Orgoglio giuliano. Una mostra al consolato per ricordare l'emigrazione
"CON LE NOSTRE radici nel nuovo millennio" è il titolo della mostra inaugurata documentaria martedì al Consolato Generale a Park Avenue, organizzata dalle Associazioni Giuliani nel Mondo di Trieste e di New York con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e il patrocinio della Provincia di Trieste.
In una sala gremita hanno preso la parola i presidenti delle Associazioni Giuliani nel Mondo, Dario Locchi di Trieste e Jolanda Maurin di New York e Eligio Clapcich che ha illustrato alcuni pannelli della mostra, oltre al console generale Francesco Talò, il quale ha lanciato la proposta di portare la Giornata del Ricordo all'interno della Ascuola d'Italia il prossimo anno. I Giuliani nel mondo sono circa 150 mila. Ma cosa si intende con il termine Giuliano? Sono gli emigrati di lingua, cultura, identità italiana provenienti dai territori delle attuali province di Trieste e Gorizia e poi dall'Istria, da Fiume, dalla Dalmazia, abbandonate in massa a seguito dell'occupazione jugoslava alla fine della II Guerra Mondiale.
"I numeri sono modesti - ha esordito Locchi -, ma la mostra che inauguriamo assume una grande importanza perché nasce per spiegare in Italia e all'estero una pagina di storia poco conosciuta: la storia di un'emigrazione diversa da quella tradizionale delle altre regioni italiane, in quanto non è stata determinata principalmente dalla necessità di sfuggire a condizioni di miseria e sottosviluppo. L'immigrazione giuliana, caso unico riguardante l'Italia, è stata infatti determinata soprattutto dalle travagliate vicende storico politiche che hanno interessato le zone della Venezia Giulia, dell'Istria, di Fiume, delle isole del Quarnaro e della Dalmazia, cioé i territori ceduti alla ex Jugoslavia nella fase finale della II Guerra Mondiale e nel successivo immediato dopoguerra".
Locchi ha ripercorso questo periodo storico e ha precisato che l'esodo è stato la drammatica conseguenza della pulizia etnica attuata anche attraverso il drammatico strumento delle foibe. "Si calcola - ha sottolineato Locchi - che sono stati circa 300 mila gli emigrati da quelle terre, dei quali circa 100 mila si sono stabiliti nella città di Trieste, altrettanti nel resto dell'Italia e 100 mila sono emigrati nel mondo. Si tratta di una pagina di storia sconosciuta perché - dobbiamo dirlo - è una storia scomoda e per troppo a lungo una storia rimossa. In Italia si sa ancora molto poco del dramma delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata. A quasi sessanta anni da quei tragici eventi e a quattro anni dall'approvazione della legge che ha istituito la giornata del ricordo il 10 febbraio. È una legge importantissima che ha sollevato il velo del silenzio da quelle tragedie. Ma in Italia se ne sa ancora troppo poco". Secondo un recente sondaggio infatti soltanto il 40 per cento degli intervistati sa cosa sono le foibe e il 57 per cento non ha mai sentito parlare dell'esodo.
"Dunque - ha precisato Locchi -, riteniamo che sia giunto il momento che questa pagina di storia debba essere insegnata nelle nostre scuole e fatta conoscere alla pubblica opinione, in Italia, ma anche nei paesi di immigrazione. Credo rappresenti un diritto per i nostri emigrati ed un dovere morale per il nostro Paese. Solo così dobbiamo guardare al futuro e rimarginare le ferite che sono ancora aperte, ma non c'è futuro se non c'è memoria del passato".
Quella di New York è la stessa mostra allestita a Trieste nel 2004 in occasione del 50esimo dell'emigrazione giuliana nel mondo e poi portata in Australia, Canada, Sud Africa, Argentina, Stati Uniti e che poi sarà vista in Brasile, Uruguay e altri stati dell'America del Sud. Ultima tappa sarà Roma, prima di trovare una degna cornice nella città di Trieste che è la capitale morale dell'esodo. Si articola in una parte generale e, di volta in volta, viene integrata da una parte specifica dedicata al paese ospitante. I pannelli riguardano documenti e immagini che testimoniano i vari momenti dell'emigrazione, i campi profughi, i lunghi viaggi in nave, gli sbarchi, l'inserimento, i successi, la vita dei club, i giuliani eminenti come la regina della cucina italiana negli Stati Uniti, Lidia Bastianich venuta all'inaugurazione assieme alla mamma.
Ma l'elenco di giuliani famosi si allunga con i nomi di Alida Valli, Mario Andretti, Nino Benvenuti, Leo Castelli e persino il sindaco di New York, Fiorello LaGuardia la cui madre era triestina. Un fenomeno che assai pochi conoscono passa sotto il nome di "Triestine Girls", molto conosciute negli Stati Uniti, poco in Italia e altrove. Sono 1.293 in tutto le girls che fra il 1945 e il 1954 - durante gli anni del governo militare alleato - conobbero e sposarono soldati americani e con cui emigrarono negli Usa. Questo fenomeno lo ha illustrato attraverso un documentario la regista Chiara Barbo con interviste e testimonianze storiche, visto per la prima volta l'altra sera da alcune delle "Triestine Girls" durante la presentazione.
Il console Talò si riallaccia all'intervento di Locchi e dice: "Grazie per aver portato una italianità così forte, che rende questa nostra casa d'Italia ancora più viva perché sofferta. È una storia poco nota ed è meritorio il vostro impegno a raccontarla, soprattutto in un momento cruciale come questo col passare delle generazioni, è ancora più importante farlo subito, prima che sia troppo tardi".
Poi parla delle volontà politica di riconoscere gli errori del passato e lancia una proposta. "Lo dico anche con un certo sentimento di vergogna per quello che l'Italia non ha fatto nei decenni scorsi per le colpe gravi degli italiani, delle istituzioni italiane nei decenni scorsi. Dobbiamo riparare subito, l'istituzione della Giornata del Ricordo da parte del governo è stato un importante passo avanti, ma non basta. Voglio lanciare una proposta: vediamoci l'anno prossimo alla Scuola d'Italia per insegnare la vostra storia ai giovani, in modo che almeno gli studenti sappiano qualcosa".
Alla cerimonia di inaugurazione era presente anche il presidente del Museo Italoamericano, Joseph Scelsa al quale il Console Generale ha lanciato un appello. "Spero che all'interno del nascente Museo che avrà una sede molto simbolica nella vecchia Little Italy vi sia uno spazio dedicato a questo aspetto della nostra emigrazione".











