Economia

Economia USA. Disoccupazione al 6,1 % ad agosto

di Paolo Di Castro

06-09-2008

WASHINGTON. Il tasso di disoccupazione schizza ai massimi degli ultimi cinque anni e i timori di una recessione tornano a farsi acuti. La decisa revisione al rialzo del pil del secondo trimestre (+3,3%) sembra lontana anni luce: la doccia fredda giunta dal dipartimento del Lavoro costringe a tornare con i piedi per terra e ad accantonare i facili ottimismi.
Lo scorso mese il tasso di disoccupazione è salito al 6,1%, ai massimi da settembre 2003, mentre i posti di lavoro persi, per l'ottavo mese consecutivo, sono stati 84.000. Complessivamente dall'inizio dell'anno l'economia americana ha soppresso 605.000 posti. I numeri del dipartimento del Lavoro "sono deboli" e aumentano "le possibilità che siamo già in recessione", afferma l'ex presidente della Fed di St. Louis, William Poole.
"Persistono condizioni di recessione nel mercato del lavoro. Le famiglie che lavorano sono in difficoltà. Otto mesi consecutivi di perdita di posti di lavoro segnalano storicamente che l'economia è in recessione. Se qualcuno si sta ancora grattando la testa per stabilire se ci siamo o meno, può tranquillamente smettere di farlo", sottolinea invece Jared Bernstein dell'Economic Policy Institute. A confermare la situazione di crisi degli americani, e a peggiorare un quadro congiunturale già fatto di luci e ombre, giungono anche le rilevazioni sui pignoramenti, saliti nel periodo aprile-giugno a livelli record da 30 anni.
Nel secondo trimestre - in base ai dati della Mortgage Bankers Association - i pignoramenti immobiliari sono aumentati all'1,19%. Il totale delle case pignorate è inoltre salito al 2,75%, quasi il triplo rispetto ai tempi del 'boom' immobiliare, finito nel 2005. La quota di prestiti ipotecari in ritardo con il pagamento delle rate è arrivata inoltre al 6,41%, record assoluto, contro 6,35% precedente.
La fotografia del mercato del lavoro aumenta le pressioni sulla Fed: se da un lato i buoni del Tesoro sono aumentati subito dopo i dati sulla disoccupazione lasciando intravedere un possibile taglio del tasso di riferimento, analisti e operatori per il momento propendono per il mantenimento dello status quo nella prossima riunione e fino a quando il quadro non sarà più chiaro. La revisione al rialzo del pil del secondo trimestre ha momentaneamente placato le paure recessive, tornate ora alla ribalta.
La fine del pacchetto di stimolo fiscale, che ha spinto finora i consumi, e il graduale riapprezzamento del dollaro (la cui debolezza ha finora aiutato le esportazioni statunitensi) fanno prevedere un netto rallentamento dell'economia statunitense nella seconda parte dell'anno, in linea con la revisione al ribasso delle stime di crescita della Fed. Nel definire la propria politica monetaria, la Fed terrà conto anche del mercato del lavoro, per il quale gli analisti stimavano per agosto un tasso di disoccupazione invariato al 5,7% e la perdita di 75.000 posti.
Degli 84.000 posti soppressi lo scorso mese, 61.000 sono stati persi nell'industria a causa delle difficoltà del comparto automobilistico. Il settore della distribuzione ne ha invece cancellati 20.000, mentre nel comparto della costruzione ne sono stati soppressi 8.000. Il dipartimento del Lavoro spiega che l'aumento del tasso di disoccupazione in agosto è legato all'arrivo sul mercato del lavoro dai giovani fra i 16 e i 24 anni.