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Le lettere. Marino risponde a Badaloni su Rai Italia, Chiocchetti precisa. Voto di sfiducia e numero legale

01-10-2008

LGentile Direttore,
venerdì scorso, dopo più di un anno che, anche per motivi istituzionali, non scrivevo nulla su Rai Italia (l'ultima volta era stato proprio per dare atto al Direttore Badaloni della bontà delle scelte allora operate e per difenderle dagli attacchi subiti), avevo provato a dire la mia, sul suo giornale e in maniera pacata, su quanto sta accadendo in Rai Italia, anche in relazione alle osservazioni e agli umori che mi arrivano dal territorio e che fin qui mi pare di avere sempre interpretato correttamente.
Assecondando una consuetudine avviata nel 2000, anno in cui ho cominciato ad occuparmi della materia e a farmi opinioni indipendentemente dalla direzione in carica. Ciò che davvero non avevo previsto è che la mia modesta e, pensavo, garbata riflessione mi attirasse gli strali del Direttore Badaloni, che minaccia addirittura querele. Sono colpito dal modo, prima ancora che dal merito. Ma sul primo è difficile dire, dal momento che esso è il prodotto di percorsi, sensibilità e culture personali. Pertanto è sul secondo che vorrei tornare a confrontarmi.
Badaloni enumera una serie di risultati positivi: una prima corrispondenza alla nuova Convenzione (anche sotto gli aspetti tecnici) e un maggiore pluralismo, di cui si trovava riscontro nella relazione annuale del MAE. Ora, non può sfuggire che si tratta, né più né meno, dei meriti che io stesso riconoscevo al dottor Badaloni che però omette di ricordare che la citata relazione del MAE si riferisce ai giudizi espressi dagli italiani all'estero nel solo 2007. Non è ancora disponibile, infatti, la relazione del 2008.
Nel corso di quest'anno, dunque, i giudizi positivi che anch'io ho avuto modo di raccogliere in passato in occasione di incontri e iniziative all'estero, hanno a mio avviso mutato segno lasciando trapelare nuovamente un diffuso sentimento di insoddisfazione. Pertanto, ne devo concludere che l'attuale direzione, dopo un iniziale entusiasmo, ha raffreddato un po' gli animi degli utenti di Rai Italia. Non posso sapere che genere di e-mail arrivino in redazione, ma potrei suggerire al dottor Badaloni (se non mi avesse già fatto sapere con una certa ruvidezza che non è interessato ai miei consigli) di inaugurare un bell'Angolo della posta aperto e senza filtri.
Ma veniamo alla redazione. Mi scuserà il dottor Badaloni, ma io ho fatto, come si diceva una volta, studi regolari. E non posso vantare la sua esperienza nelle istituzioni di ogni ordine e grado. Per cui può darsi che Rai Italia sia retta da un regolamento interno che presuppone un meccanismo complesso e specialissimo per la determinazione del numero legale (numero minimo di presenti necessario perché l'assemblea sia validamente riunita e le sue deliberazioni siano efficaci) nell'Assemblea dei redattori. Se così è, mi scuso per la superficialità con cui ho letto i numeri della sfiducia al direttore. Leggo da agenzie e giornali che l'Assemblea dei redattori ha bocciato il piano di ristrutturazione presentato dal dottor Badaloni con 29 voti contrari e 12 a favore. Leggo ancora che successivamente 27 giornalisti gli hanno votato la sfiducia e 20 l'hanno confermata (compresi 5 vice direttori che di norma non votano).
Ora chiedo al dott. Badaloni se tali deliberazioni sono valide. Perché se lo sono, i più sperimentati meccanismi deliberativi della democrazia rendono del tutto ultronea ogni ipotesi, supposizione, indagine sulle intenzioni di voto dei 10-12 giornalisti assenti. Quello che vedo io, e mi si perdoni ancora la povertà di spirito, è la formazione di due maggioranze di segno diverso dalla linea indicata dalla direzione. D'altronde, nel gennaio del 2007, gli stessi criteri hanno presieduto alla formazione di una maggioranza a favore del dott. Badaloni. Maggioranza formalmente incontestabile ancorché numericamente inferiore a quella che ha sostenuto la sfiducia decretata due settimane fa (Badaloni ottenne 26 voti a favore - compresi 6 vice direttori - e 20 schede bianche).
