La politica

Napolitano. Temo euroscetticismo, serve più attivismo in politica estera

07-09-2008

CERNOBBIO (Como). Ha premesso che definire il suo intervento in teleconferenza dal Quirinale con il workshop Ambrosetti a Cernobbio come un discorso poteva apparire "sproporzionato". Davanti a banchieri, imprenditori, rappresentanti di governi e della politica, però, quello del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stato comunque un monito: ci sia da parte di tutti una maggiore convinzione nel portare avanti il processo di integrazione europea, alla luce di un rinnovato euroscetticismo, rappresentato anche dalla bocciatura del Trattato di Lisbona dal referendum popolare irlandese.
"Guardo anch'io _ ha affermato Napolitano _ alle elezioni europee del prossimo anno con apprensione perché nei nostri Paesi si è diffuso un certo euroscetticismo".
A questo fenomeno _ secondo il capo dello Stato _ c'é una risposta "semplice o semplicistica" e cioé quella secondo la quale l'Europa "non dimostra capacità di risposta alle esigenze dei cittadini". "Questa però _ ha precisato _ è una risposta troppo facile perché by_passa il nodo di responsabilità politica che i dirigenti e la classe politica dei paesi membri devono avere. E' necessario che parlino ai cittadini per spiegare cosa è stata e quali sono le potenzialità dell' Europa".
Proprio partendo dalla bocciatura dell'Irlanda del Trattato di Lisbona, Napolitano ha suggerito le possibili soluzioni per non interrompere il processo di integrazione: "Può essere forte l'Unione Europea _ si è chiesto _ se il dissenso anche di un solo Stato membro suscita il timore di una paralisi?". La risposta è stata chiara: "Si può prospettare un'integrazione differenziata pensando ad un cooperazione rafforzata tra paesi che possono avere un passo più spedito".
Inoltre, si è chiesto: "Si può mettere in discussione la regola dell' unanimità anche in campi in cui è un tabù come quelli sui Trattati? Questi sono interrogativi tutt'altro che nuovi, sempre elusi ma che testardamente i problemi li risollevano".
Un intervento quindi accorato perché Napolitano ha anche voluto precisare che arriva da un uomo che è "un convinto ma problematico credente della causa europea". L'allargamento dell'Unione europea a 25 membri è stato un fatto storico ma il rischio della paralisi sembra evidente quando anche il voto di un solo Paese può bloccare il processo di integrazione.
"Non possiamo negare _ ha proseguito Napolitano _ il danno di immagine sia per la costituzione di istituzioni da tempo decise che per la credibilità nell'Unione Europea nella capacità di decidere, cambiare se stessa e sviluppare in futuro il suo ruolo".
E' la politica, secondo il presidente della Repubblica, che deve avere un ruolo predominante e ai responsabili dei governi dei Paesi membri, ma anche all'intero ceto politico, ha lanciato il monito di non utilizzare l'Europa come un alibi: "Bisogna dire chiaro ai cittadini che tutte le scelte vengono fatte con il concorso dei governi e del Parlamento europeo. Basta usare l'Europa come alibi".
Napolitano infine ha auspicato un sempre maggiore protagonismo dell'Europa in politica estera in questo momento storico, tratteggiato da crisi economiche e geopolitiche, e ha registrato come positivo il segnale arrivato nei giorni scorsi dal Consiglio europeo davanti alla crisi della Georgia: "Si è riusciti, non dirò miracolosamente, ma al di là di meno rosee e realistiche previsioni ad esprimere una posizione unanime", anche se "le tensioni non sono mancate e restano abbastanza visibili".