumentato, la situazione è la stessa di un mese fa, due mesi fa, e non c'é alcuna ragione di modificare le regole d'ingaggio. Chi continua a insistere su questo punto deve sapere che non solo è inutile, ma può essere dannoso.
Avete gli strumenti adeguati e le capacità per assolvere il mandato che vi è stato affidato dalle Nazioni Unite e lo state facendo con determinazione e efficacia. E non potreste fare di meglio: non lo dico io, lo dice il governo libanese, lo dice Hezbollah, lo dice Israele". Ma il Libano non è l'Afghanistan. "Io non credo - spiega il ministro, facendo riferimento ai 2.500 militari italiani schierati tra Kabul ed Herat - che ci verrà chiesto un aumento del contingente, perché il numero è già rilevante. È invece più probabile valutare una maggiore flessibilità dell'utilizzo dei soldati, questo sì.
La questione non è attualmente all'ordine del giorno, ma potrebbe esserlo in tempi brevi. E io sarei favorevole". Ma che significa più flessibilità? La Russa si riferisce ai caveat', quelle limitazioni che il governo pone all'impiego dei propri soldati di Isaf, la missione della Nato. "Oggi - spiega ad esempio il ministro - i militari italiani non possono essere impiegati fuori dalla loro area di competenza se non in casi particolari e previa l'autorizzazione del Governo, che ha 72 ore di tempo. Ecco, noi non diciamo di eliminare il sì del Governo a questo tipo di interventi, ma che almeno ciò avvenga in tempi rapidissimi, in pochi minuti, o comunque nel tempo minimo necessario a valutare la situazione".
Secondo la Russa, "in questo modo di fatto non cambierebbe nulla rispetto a quello che oggi già avviene, né in termine di costi, né di rischi, né di numero di uomini, ma l'immagine dell'Italia ne avrebbe un sicuro vantaggio perché verrebbe superato quel limite, in verità solo apparente e formale, che ci allontana dagli altri contingenti stranieri". "Oggi, proprio a causa di questi vincoli - dice ancora il ministro - sembra che noi facciamo molto meno degli altri, mentre facciamo le stesse identiche cose: noi vogliamo superare questa situazione, allinearci agli altri contingenti, ferma restando la natura dell'intervento e i compiti affidati ai nostri soldati. In questo modo avremmo una maggiore rapidità di risposta alle esigenze che si presentano sul terreno, quindi una ancora maggiore efficienza del contingente, con il vantaggio di una accresciuta immagine e valenza ‘politicà, a livello internazionale".
La visita nel sud del Libano del ministro La Russa - sportivo, in jeans, camicia e giacca mimetica, e "emozionato" - è filata via veloce tra un briefing e l'altro, con il generale Claudio Graziano, comandante di Unifil, che gli conferma che "nella nostra area di responsabilità la situazione resta sotto controllo" e La Russa che sintetizza, a beneficio dei giornalisti: "Le armi non passano". Poi il pranzo a mensa e una serie di siparietti che i militari, abituati a situazioni più austere, dimostrano di apprezzare. Come quando il ministro, che oltre ad essere responsabile della Difesa è anche un supertifoso dell'Inter, prima indossa la maglia nerazzurra che qualcuno gli passa, poi comincia a saltellare e ad intonare cori da ultrà insieme a un gruppetto di militari in assetto da curva, e alla fine si ferma, si fa serio e dice: "No, vinca il migliore. Un applauso anche per la Roma... seconda in campionato".












