Scatta il Lippi-bis. Martedi conferenza stampa a Roma
ROMA. La vacanza è finita. Era durata anche troppo per Marcello Lippi, che voleva star fermo 6_7 mesi e si è ritrovato a dover aspettare due anni per tornare su una panchina. Smessi i panni del commentatore, dell'opinionista, del conferenziere, del ct ombra e di quant'altro l'ha tenuto occupato da Berlino a oggi, domani pomeriggio tornerà a parlare da commissario tecnico dell'Italia. Conferenza stampa di presentazione all'Hotel Parco dei Principi, nome e posto degni del Re Mida del calcio italiano. Perchè quello che Lippi tocca diventa oro. Alla Juve ha vinto tutto, se ne è andato, è tornato e ha rivinto. Con la Nazionale si è preso il Mondiale, se ne è andato e ora torna per rivincerlo.
La sua nuova grande sfida. La sua e quella di Abete, che in nome di Lippi ha scaricato Donadoni così come Moggi e Giraudo avevano scaricato 7 anni fa Ancelotti.
"Sono qui per vincere e non mi spaventa", disse l'uomo di Viareggio il giorno del reincarico alla Juve. Dirà più o meno lo stesso domani. Per ora ha fatto sapere solo che è "felicissimo e motivatissimo". Insomma, torna carico Marcello. Si riprende il ‘suo' posto, quello che aveva lasciato a Donadoni con la sua ombra addosso.
Si riprende un'Italia che non è però più la ‘sua' Italia, perchè il gruppo Mondiale è ormai alla fine di un ciclo. Qualcuno, Totti e Nesta, ha già lasciato. Altri lo faranno presto per limiti d'età e logorio. Dovrà quindi ricostruire Lippi, perchè l'Italia di Donadoni era la Nazionale con l'età media più alta agli Europei e non è molto futuribile. Lo affiancheranno i fedelissimi Narciso Pezzotti e Ciro Ferrara, più la new entry Angelo Peruzzi. Il problema per lui, amante della pesca, è che potrà però pescare in un mare che non offre molto. Manca infatti un po' la generazione di mezzo, quelli che dovrebbero fare da trade union tra i trentenni e i ventenni. Ma a Lippi le sfide piacciono. Il gran ritorno alla Juve portò 2 scudetti, 2 Supercoppe italiane e la finale di Champions persa col Milan ai rigori. Insomma, più che una minestra riscaldata fu un ottimo secondo piatto.
Ora gli tocca rifare grande l'Italia, che aveva salutato in cima al mondo e che ritrova fuori dagli Europei. Dovrà togliersi di dosso la ruggine di due anni da disoccupato, prima per scelta e poi per mancanza di offerte vere. Aspettava la grande chiamata, invece l'hanno cercato soprattutto dall'estero, "dalla Turchia e dalla Libia", e lui ha declinato sempre. Intanto si è goduto il mare, la sua barca di 15 metri chiamata Dast dalle iniziali dei figli Davide e Stefania, gli amici, la famiglia. Ha fatto il nonno, ma ha anche girato molto, rilasciando interviste e tenendo conferenze. Si è fatto sedurre dal microfono, accettando di commentare la Champions per Sky. Diceva che senza calcio stava "molto molto molto molto bene" ma dentro di sé è rimasto sempre un allenatore e basta.
Ora rieccolo Marcello il "martello", al reincarico sulla panchina azzurra. Scelta facile facile per Abete, dopo il Donadoni di Guido Rossi. Conosce l'ambiente Lippi, conosce i giocatori e sa bene che (quasi) tutti sono legatissimi a lui. Ma soprattutto sa di avere fiducia praticamente incondizionata. Non dovrà conquistarsela, ce l'ha già. Per quello che fatto, per quello che è.
Uomo duro, intransigente, poco incline alle chiacchierate, severo, puntiglioso, metodico. Poche carezze, tante certezze, pochi cerimoniali, molto dialogo. E poca "diplomazia". Alla Juve arrivò alle mani con Vieri, all'Inter dopo una sconfitta con la Reggina disse: "Se fossi il presidente manderei via subito l'allenatore, poi chiamerei i giocatori e li attaccherei al muro e darei dei calci in culo a tutti". Sa come conquistare i giocatori e quello che serve per costruire una realtà vincente. "Per fare una squadra bisogna creare un gruppo di persone che si rispettano costruttivamente fra di loro", dice. E poi: "Il gruppo si carica da solo se c'è amicizia e rispetto". È questo il Lippi "prendere o lasciare" che l'Italia ha già conosciuto. Così era alla Juve, ma anche Cesena, Bergamo, Napoli hanno conosciuto così quest'uomo che anche dopo aver vinto tutto è cambiato poco: sincero, permaloso, serio, preparato, meticoloso e gran comunicatore di spogliatoio. Debordante a volte, anche se a 60 anni è sicuramente più saggio. I suoi sfoghi, le sue proverbiali parolacce, sono state mitigate dall'età e dall'esperienza. Lippi è stato il Re Mida negli anni 90, "il più bel prodotto di Viareggio dopo Stefania Sandrelli" per l'Avvocato. Ha preso una Juve perdente e l'ha portata a vincere 5 scudetti, la Champions, l'Intercontinentale e Coppe varie nelle due parentesi bianconere. Poi, non sazio, si è preso pure l'Italia perdente dopo il Trap e l'ha portata al trionfo di Berlino. Un vincente, il modo più sicuro per definirlo. Ed è proprio per questo che torna. (Red/ Dire) 15:21 29_06_08 NNNN
Calcio. Lippi: linea guida il rinnovamento
18-11-2008












