La città

Bronx. Stella d'Oro, biscotti amari. I dipendenti in sciopero da tre settimane. La proprietà non vuole rinnovare il contratto

di Riccardo Chioni

04-09-2008

Soltanto lo sferragliare della metropolitana sopraelevata che segue Broadway, all'angolo con 237th Street nel Bronx, riesce a smorzare gli slogan scanditi dai dipendenti della società di biscotti Stella D'Oro, in sciopero da tre settimane dopo la rottura delle trattattive, a distanza di due mesi dalla scadenza del contratto di lavoro e senza neppure una parvenza di negoziato in vista.  
All'unisono le maestranze che hanno incrociato le braccia, all'ingresso della fabbrica  ripetono "We are Stella", "No union no work", "No contract no cookies", "No benefict no way" e nella ricorrenza del Labor Day ai picchetti composti da uomini e donne, molti con decenni di lavoro alle spalle nella fabbrica Stella D'Oro, si sono aggiunte autorità locali e rappresentanti eletti al Parlamento statale, in difesa dei diritti acquisiti dai lavoratori in sciopero.  
Olimpio Trombetta, da 26 anni dipendente di Stella D'Oro, spiega ad America Oggi perché il sindacato Local 50 Bctgm ha deciso per l'azione di confronto dopo l'interruzione delle trattative.  "Ci vogliono togliere i dodici giorni di malattia di cui disponiamo ora, abbiamo cinque settimane di vacanza e vogliono eliminare l'incremento con l'anzianità, delle quattordici feste riconosciute. Ne vogliono eliminare quattro, ci dovremo pagare il 20 per cento dell'assicurazione contro le malattie, inoltre la settimana dovrebbe essere da lunedì a sabato, ma non in regime straordinario. Ecco - prosegue -, queste sono le condizioni che vorrebbe imporre la proprietà con il nuovo contratto non più della durata di tre, ma di cinque anni".  
Sul pennone della fabbrica sventola il Tricolore sin dalla nascita di Stella D'Oro 75 anni fa e non a caso: non solo perché un padiglione è stato eretto letteralmente da italoamericani per la famiglia Felice Zambetti titolare di allora dell'azienda, ma anche perché una buona fetta di uomini e donne che vi lavorano sono italoamericani.  "All'inizio eravamo quasi cinquecento, poi mano mano che l'azienda è passata di mano, siamo rimasti soltanto la metà" sottolinea Trombetta che a proposito della nuova proprietà Ringwood Partners dice "guardano soltanto al loro portafogli, non esiste più la persona, la sua esperienza e professionalità. Con i soldi possono comprare ciò che vogliono, ma non possono comprare l'esperienza pluri decennale di molti di noi".  
La nuova proprietà aveva acquisito Stella D'Oro con la clausola del rispetto del contratto in corso, ma quando questo è giunto lo scorso 29 giugno alla sua scadenza naturale, la Ringwood Partners ha lasciato tutti di stucco con una proposta di contratto assolutamente improponibile - a detta del sindacato - senza neppure una minima intenzione di negoziare.  
"Hanno detto che sono i padroni e che sono loro a dettare le regole, noi dobbiamo lavorare e zitti" racconta Trombetta, riferendosi al primo e unico incontro al tavolo negoziale col sindacato Bakery, Confectionery, Tabacco and Grain Millers International Union Local 50.  
Mentre l'agitazione prosegue giorno e notte fuori dalla fabbrica, fino a ieri non era in calendario alcun prossimo incontro tra le parti.  "Ognuno di noi ha ricevuto una lettera in cui la nuova proprietà spiega che la retribuzione oraria calerà di un dollaro per i prossimi cinque anni, così allora porteremo a casa una paga ancora più leggera di quella attuale. Senza contare che vogliono assolutamente cacciare il sindacato dalla fabbrica".  
Stella D'Oro ha assunto temporaneamente personale non pratico del mestiere - qualcuno sostiene una sessantina di persone - attraverso agenzie telematiche.  "Queste persone, che solo loro sanno quello che stanno facendo, lavorano senza contratto, senza benefici, senza esperienza, al minimo della paga" precisa Trombetta.  
Pasquale Priamo, da 28 anni alle didendenze di Stella D'Oro dice "ci sono italiani che lavorano in questa fabbrica da oltre quaranta anni e adesso rischiano il posto di lavoro, perché la proprietà ci ha scritto che se non rientriamo entro una certa data, lo perderemo".  
Joyce Alston, presidente del sindacato, sostiene che la proprietà è andata al tavolo del negoziato con un contratto già scritto, senza neppure valutare una discussione.  "Se i dipendenti accettassero questo contratto perderebbero la protezione sindacale e da allora il datore di lavoro potrebbe fare ciò che vuole, quando vuole. Un dollaro in meno all'ora per cinque anni, significa che allora guadagnerebbero meno di adesso. La gente - aggiunge la sindacalista - non si sta rendendo conto di quanto sta accadendo in questo Paese. Credo che i lavoratori abbiano diritto ad una condizione migliore. Il sindacato è pronto ad assumere tutte le iniziative necessarie e saremo qui fino a quando non si sarà risolta questa condizione".  
La senatrice statale che rappresenta il distretto, Ruth Hassell Thompson sostiene che "la proprietà non dimostra alcun rispetto per i suoi dipendenti che hanno contribuito a costruire questa comunità e questa comunità non si tocca. Siamo qui - sottolinea - per negoziare il futuro di Stella D'Oro e dei suoi dipendenti. Non possiamo accettare un contratto che annullerebbe i diritti acquisiti dei lavoratori".  
Le fa eco l'onorevole Jose Rivera il quale dice "non possiamo regredire, vogliamo migliorare e a questa società vogliamo inviare un messaggio chiaro: ascoltate le richieste delle maestranze, altrimenti il sindacato lancerà il boicottaggio dei prodotti Stella D'Oro".  
Il deputato statale Michael Benedetto ai dipendenti in sciopero ha raccontato che sin da piccolo sulla tavola di famiglia erano sempre presenti i biscotti Stella D'Oro, che però adesso non ci sono più. Fino a quando non cesserà lo sciopero e sarà rinnovato il nuovo contratto di lavoro".  E quando è stato chiesto quando potrebbe iniziare il boicottaggio dei dolciumi, in coro gli scioperanti hanno risposto "quando lo decideremo con la nostra comunità".
Nella foto alcuni dipendenti in sciopero