Long Island. La disavventura del chirurgo Ermanno Trabucco. Banca Intesa ammette l'errore ma non vuol saperne di pagare
L'equivoco spesso gioca brutti scherzi e a volte può costare molto caro, ma una volta chiarito tutto torna normalmente a posto. Questo non è accaduto invece al professor Ermanno Trabucco, notissimo chirurgo italiano che vive negli Stati Uniti ormai da quasi 60 anni. Trabucco, titolare di 100 mila titoli azionari della NEM (Newmont Mining), nel febbraio del 2007 comunicò telefonicamente, al suo agente in Italia, l'intenzione di acquistare ulteriori 50 mila azioni. L'agente travisò le parole e, invece di acquistare, le vendette. Oggi l'istituto bancario (San Paolo Intesa Banco di Napoli) non ne vuole sapere di rifondere il suo cliente del danno subito (il titolo ha avuto un forte rialzo). Ne "L'equivoco stravagante" di Gioachino Rossini, il protagonista di nome Ermanno riesce a sposare la sua adorata grazie, appunto, a un equivoco. Altra storia altro argomento, ma all'omonimo professor Trabucco non è andata altrettanto bene. E sicuramente "stravagante" è stato l'atteggiamento di uno dei più grandi gruppi bancari d'Italia, nei confronti di un cliente che non si può certo definire "da pochi quattrini".
Ma veniamo ai fatti, secondo quanto racconta Ermanno Trabucco, che ora vive a Muttontown, Long Island (NY): "Telefonai al signor Zito, il mio agente finanziario del Banco di Napoli, oggi Intesa San Paolo, chiedendogli di acquistare altre 50 mila azioni NEM, oltre alle 100 mila che già detenevo - spiega Trabucco -. Il titolo, in quel momento, era quotato a 47,50 dollari. Lui intese invece di vendere e così fece. La telefonata è stata registrata e non ci sono dubbi circa le mie intenzioni. Tuttavia mi accorsi dell'errore solamente il primo novembre del 2007, quando decisi di trasferire le 150 mila azioni che credevo di avere, qui negli Stati Uniti, alla American Brokerage. A quel punto Zito mi informò che mi rimanevano solamente 50 mila azioni e si accorse, sentendo anche la registrazione della telefonata, del grosso errore in cui era incappato. In quel momento l'azione era passata a 54 dollari l'una, con una differenza dunque di circa 7 dollari. Il danno nei miei confronti è di immediato riscontro, circa 700 mila dollari".
Così comincia l'avventura del Signor Bonaventura, recitava l'incipit di un fumetto creato dalla matita di Sergio Tofano e popolare in Italia fino agli anni ‘50. Lettere su lettere, documenti e telefonate a iosa, ma il fatidico biglietto da "un milione" che il simpatico personaggio dei fumetti riceveva alla fine di ogni disavventura, a Trabucco non è mai arrivato.
"Mi contattò il direttore della Private Banking del Banco di Napoli, Scialoia, proponendomi il riacquisto da parte della banca e l'accredito sul mio conto solo di 50 mila delle 100 mila a-zioni mancanti - ricorda Trabucco -. Mi rifiutai dicendo che volevo il reintegro sul mio conto e il trasferimento delle 150 mila azioni alla American Brokerage. A quel punto Scialoia mi propose di utilizzare i soldi sul mio conto per riacquistare le azioni, onde evitare difficoltà burocratiche. Mi avrebbe poi accreditato la cifra di 700 mila dollari, che rappresentava il danno da me subito. Furono acquistate con i miei fondi le 100 mila azioni della NEM e, unitamente alle altre 50 mila, furono trasferite al mio broker americano. Ma Scialoia non ripianò mai i 700 mila dollari sul mio conto e non comunicò ai suoi superiori il problema, prima di andare in pensione nel dicembre dello stesso anno. Non ne sapeva nulla neppure il suo successore, Rinaldi". Di questo particolare Trabucco non ne venne a conoscenza fino al gennaio del 2008, quando telefonò all'agente di borsa, Zito, per chiedere se il problema fosse stato risolto. Ma il capitale non era ancora tornato sul suo conto e il nuovo direttore era all'oscuro di tutto. Trabuccò inviò così a Rinaldi una lettera dove esponeva i fatti.
Alcuni giorni dopo, l'11 febbraio, il nuovo direttore incontrò a Milano la nipote dell'illustre professore, pure lei responsabile di una filiale di Banca Intesa, dicendo di avere mandato dall'amministratore delegato Molisani. Egli mostrò una documentazione che illustrava un conteggio dei danni subiti da Trabucco e che registrava una perdita di poco più di 184 mila dollari, proponendo un ripianamento della cifra in tre anni.
"Mi sentii preso letteralmente in giro - si sfoga amaramente Trabucco - quando ricevetti la telefonata di mia nipote che mi illustrava la proposta di Rinaldi, al quale telefonai il giorno seguente estremamente seccato, soprattutto quando cominciò a insistere per venire a New York per discutere personalmente la proposta. Mi rifiutai categoricamente di ragionare partendo da quei presupposti. Così poco dopo ricevetti la telefonata della responsabile commerciale di Intesa San Paolo, Alessandra Vitale. Scusandosi, mi disse che il dottor Rinaldi aveva sbagliato i conti e che il danno era effettivamente di 700 mila dollari, proponendo il ripianamento di metà della cifra".