Ma non è il caso di annoiare oltre i pazienti lettori di America Oggi con verbose disquisizioni su procedure deliberative, maggioranze semplici e qualificate. Da qualunque prospettiva la si voglia guardare una bocciatura è una bocciatura. E il meno che si possa fare di fronte a una bocciatura è prenderne atto e cercare di capire se essa è un accidente sporadico ovvero il sintomo di un disagio più profondo. Naturalmente auguro al direttore Badaloni che presto fatti incontrovertibili avvalorino la prima ipotesi.
Abuso ancora della gentilezza del nostro ospite per tornare brevemente su un paio di punti. Dal momento che l'amore per il vero mi anima non meno del dott. Badaloni. In qualità di rappresentante del MAE in Commissione di controllo, ho avuto modo di verificare a suo tempo che la messa in onda del magazine Italia cult era programmata sino al 4 di agosto (è stata sospesa il 6 luglio) e la ripresa fissata al 31 dello stesso mese. Per ogni puntata era inoltre prevista la durata di un'ora fino a dicembre 2008. Ora il direttore Badaloni ci annuncia che il format è ripreso il 29 settembre.
Ce ne rallegriamo, ma approfittiamo per chiedere al direttore se per caso non siano nel frattempo cambiati durata, contenuti, professionisti e luoghi di registrazione, tanto da farne un prodotto diverso. Italia campus invece doveva inaugurare una seconda serie, secondo gli auspici espressi dalla CRUI (conferenza dei rettori) e invece è stato cancellato. Tutto, naturalmente, nell'assoluta pienezza delle prerogative di un Direttore di cui, ribadisco, non si discute la legittimità formale delle scelte, ma la loro opportunità e lungimiranza in relazione alle richieste e al gradimento degli utenti.
Circa la contestazione dei dati di cui parlo, poi, ritenuti del tutto inventati, preciso che essi sono il frutto di una semplice comparazione quantitativa tra il palinsesto del 2006 e quello del 2007, facilmente verificabili da chiunque abbia abbastanza pazienza.
Vorrei infine rassicurare il dott. Badaloni. Non sono aduso a dare consigli o suggerimenti ad alcuno. Tanto meno a un giornalista al quale ho mostrato più volte in passato sentimenti di stima, anche pubblicamente.
Cerco di fare il mio lavoro. Seguire i settori di mia competenza con un'attenzione particolare all'analisi politica di scelte e programmi, formulando progetti e idee da sottoporre al nostro elettorato all'estero anche (perché no?) su una televisione che seguo e che amo insieme a milioni di nostri connazionali nel mondo. Ripeto: è quello che faccio da anni, con direttori diversi e toni talora aspri, ma sempre tenuti entro i limiti di un corretto confronto politico e mai sfociati in minacce di querela da parte di nessun direttore. Nell'aggressione di oggi, invece, non posso fare a meno di leggere un segnale inquietante. Dispiace che proprio uno strenuo difensore della libertà di espressione quale Badaloni è si dimostri così poco accogliente nei confronti delle opinioni altrui.
Un'ultima annotazione sul mio presunto "mandante politico". Vorrei pacatamente dire a Badaloni che non sono aduso alla scrittura sotto dettatura. Ciò che invece amo fare è prepararmi con scrupolo e umiltà, verificando le fonti e accertandomi della loro affidabilità. Può capitare di sbagliare anche così, ci mancherebbe, perciò resto in attesa di nuovi e più attendibili dati che smentiscano i miei. Cosa che, a leggere e rileggere tra offese e minacce, non mi pare d'aver scorto.
Ringrazio ancora lei, direttore, per lo spazio che ci concede e che cercherò di non invadere oltre.



Chiocchetti: le opinioni di Marino sono personali

Gentile Direttore,
ho letto l'articolo apparso su America Oggi del 26 settembre, a firma di Eugenio Marino, sulla situazione di Rai International, oggi Rai Italia. Voglio innanzitutto dire che i giudizi e le opinioni riportate nell'articolo non coinvolgono in alcun modo l'Ufficio Italiani nel mondo del Partito Democratico da me diretto. Quelle riflessioni fanno parte delle legittime opinioni personali e non sono in alcun modo da me condivise.
Sentiamo tutti l'esigenza di riflettere sul futuro del nostro servizio pubblico radiotelevisivo e di come Rai Italia appare nel mondo.
Facciamolo con grande serenità, fuori da schieramenti precostituiti e senza preconcetti di alcun tipo.


Maurizio Chiocchetti
Responsabile PD/Italiani nel mondo