Dall'Italia

Raffaele Cutolo

Napoli. Uccisa a martellate dal figlio la suocera di Cutolo

22-05-2008

NAPOLI. Era diventata nonna, la nonna di Denise Cutolo, figlia del superboss Raffaele, sottoposto al 41 bis, a ottobre. Gentile, schiva, stampo antico, il dialetto e i modi degli abitanti di Ottaviano, Pasqualina Aiala era arrabbiata con suo figlio: gli rimproverava di essere "un criminale". E il figlio, ‘risentito' forse proprio per questo, l'ha uccisa con un martello.
È la stessa arma che Giovanni Iacone, denunciato ieri dai carabinieri per omicidio volontario, utilizzò per ammazzare sua moglie, una psicologa trentina, che si innamorò di lui in carcere, tanti anni fa. La sua terapeuta mise al mondo con lui due figli, un maschio e una femmina. Ma commise l'errore di avere paura per la vita di quell'uomo, che aveva già perso il fratello - ‘Gigino', ucciso in una agguato di camorra nel '92 - lo zio, il padre. Questa moglie impaurita non voleva, insomma, che lui frequentasse ancora il giro di Ottaviano. Lui la fece fuori.
La saga familiare continua, dunque, ancora nel 2008, nell'antica roccaforte vesuviana della Nuova Camorra Organizzata, il gruppo criminale che insanguinò gli anni Ottanta, nel Napoletano, nell'intreccio della storia di due famiglie ‘difficili'. Raffaele Cutolo sposa Immacolata Iacone, che si innamora di lui quando è già ergastolano, al primo sguardo: sottoposto al carcere duro del 41 bis, ottiene di poter concepire un figlio, attraverso l'inseminazione artificiale. A ottobre nasce Denise. Il superboss, pentito, può anche abbracciarla. Pasqualina Aiala è una nonna contenta, ha 78 anni, vive a pochi passi dalla figlia, e dalla nipote, al civico 118 di via Rosario San Giovanni, dove è stata trovata riversa nel sangue. Il martello era vicino al corpo, in sala da pranzo.
Sei mesi dopo la nascita, dunque, il passato torna. Giovanni Iacone, nel 1980, fu arrestato per l'omicidio di Domenico Bove; nell'85 fu fermato di nuovo, sul mandato della Procura di Nuoro per l'omicidio di Francis Turatello, durante la cosiddetta ‘mattanza delle carceri', nel Bad e Carros, 17 agosto 1981: in questo caso fu assolto, mentre fu condannato all'ergastolo il cognato Raffaele Cutolo. Al 1987 risale il ricovero nei reparti psichiatrici di alcuni ospedali. Arriva il 1 aprile 1996: Roberta Tamburrini viene uccisa con un martello, colpita alla testa. Viene condannato a 16 anni di carcere; ma il 27 novembre 2006 è libero, grazie all'indulto.
Martedì Giovanni Iacone ha tentato di fuggire: una corsa forsennata lungo i binari della circumve-suviana, fino allo scontro con i carabinieri. Ha puntato contro i militari un'arma da fuoco: ma aveva addosso anche un'accetta (tascabile) e una cesoia. La pistola era caricata con cinque proiettili. È stato arrestato per detenzione di armi e resistenza a pubblico
ufficiale.

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