Il "mercato del bestiame" finisce qui; dopo il diniego di Trabucco a trovare una soluzione di compromesso sulla base proposta dalla banca, arriva una lettera dove viene ricordato che il reclamo del cliente doveva essere presentato entro 60 giorni e che l'istituto era disponibile a discutere solamente nei termini già esposti. Ancora una sequela di lettere nelle settimane successive fino a quando Trabucco non decide di percorrere le vie legali e a rivolgersi alla Banca d'Italia, per denunciare il comportamento scorretto da parte della banca. Il governatore Mario Draghi risponde poco tempo dopo che la Banca d'Italia ha provveduto ad avviare un'indagine conoscitiva.
"Sono intenzionato a riferire dell'accaduto la US Security and Exchange Commis-sion e a portare la causa, per competenza, negli Stati Uniti". Un bel pasticcio per una vicenda che poteva essere risolta diversamente. Fonti bancarie riferiscono che in casi come questo, l'istituto di credito che ha commesso l'errore ed è costretto a rifondere cifre di una certa entità, caricano l'ammontare sui fondi di investimento, spalmandolo su ciascuna quota. Risultato, la banca in realtà non tira fuori una lira.
L'amministratore in Italia di Ermanno Trabucco, Claudio Farina spiega che "Da parte della banca non c'è in realtà volontà di trovare un accordo. Quando ci si trova di fronte a un palese errore, non ci sarebbe neppure bisogno di cercare una transazione. Credo che di base ci sia stata una mancata comunicazione con i vertici aziendali, mi pare strano in altri termini che il più grosso gruppo bancario italiano debba risolvere una controversia con clienti importanti come Trabucco con tale superficialità".
Di sicuro, non si tratta di un bel biglietto da visita per un'Italia che in altri settori sta invece dimostrando di potersi ritagliare spazi di primo piano nel panorama economico e comerciale internazionale. Intesa Sanpaolo è un istituto bancario italiano attivo dal 2 gennaio 2007, nato dalla fusione tra Banca Intesa e Sanpaolo IMI e ha sede legale a Torino e sede secondaria a Milano. La fusione tra le due banche, annunciata ad agosto 2006, si è poi concretizzata nel dicembre dello stesso anno. È la seconda banca italiana per capitalizzazione, la terza nell'area Euro con 68,8 miliardi di euro.
Giovanni Bazoli (nella foto) è presidente del Consiglio di sorveglianza della banca Intesa Sanpaolo e presidente della finanziaria Mittel. Discende da un'importante famiglia bresciana, impegnata in politica fin dall'inizio del XX secolo (il nonno Luigi Bazoli fu tra i fondatori del Partito Popolare nel 1919, il padre fu deputato all'assemblea costituente). È stato docente di Diritto amministrativo e Diritto pubblico dell'Economia all'Università Cattolica di Milano. Amministratore del Banco San Paolo di Brescia nel 1982, fu chiamato dall'allora ministro del Tesoro Nino Andreatta per contribuire al salvataggio del Banco Ambrosiano, travolto dallo scandalo Calvi.
Chi è Trabucco
Ermanno Trabucco si è laureato in Medicina all'Università di Napoli nel 1950 e dopo aver prestato servizio per tre anni come ufficiale medico nella Marina Italiana, si è trasferito negli Stati Uniti nel 1953, dove si è specializzato in Chirurgia Generale.
In America Trabucco è stato tra i pionieri della chirurgia ambulatoriale e tra gli anni ‘60 e ‘70 ha cominciato a specializzarsi nella chirurgia dell'ernia.
Il 15 gennaio del 1977, per la prima volta negli Stati Uniti, ha effettuato il primo intervento d'ernia in un ambulatorio di base. L'operazione fu portata a termine presso il Trabucco Hernia Institute, che era anche il suo studio privato. Nei seguenti 21 anni ha realizzato più di 6.500 interventi senza alcuna mortalità. Nell'82 ha iniziato a viaggiare frequentemente verso l'Italia, introducendo il concetto di chirurgia ambulatoriale dell'ernia, tenendo un centinaio di conferenze nelle più famose scuole di medicina italiane.
Grazie a questa tecnica, che consiste nell'applicazione di una speciale garza nella parte soggetta all'intervento (in anestesia locale), il paziente può tornare a casa dopo sole due ore e tornare al lavoro in 2-3 giorni. Prima, i pazienti erano costretti a una degenza ospedaliera di 14 giorni e a una convalescenza di circa due mesi.
La speciale garza viene prodotta dallo stesso professor Trabucco grazie alla sua azienda, Herniamesh Srl, che ha sede a Chivasso, nei pressi di Torino. Il 70 per cento della produzione viene esportata in tutto il mondo e il cosiddetto "metodo Trabucco" viene praticato nella quasi totalità degli interventi d'ernia in Italia.
02-01-2009









