Festival di Cannes/ La Deneuve, mamma senza amore nella famiglia difficile di Desplechin
CANNES. Una sinfonia familiare tutt'altro che armonica, una storia terribile di segreti, amori apparenti, altri nascosti, veleni e antitodi e su questo nido di vipere regna una mater familias come Catherine Deneuve. Ieri al festival di Cannes è anche il giorno del primo film francese in concorso, arrivato carico di aspettative per la Palma d'oro: è Un conte de Noel (Un racconto di Natale) che porta qui per la quarta volta Arnaud Desplechin, 47 anni, regista tra i più amati dalla critica. E' una riunione di famiglia tutta speciale quella che mette in scena nella grande casa di Roubaix: si prepara il Natale e si fanno i conti con il passato e il futuro, la vita di tutti passa sotto la lente d'ingrandimento del regista, quasi fosse un chirurgo in camera operatoria. Al centro il tabù della mancanza di amore per i figli. "Quando faccio un film devo appropriarmi delle cose, sono io stesso anzitutto spettatore della vita, ma il cinema per quanto ci si sforzi è più bello della realtà", dice il regista.
La storia passata riguarda il primogenito di Junon (Deneuve) e di Abel (Jean Paul Roussillon), Joseph, morto a sei anni di una malattia genetica che lo ha portato alla leucemia non avendo trovato un donatore di sangue compatibile, nonostante i due abbiano messo al mondo Henri proprio per fare la trasfusione. E così che Henri (Mathieu Amalric) cresce con la colpa più grande, odiato dalla sorella Elizabeth (Anne Consigny), sopportato dal fratello Ivan (Melvil Poupaud) e dal cugino Simon (Laurent Capelluto). Elizabeth arriva in tribunale a salvarlo dai debiti a patto che sparisca dalle loro vite. La madre Junon scoprirà però di avere la stessa malattia che fece morire il primogenito. Paul, il lunatico adolescente figlio di Elizabeth, é compatibile ma ecco che torna Henry a giocare la carta del riscatto, il referto medico parla chiaro, è compatibile anche lui. Nel frattempo Silvia (Chiara Matroianni) scopre di essere da sempre l'amore segreto di Simon, finendoci a letto la notte di Natale, svegliata il mattino dopo con ineffabile indifferenza (al limite del comico) dal marito Ivan e dai due figli. Ma delle tante scene madri, una è centrale, la più difficile per la Deneuve: "Ho avuto difficoltà a pronunciare quelle frasi, a dire ad un figlio che non lo ami. Noi siamo programmati per amare i figli, ma non sempre è così, mai però lo si riesce ad ammettere. Del resto - spiega la Deneuve - Desplechin mette in scena una coppia, quella di Junon e Abel, così forte, così esclusiva da lasciare fuori tutti gli altri, figli compresi". Persino le scene della malattia, la scoperta del cancro, il calcolo algebrico sulla lavagna delle possibilità di sopravvivere, hanno un risvolto di humor, ma non quelle con il figlio Henri".
La Deneuve, classe 1943, continua ad essere tra le attrici francesi più ricercate e anche da registi giovani: "Invecchio bene grazie alla mia curiosità, forse per questo che mi scelgono anche i nuovi registi, senza dimenticare però che mi vuole anche Manoel De Oliveira". Recitare accanto alla figlia Chiara Mastroianni non le crea "alcuna difficoltà. Era strano all'inizio, ora è divertente. Sul set la considero un'attrice come gli altri". Desplechin, che aveva diretto la Deneuve anche in Rois et reine, in concorso a Venezia nel 2004, definisce il suo sguardo "neutrale. Ho rappresentato la famiglia come è, luogo di veleni, talvolta in guerra, altre imbarazzante, sempre comunque interessante. L'ho raccontata come un favola senza però la morale in fondo".
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