La politica

Fini alla festa del PD. Ok al voto per gli immigrati. Ma anche doveri per loro

04-09-2008

FIRENZE. Con un approccio laico e anti ideologico, Gianfranco Fini risponde, dalla festa del Pd di Firenze, alla richiesta di Walter Veltroni di accelerare il ddl sul voto per gli immigrati alle amministrative: avanzare la proposta di voto come fa il Pd, dice il presidente della Camera, "non è una sciagura", ma non può nemmeno essere considerata "criminale" la pretesa che si richiedano dei doveri agli stranieri. Fini, impegnato in un confronto con Giuliano Amato, estende quindi questa impostazione pragmatica anche ai temi della giustizia e delle riforme, sulle quali auspica il dialogo e "un avvicinamento delle posizioni". E le parole del leader di An sul palco della Fortezza da Basso sono seguite da un pubblico attento e rispettoso.
"Il diritto di voto amministrativo per alcune categorie di stranieri residenti in modo regolare e da un certo numero di anni in Italia _ osservato Fini, che quattro anni fa aveva fatto la stessa proposta di Veltroni, spiazzando la sua An _ non va visto né come ipotesi sciagurata né come garanzia assoluta di integrazione, perché va ricordato che alcuni stranieri hanno già il diritto di voto e sono quelli appartenenti ai 27 Paesi dell'Unione Europea compresi quelli che, come Bulgaria e Romania, non hanno dimostrato una reale volontà di integrazione".
Insomma, "diritti e doveri vanno insieme" e come "non è criminale" chiedere i primi per gli immigrati, non lo è pretendere che questi rispettino dei doveri: "E i doveri sono avere un lavoro, un domicilio, rispettare le leggi e pagare le tasse".
"Questa discussione _ dice ancora Fini _ merita di essere approfondita ragionando non solo sul diritto di voto ma su tutto ciò che è acquisizione della cittadinanza. Pensare che l'integrazione sia garantita solo dal diritto di voto è illusorio".
Se dunque Fini assicura un approccio laico da parte del Pdl al tema dei diritti degli stranieri, chiede lo stesso approccio al Pd su tema dei doveri. E infatti invita il partito di Veltroni a non "criminalizzare" le iniziative del governo tese ad accertare l'identità dei minori (come quella sulle impronte digitali, ad esempio). Inoltre, secondo il numero uno di Montecitorio, questa impostazione va estesa anche agli altri temi nell'agenda della ripresa politica, a partire dalla riforma della giustizia su cui, dice, "sarebbe utile cercare di avvicinare le posizioni".
"Mi auguro _ aggiunge Fini _ che ci si confronti seriamente, senza dare al dialogo un valore ontologico. Solo chi è insicuro delle proprie idee ha paura del confronto. Si dialoga e, se si trova l'intesa, si sottoscrive con convinzione. Se invece non la si trova, le elezioni servono per stabilire una maggioranza e un'opposizione".
Quanto alle riforme istituzionali, a partire dal federalismo fiscale, Fini annuncia che nella sua qualità di presidente della Camera promuoverà un "confronto ampio non solo con gli enti locali ma anche con il mondo accademico, le forze sociali e sindacali e con chi non è più in Parlamento ma rappresenta una parte importante del Paese". E, con lo stesso spirito, liquida come "fuori luogo" le polemiche, "da destra e da sinistra", che hanno investito Amato per la decisione di accettare la presidenza della Commissione per Roma, voluta dal sindaco Gianni Alemanno.
Nella stessa ottica post_ideologica, Fini invita l'opposizione a non strumentalizzare le affermazioni "propagandistiche" della Libia sul recente accordo