Il fatto

K2. Confortola. Lassù è stato un inferno.

04-08-2008

"Lassù è stato un inferno. Durante la discesa, a oltre 8.000 metri, per la quota e la fatica mi sono addirittura addormentato in mezzo alla neve e quando mi sono svegliato non mi rendevo più bene conto di dove mi trovassi". E' quanto Marco Confortola, impegnato nella discesa dal K2 dopo la tragedia dei giorni scorsi, è riuscito a raccontare in pochi minuti via telefono al fratello Luigi. Era da quattro giorni che i familiari non sentivano la sua voce. "Già solitamente Marco parla veloce - spiega all'ANSA il fratello Luigi - e in più il forte vento ha fatto sì che non capissi tutto quello che mi diceva. Mi ha persino accennato qualcosa sulla vetta, ma non ho capito e francamente ora è l'ultimo dei problemi". "Le mani stanno bene - ha anche detto Marco Confortola al fratello - mentre i piedi sono neri per il principio di congelamento. Comunque riesco a camminare e voglio scendere fino al campo base". Ad Agostino Da Polenza, inoltre, l'alpinista ha chiesto qualche consiglio sulla discesa per poi ribadirgli: "Non ho mai mollato in vita mia, non mollo sicuramente adesso". In suo aiuto stanno salendo il compagno di cordata Roberto Manni, oltre a Mario Panzeri e Daniele Nardi, reduci dalla scalata del Broad Peak e ora impegnati nei soccorsi. L'obiettivo é incontrarsi a campo 1, a 5.900 metri, per poi affrontare insieme l'ultimo tratto e scendere a valle prima che arrivi la notte.

ndici morti, compresi i due dispersi: dalle notizie frammentarie che arrivano dal campo base del K2 sembra essere questo il bilancio definitivo della tragedia che si è consumata tra venerdì e sabato sulle pendici sommitali della seconda montagna più alta della Terra. I morti sono: il serbo Dren Madic; il norvegese Rolf Bae; i coreani Hwang Dong-jin, Park Gyeong-hyo e Kim Hyo-Gyeong; due sherpa nepalesi; due portatori d'alta quota pachistani; il francese Hugues d'Aubarede e l'irlandese Gerard McDonnell (questi ultimi due risultano dispersi, ma le possibilità di ritrovarli in vita sono praticamente nulle). "Ci sono rapporti confermati - ha detto alla Reuters il capitano Azeemullah Baig, ufficiale di collegamento dell'esercito pachistano, dal campo base del K2 - della morte di 11 persone, in gran parte stranieri". Sempre all'agenzia di stampa Sher Khan, colonnello in pensione, vicepresidente Club alpino pachistano, ha poi precisato: "Sul K2 quando ci sono dei dispersi vuol dire che sono morti". In questo momento un elicottero dell'esercito pachistano sta sorvolando la montagna per studiare un punto, intorno ai 6.400 metri, dove poter recuperare Marco Confortola - lo scalatore italiano che sta scendendo lentamente per alcuni principi di congelamento - e trasportarlo a valle. Altri due alpinisti olandesi - Wilco Van Rooijen e Cas van de Gevel - sono già stati portati in elicottero a Skardu da dove proseguiranno per Islamabad.

Con il passare delle ore, si comincia a chiarire la dinamica di quanto accaduto negli ultimi giorni sui pendii sommitali del K2, la seconda montagna più alta della Terra. In particolare si è appreso che due portatori, uno sherpa nepalese e un hunza pachistano, al servizio delle varie spedizioni, sono morti mentre cercavano di prestare soccorso ai propri clienti, rimasti bloccati per il freddo e la fatica in alta quota. Dopo il crollo del seracco che ha spazzato via le corde fisse a 8.300 metri, lo sherpa (che faceva parte della spedizione coreana) è riuscito a scendere indenne al campo 4, ma è subito tornato verso l'alto per soccorrere gli alpinisti in difficoltà. Una volta raggiunto il cliente, ha iniziato la discesa, ma entrambi sono scivolati e precipitati lungo le pendici della montagna. L'incidente si è verificato sabato mattina. Stessa sorte anche per un portatore pachistano intervenuto per aiutare gli altri. Gli altri due portatori inseriti nell'elenco delle vittime, un nepalese e un pachistano, sono invece stati travolti dalla valanga caduta a 8.300 metri di quota, sopra il 'traverso', sabato mattina.