Il fatto

Egitto. Liberati tutti gli ostaggi. I 5 italiani tornano a Torino

30-09-2008

IL CAIRO.  Sono finalmente liberi e stanno tutti bene. Ci sono voluti dieci giorni esatti - dal 19 al 29 settembre - perché finisse l'incubo per gli undici turisti europei (cinque italiani, cinque tedeschi ed una romena) e gli otto loro accompagnatori egiziani, rapiti da banditi o miliziani durante una spedizione nel Sahara e liberati nelle prime ore di ieri.
 "Senza il pagamento di alcun riscatto", hanno comunicato sia il ministro degli esteri italiano, Franco Frattini, da Belgrado, sia quello del turismo egiziano, Zoheir Garana, che insieme all'ambasciatore d'Italia al Cairo, Claudio Pacifico, hanno accolto i turisti al rientro.
Intorno alle 19:45 i cinque italiani sono ripartiti per Torino dall'aeroporto del Cairo a bordo di un aereo militare che impiegherà circa sette ore per raggiungere il capoluogo piemontese.
All'arrivo al Cairo dal sud dell'Egitto, nel primo pomeriggio, le loro buone condizioni di salute sono state constatate da giornalisti quando sono scesi da un C130 militare egiziano, con il quale sono stati riportati al Cairo dal confine con Sudan e Libia, dove erano stati liberati, nonché dall'ambasciatore Pacifico, e dal ministro del turismo egiziano, Zoheir Garana, pronti ad accoglierli davanti alla scaletta dell'aereo quando gli ex ostaggi sono scesi.
 I 19, mentre giornalisti, fotografi e operatori tv venivano tenuti a decine di metri di distanza senza poter rivolgere loro domande, hanno percorso a piedi un centinaio di metri sul tarmac per salire poi a bordo di due elicotteri militari con i quali sono stati portati all'ospedale militare di Maadi per controlli di routine.
 Un mistero fitto circonda tuttavia le circostanze reali del loro rilascio, o liberazione che sia.
 "Non ci sarà da parte nostra alcuna dichiarazione sulla loro liberazione - ha detto il ministro del turismo, Garana - ne verranno probabilmente dagli enti della sicurezza". Fonti diverse, militari e non, egiziane, in parte confermate da quelle italiane e tedesche, hanno fornito indicazioni poco precise sull'"operazione" militare che sarebbe stata compiuta in territorio ciadiano, ma che N'Djamena ha smentito decisamente affermando che il Ciad non è entrato minimamente nella vicenda. "Noi abbiamo seguito tutto attraverso i media - ha affermato il ministro delle comunicazioni ciadiano, Mahamat Hissen - siamo sorpresi e ci chiediamo se non ci sia stato un ‘tiro mancino' ordito contro di noi".
 In ogni caso un agente della sicurezza egiziana ha parlato alla stampa di un attacco compiuto - in territorio ciadiano, forse nella località di Tabbat Shajara, domenica  indicata da fonti sudanesi - da 30 elementi delle forze speciali egiziane; arrivati vicino al campo dove i rapitori tenevano ancora gli ostaggi a bordo di elicotteri, gli incursori hanno ingaggiato una sparatoria con una trentina di sequestratori uccidendone circa la metà, mentre gli altri fuggivano.
Quindi hanno recuperato gli ostaggi portandoli nel sud dell'Egitto, dove a Sharq al Uwainat sono poi saliti sul C 130 che li ha riportati al Cairo. Altre fonti hanno aggiunto che erano pronti ad intervenire nell'operazione anche reparti speciali tedeschi e assaltatori del reparto Col Moschin, della Folgore. Il loro intervento - è stato detto - non è stato tuttavia necessario, dato il successo dei commando egiziani. Sulla ricostruzione sembrano esserci molti dubbi, anche perché altre fonti, specie sudanesi, hanno fatto riferimento al fatto che gli ostaggi sarebbero rimasti liberi dopo una sparatoria avvenuta domenica con militari sudanesi e durante la quale erano stati uccisi sei sequestratori.
 Tra questi il capo del gruppo, un ciadiano di nome Bakhit e suo figlio, appartenenti ad uno dei movimenti ribelli di liberazione del Darfur. Senza la possibilità, per ora, di capire in modo conclusivo le ultime fasi del rapimento degli undici europei e degli otto egiziani, l'elemento ancora più dubbio è se, nonostante le dichiarazioni ufficiali, sia stato effettivamente pagato per loro il riscatto oscillante tra due e 15 milioni di dollari di cui più fonti avevano parlato nei giorni scorsi.
 Scendendo dal C130 egiziano qualcuno degli ex ostaggi ha risposto ai saluti gridati dai fotografi per attirare la loro attenzione sventolando in aria fasci di fiori - tuberose bianche, rose e margherite gialle e rosse, bordura verde - che il ministro della difesa aveva fatto consegnare ai turisti appena scesi dal velivolo. Da fonte egiziana si è appreso che gli italiani si sono detti molto grati alle guide che li avrebbero assistiti con cura durante tutte le fasi del sequestro.
"Gli egiziani sono un popolo meraviglioso - ha affermato uno di loro, sottolineando che non lo diceva solo per dovere di gratitudine all'ospitalità ricevuta - le nostre guide ci hanno aiutato e hanno fatto del loro meglio per darci conforto in una situazione molto disagevole".