McCain riparte con Sarah all'attacco degli Stati-chiave
ST.PAUL. Lo statista esperto, pronto a "ripulire Washington" e aperto al dialogo con gli avversari, e la sua aggressiva controparte, una vice d'assalto e di sfondamento. Dalla Convention repubblicana di St.Paul, John McCain e Sarah Palin sono ripartiti con il vento in poppa dei sondaggi e dell'entusiasmo della base conservatrice e con una missione precisa: convincere l'America in due mesi che il vero cambiamento è la coppia 'Maverick-Barracuda', e non Barack Obama.
Le prime rilevazioni fatte durante la Convention sembrano dar ragione all'azzardo, da parte di McCain, di scegliere la Palin. Per la Cbs i due sfidanti per la Casa Bianca sono pari, 42-42 per cento, e Obama ha visto evaporare il vantaggio con cui era uscito dalla Convention di Denver. Le rilevazioni di Gallup (48-44) e Rasmussen (48-46) offrono vantaggi minimi a Obama e la media nazionale dei sondaggi lo vede avanti ora solo del 3 per cento.
Per cavalcare l'onda, finita la pioggia di palloncini che ha salutato il discorso dell'investitura di McCain in Minnesota, i candidati repubblicani si sono subito lanciati verso gli stati-chiave che decideranno il voto di novembre. A Cedarburg, in Wisconsin, hanno trovato ad accoglierli ieri 11mila persone: numeri fino a ora riservati solo agli eventi elettorali del candidato democratico. "Non è la più grande 'running mate' nella storia di questa Nazione?", ha gridato McCain alla folla, indicando Sarah. E lei, seguendo un copione che d'ora in poi si ripeterà, ha azzannato Obama: "Quando uno si scopre profondamente nel torto su una questione vitale di politica nazionale - ha detto la Palin, parlando del ritiro delle truppe dall'Iraq - cerca di trovare conforto fingendo che fossero nel torto anche gli altri. Ma lo è solo lui". Archiviate le Convention di partito di Denver e St.Paul, calato il sipario su due settimane tumultuose per la politica americana - dal trionfo di Obama in Colorado al terremoto dell'entrata in scena della governatrice dell'Alaska - le strategie della volata finale sono ora chiare.
I democratici punteranno a dipingere McCain come un clone di George W. Bush e una sua vittoria come un terzo mandato del presidente screditato. "A St.Paul è stata approvata la piattaforma elettorale più conservatrice da decenni", ha scritto lo staff di Obama in una email inviata nella notte a milioni di sostenitori, mentre McCain era ancora sul palco. Il senatore dell'Arizona, forte della storia personale di 'maverick', cane sciolto della politica, replicherà proponendosi come alfiere di un cambiamento "di cui ci si può fidare", da contrapporre all'inesperienza di Obama.
Nello stesso tempo, McCain cercherà di convincere gli indecisi mostrandosi pronto a lavorare con democratici e indipendenti. "Tenderò la mano - ha detto sul palco di St.Paul - a chiunque mi aiuterà a far muovere di nuovo questo paese". Gli strateghi repubblicani hanno avuto vita dura a trovare il modo di far apparire McCain quasi come il candidato dell'opposizione al partito che ha dominato il Congresso per dodici degli ultimi 14 anni e siede alla Casa Bianca da otto.
La fama di bastian contrario che porta addosso e quelle che McCain ha definito "le cicatrici" delle proprie scelte anticonformiste, da sole non sarebbero probabilmente bastate a dargli le armi per tentare di scippare a Obama la parola-mantra delle elezioni, 'cambiamento'. Ed ecco quindi la temeraria mossa di lanciare la Palin, che ha superato a pieni voti la prima prova del fuoco: il suo discorso di mercoledì notte, il secondo più seguito in Tv nella storia delle Convention (dopo quello di Obama), è stato unanimemente giudicato un trionfo. E quando giovedì notte si è presentata sul palco al fianco di McCain, sulle note della hit anni '70 'Barracudà (il soprannome della governatrice), l'Xcel Energy Center le ha riservato l'entusiasmo che non aveva suscitato il discorso stile 'Stato dell'Unione' del candidato presidente. Ma il difficile per lei viene ora, con le interviste Tv a rischio di gaffe e il dibattito del 2 ottobre contro l'esperto numero 2 democratico, Joe Biden. Se i sondaggi nazionali sembrano dar motivi di sorriso a McCain, quelli che riguardano la Palin continuano a indicare che metà degli americani non la ritengono pronta per la Casa Bianca e non sono tranquilli a saperla a un passo dallo Studio Ovale, al fianco di un presidente 72enne. Al di là delle rilevazioni nazionali, poi, quelle negli stati che contano raccontano uno scenario complesso.
McCain rischia di perdere Ohio e Virginia, dove è alla pari con Obama, e anche la Florida non è sicura per lui. In Colorado e New Mexico è testa a testa e l'impresa per McCain di vincere in Michigan e Wisconsin, gli stati che ha visitato subito dopo St.Paul, è ardua. Ma l'ex prigioniero del Vietnam è uno che si esalta quando deve rincorrere, come St.Paul ha ricordato a tutti anche visivamente. Sul palco sono sfilati a lodare McCain, uno dopo l'altro, candidati che lo avevano sottovalutato nella corsa alla nomination repubblicana quando l'anziano senatore, un anno fa, era considerato politicamente morto. Romney, Thompson, Giuliani e Huckabee hanno fatto da comparse alla cerimonia di incoronazione di McCain, in gran parte perché si ritenevano più forti di lui.












