Dal Mondo

Georgia. Parte la missione UE

02-10-2008

MOSCA. È partita puntuale, e sotto buoni auspici, la missione di osservazione della Ue in Georgia, che dovrà prendere il posto dei soldati russi in ritiro, nelle cosiddette zone cuscinetto attorno ai confini di Ossezia del sud e Abkhazia. Nonostante una nuova denuncia georgiana dell'abbattimento di un drone (aereo senza pilota) russo, subito smentita da Mosca, gli osservatori europei hanno potuto iniziare ieri in un clima rilassato la loro missione di monitoraggio.
Alle nove locali, quattro blindati con la bandiera dell'Ue, ciascuno con due emissari a bordo, hanno lasciato la località di Basaleti, non lontano dalla capitale georgiana Tbilisi, diretti verso le zone di competenza.
La prima buona notizia si è avuta a ridosso del confine sudosseto: contrariamente a quanto annunciato lunedì dai militari russi, un primo gruppo Ue è stato ammesso all'interno della fascia di sicurezza attorno ai confini della repubblica secessionista.
Gli osservatori sono stati fermati a un posto di blocco russo, poi, dopo una decina di minuti di discussione, sono stati fatti passare. In base agli accordi, gli effettivi dell'Ue sono disarmati, e avranno il compito di pattugliare le zone attorno ai due confini sia per monitorare il graduale ritiro delle forze russe dal territorio propriamente georgiano - che dovrà venire completato entro il 10 ottobre secondo gli accordi sottoscritti dal presidente russo Dmitri Medvedev e, per l'Unione europea, dal francese Nicola Sarkozy - sia per scoraggiare azioni di forza delle parti in causa.
Negli accordi non si parla invece di possibili ingressi dei contingenti europei in Ossezia del sud e in Abkhazia: nelle due repubbliche ribelli potranno restare gli osservatori dell'Onu e dell'Osce già in loco, a patto che i loro mandati vengano rinnovati e che, come chiedono i leader abkhazo Serghei Bagapsh e sudosseto Eduard Kokoity, le loro non vengano definite ‘missioni in Georgia'.
Medvedev ha ribadito che Mosca intende difendere i propri interessi anche in futuro, "in vari modi", pur privilegiando il negoziato, e che continuerà a rafforzare le sue difese. "Gli attuali meccanismi di sicurezza collettiva - ha sottolineato - sono venuti meno".
Gli ha fato eco il ministro degli esteri Serghei Lavrov che ha accusato la "paralisi" dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) di aver lasciato spazio all' "iperattivismo" della Nato e degli Usa "che la controllano senza consultare i partner".  
L'alto commissario per le politiche estera e di sicurezza dell'Ue Javier Solana, che ieri aveva visitato la città di Gori, vicino al confine sudosseto, base di uno dei quattro centri di coordinamento previsti da Bruxelles, ha fatto sapere attraverso la portavoce Cristina Gallach che il dispiegamento procede "senza nessun problema e come previsto". Per la missione in Georgia, che prevede 358 inviati di cui una quarantina italiani, l'Ue ha stanziato 35 milioni di euro.
Il monitoraggio durerà 12 mesi, con la possibilità di prolungare il mandato. Peter Semnebi, rappresentante speciale dell'Ue nei paesi del Caucaso del sud, ha detto di sperare che il termine del 10 ottobre per il ritiro russo venga rispettato.
Una nota pessimista viene invece dal ministro georgiano per la reintegrazione, il ‘falco' Temur Iakobashvili: "la Georgia è entrata in un periodo molto pericoloso. Fino al 10 ottobre ci troviamo in condizione di rischio dieci volte maggiore del solito, perché proprio adesso ci potrebbero essere molte provocazioni".