Dal Mondo

Pakistan, vedovo di Benazir Bhutto, presidente

07-09-2008

NEW DELHI. Come largamente annunciato, Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto e copresidente del Partito del popolo pachistano (Ppp) ha vinto ieri le elezioni presidenziali in Pakistan. Mentre parlamentari e grandi elettori votavano, nel capoluogo del turbolento Nord Ovest, Peshawar, un attentato suicida ha fatto decine di vittime. Zardari, secondo i dati ufficiosi della commissione elettorale, ha avuto 481 voti sui 702 totali ottenendo la maggioranza dei consensi nel senato, nell'assemblea nazionale (la camera bassa) e nelle quattro province in cui è diviso il paese.
Nella provincia del Sindh, la cui capitale Karachi è stata per anni il luogo dove la famiglia di Zardari e quella della Bhutto hanno vissuto, il nuovo presidente pachi-stano ha conquistato tutti i 65 voti disponibili.
Molto distanti i due altri candidati: l'ex giudice Saeed-uz-Zaman Siddiqui della Lega pachistana musulmana-N (Pml-N) di Nawaz Sharif e Mushahid Hussain Syed della Lega pachistana musulmana-Q (Pml-Q) vicina all'ex presidente Musharraf.
Ma neanche nel giorno che molti in Pakistan definiscono ‘storico' (il ministro degli esteri Qureshi a caldo ha commentato l'elezione come la svolta del paese), è cessato il rumore delle bombe.
Mentre il vedovo della Bhutto si assicurava il 90% dei consensi, infatti, nella Provincia della frontiera di Nord Ovest (NWFP), nel capoluogo Peshawar un attentato kamikaze con un'autobomba ha ricordato a tutti che possono cambiare i presidenti e i governi, ma nel paese la minaccia terroristica interna ed esterna è ancora grave.
L'attentato, che ha fatto almeno 30 morti e oltre 80 feriti, ha colpito un posto di controllo della polizia sulla Kohat Road, facendo crollare tre palazzi attorno e distruggendo un mercato. Sotto le macerie c'é ancora un numero imprecisato di persone.
Secondo la polizia locale, l' "atto di terrorismo" di ieri é legato alle operazioni militari che l'esercito da mesi sta compiendo contro i guerriglieri integralisti islamici taleban nelle zone tribali del Nord ovest. Zardari in una telefonata con Condoleezza Rice - secondo quanto ha rivelato il segretario di stato Usa - ha ribadito ieri il suo appoggio incondizionato alla guerra al terrorismo.
Una scelta dettata soprattutto dalla necessità di non perdere gli ingenti finanziamenti di Washing-ton. Ma nei giorni scorsi il governo di Islamabad ha protestato duramente per i sempre più frequenti raid americani contro presunte postazioni taleban in Pakistan nord occidentale, denunciando l'uccisione di civili.
Ieri addirittura il ministero della Difesa ha annunciato di aver bloccato i rifornimenti di carburante alle forze della coalizione a guida Usa dispiegate in Afghanistan, fermando le autocisterne al valico nord occidentale di Torkham.
La preoccupazione maggiore dei rivali di Zardari è che il vedovo di Benazir possa diventare un secondo Pervez Musharraf, il compagno di scuola che ha sostituito alla più alta carica pachistana dopo le dimissioni dell'ex generale di fronte alla prospettiva di una procedura di impeachment.
Zardari, infatti, non ha acconsentito prima delle elezioni ai cambiamenti costituzionali richiesti dai partiti alleati che avrebbero limitato i poteri del presidente, aumentati da Musharraf. Appena eletto, però, ha voluto tranquillizzare tutti annunciando che ‘il presidente dovrà essere subordinato al parlamentòo'.
Il vedovo di Benazir - che ha evitato di chiarire se lascerà il ruolo di presidente del partito che occupa insieme al figlio Bilawal - ha ricordato il detto di sua moglie secondo cui "la democrazia è la migliore vendetta".
E il fantasma dell'ex primo ministro uccisa in un attentato il 27 dicembre scorso, è aleggiato per tutto il giorno sia dentro l'aula del parlamento dove si votava, sia per le strade di tutto il Pakistan. Alla notizia della vittoria di Zardari, migliaia di sostenitori del Ppp sono scesi per strada non per gridare il nome del nuovo presidente, ma quello di Benazir.
Lo stesso nel parlamento, dove molti parlamentari hanno inneggiato alla prima donna a divenire premier in Pakistan.
Con Zardari, ad assistere alle operazioni di votazione, le due sue figlie Bakhtawar, che teneva in mano un poster con la foto della madre, e Asifa. Quello di Benazir sarà una presenza che Zardari non potrà mai rimuovere.
Finora, la cosa ha giovato al figlio di un proprietario di cinema, catapultato alla presidenza del più grande partito pachistano e, ora, a quella del paese, passando attraverso anni di galera per accuse di omicidio e corruzione, con il nomignolo di mister 10%.