La Spagna bacchetta l'Italia. Le violenze sui rom fanno salire la tensione
ROMA. Sfiorata la crisi diplomatica tra Italia e Spagna sul pacchetto sicurezza allo studio del governo Berlusconi e sull'emergenza rom. C'é stato bisogno di un colloquio tra il ministro degli Esteri Franco Frattini e il premier spagnolo José Luis Zapatero che solo in serata - a Lima, nelle pieghe del vertice Ue-America Latina - riescono a ridimensionare le accuse di "xenofobia" scagliate contro Roma dalla numero due della Moncloa, Maria Teresa Fernandez De la Vega.
Incidente chiuso, diranno sia Zapatero che Frattini. Nel pomeriggio, infatti, da Madrid, la vice di Zapatero aveva condannato "violenza, razzismo e xenofobia", rispondendo ad una domanda sulle misure italiane contro l'immigrazione clandestina e puntualizzando di non condividere "la politica di espulsioni" a suo parere attuata in Italia. Accuse pesantissime, che dalla capitale spagnola rimbalzavano subito a Roma e poi a Lima, dove Zapatero si trova assieme a Frattini al vertice tra Unione Europea e America Latina. In serata, saranno proprio i due - dopo frenetici contatti tra le diplomazie delle due capitali - ad avere un colloquio "chiarificatore" e a gettare acqua sul fuoco. Evitando così che l'intemerata di Fernandez de la Vega facesse esplodere i rapporti bilaterali anche con Madrid, dopo le tensioni degli ultimi giorni tra Roma e Bucarest. Da parte della Spagna "non c'é nessun elemento critico" verso le norme italiane, e la vice presidente del consiglio spagnolo - sarà la versione "ufficiale" - intendeva condannare le aggressioni contro i campi rom dei giorni scorsi alla periferia di Napoli. Una condanna, spiegavano concilianti da Lima fonti della Farnesina, che "accomuna il governo spagnolo e il governo italiano". Subito dopo le accuse di Madrid nel pomeriggio però, il neosottosegretario agli Esteri Stefania Craxi aveva reagito con durezza, invitando "le anime belle" in Spagna - e in Europa - a "documentarsi meglio sui fatti" prima di lanciare "il loro j'accuse sul nuovo esecutivo". A calmare le acque che minacciavano di incresparsi - prima del contatto diretto tra Frattini e Zapatero - arrivava però una telefonata del sottosegretario agli Affari Europei spagnolo Diego Lopez Garrido all'ambasciatore italiano a Madrid Pasquale Terracciano: "in alcun modo", ha assicurato Garrido specificando di essere stato investito proprio dal vice premier, De la Vega "si riferiva alle politiche del governo Berlusconi". Quelle affermazioni, ha spiegato il sottosegretario rammaricandosi per il malinteso, "erano di carattere generale". Spianata la strada ad un chiarimento, poco dopo arrivava a Lima il "contatto" chiarificatore tra Zapatero e Frattini. "La precisazione spagnola è molto puntuale e molto chiara", dirà in serata il capo della diplomazia italiana. Da parte loro, farà sapere Frattini riferendo dell'incontro con l'inquilino della Moncloa, "non c'era nessuna intenzione di accusare e rimproverare il governo italiano". Distensione confermata anche dal premier spagnolo: "Non c'é stato nessun incidente e nessun problema" con l'Italia, minimizzerà infatti Zapatero. "Escludo nel modo più assoluto" che in Italia si corra il rischio di una deriva xenofoba, assicura in serata anche il cardinal Angelo Bagnasco. Non esiste questo tipo di rischio perché, sottolinea il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, "non fa parte del cuore, della tradizione, del sentimento e dell'ethos del nostro popolo".
A dimostrazione della crisi sfiorata era partito un fuoco di fila dalle file delle maggioranza contro le accuse di Madrid. Oltre la condanna del sottosegretario Craxi infatti, anche il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto aveva stigmatizzato "la sorprendente alzata d'ingegno" di De la Vega. La Spagna, secondo Cicchitto, uno degli uomini più vicini al premier Silvio Berlusconi, "non può dare lezioni, avendo un passato di estrema durezza verso l'immigrazione".
Colpita "negativamente" si era detta anche l'ex sottosegretario agli Esteri Margherita Boniver - sempre del Pdl - che aveva bollato quello del vice premier spagnolo come "un giudizio duro e frettoloso".












