Una mamma può dire no agli psicofarmaci per il figlio
Cara Laura,
mi trovo davanti a un dilemma e non so che strada prendere. Il problema riguarda mio figlio, che ha otto anni e da circa due sta soffrendo di... nervosismo. Io lo chiamo così, ma i medici non hanno esitato a definirla ADHD. ossia disturbo da deficit dell'attenzione e iperattività.
Da molto tempo ormai ho adottato il metodo di consultare più medici sui problemi che giudico più gravi. Per fortuna ho avuto bisogno poche volte di fare questi "riscontri incrociati". Di solito si sono risolti subito: io mi faccio fare la diagnosi da più di un medico e poi decido in base al mio buon senso e a quella che mi sembra la diagnosi più affidabile.
Ma questa volta sono andata completamente nel pallone, perché non so più come gestire il problema di mio figlio. Non riesce più a concentrarsi a scuola, la notte dorme male e poco, è ribelle e insoddisfatto.
Continuo a diffidare degli psicofarmaci e non riesco a cominciare la cura con il Ritalin, che tutti i medici finora consultati mi hanno consigliato. Cosa devo fare?
Maria Rita
Penso che sia giusto consultare più di un medico. Se però, nonostante questo, non sei convinta di nessuna delle cure che ti propongono, segui il tuo intuito. Quando si tratta dei nostri figli non sbagliamo mai. Il problema del tuo avrà senz'altro un'origine psicologica. I medici ormai sono tutti inclini a far assumere psicofarmaci ai pazienti. Il Ritalin è molto discusso perché finora non se ne conoscono bene le proprietà, ma solo gli effetti sul sistema nervoso centrale. Se non vuoi darlo a tuo figlio, non farlo! Cerca un terapista che non ti costringa a trattamenti del genere. E cerca di fare tu stessa da terapista: è di certo il metodo più efficace.
Scrivete a: Laura, c/o America Oggi,
55 Bergenline Ave., Westwood, N.J., 07675
Temo che mia figlia mi nasconda qualcosa
05-01-2009








