Bloomberg. Annuncia la candidatura per un terzo mandato. "La città ha bisogno della mia esperienza"
Per New York si profilano "sfide senza precedenti", mentre il sindaco decide di affrontare la sua seconda, dopo quella degli attacchi terroristici che ereditò all'inizio del suo primo mandato nel 2001, chiedendo ora al Consiglio Comunale di approvare un provvedimento legislativo che gli consentirebbe di governare la City per il terzo mandato consecutivo.
E la proposta di legge comunale che porta la firma di Michael Bloomberg potrebbe approdare in aula addirittura martedì prossimo, ma non mancano le proteste, soprattutto basate sul princicio che la decisione di limitare a due mandati quadriennali lo scranno di City Hall era stato stabilito dalla volontà popolare. Non una, ma due volte e resta indigesta una sua eventuale sovversione.
Il mandato di Bloomberg scadrà alla fine del 2009, così come quello del comptroller della City e di due terzi dei componenti il consiglio comunale, mentre altre figure politiche sono già sul trampolino di lancio per la campagna elettorale in entrambi gli schieramenti, come lo stesso comptroller William Thompson, la presidente del consiglio comunale Christine Quinn, il deputato Anthony Weiner e il consigliere comunale Anthony Avella, tutti democratici e aspiranti al posto occupato da Bloomberg, a cui si aggiungono i due candidati repubblicani: il magnate dei supermercati John Catsimatidis e l'avvocato Bruce Blakeman.
Soltanto tre sindaci in precedenza hanno ricoperto la carica per tre mandati consecutivi: Fiorello La Guardia, Robert Wagner e Edward Koch.
Molti newyorkesi non negano l'efficacia della terapia-Bloomberg negli ultimi sette anni o quasi, ma detestano l'idea che venga stravolto il volere popolare sul limite dei due mandati. Altri, invece, sostengono che la mossa di Bloolmberg è quella giusta, in considerazine della sua abilità nel mondo degli affari trasferita nell'economia della Big Apple in questi momenti turbolenti.
I newyorkesi si erano espressi in due occasioni: nel 1993 e nel 1996 sul limite a due mandati. Come si ricorderà, in seguito agli attacchi terroristici dell'11/9/2001, l'allora sindaco Rudolph Giuliani aveva contemplato l'estensione del suo secondo termine per tre mesi modificando la legge. Decidendo tuttavia di soprassedere dopo che un sondaggio aveva stabilito che la maggioranza: il 55 per cento dei newyorkesi, era contrario.
Lo stesso Bloomberg, nel 2002, aveva posto il veto ad un provvedimento che avrebbe esteso a tre i mandati a termine quadriannale, sostenendo che i politici eletti non dovrebbero cambiare le leggi per raggiungere scopi propri personali.
Commentando il polverone sul terzo mandato, l'ex sindaco Giuliani che si trovava in Connecticut, ha scherzato dicendo "Bloomberg deve migliorare se vuole conquistarsi il terzo mandato" aggiugendo "deve avere almeno la vittoria di un campionato da parte degli Yankee. Io ne ho quattro al mio attivo".
I più stretti collaboratori di Bloomberg ieri hanno riferito che il sindaco ha maturato l'idea di candidarsi per il terzo mandato durante lo scorso fine settimana, alla luce della precaria situazione dell'economia in generale e più nel dettaglio per le casse dell'erario cittadino che piangono profusamente.
Il sindaco miliardario - la sua fortuna è valutata a 20 miliardi - parla di "sfide senza precedenti" che lo convincono a restare ancora perché New York ha bisogno di un manager finanziario alla guida della città.
Anche se la mossa si presenta piuttosto rischiosa, in quanto rema esattamente al contrario della filosofia precedentemente indicata dallo stesso sindaco democratico convertitosi repubblicano e infine battezzatosi indipendente, il quale aveva sostenuto che non avrebbe mai considerato di sovvertire la volontà popolare.
Certo, il momento è grave e l'intera Unione attraversa una profonda crisi economica che non si vedeva dal tempo della Grande Depressione e la turbolenza dei mercati si ripercuote soprattutto sulla City come un terremoto, se si considera che il benessere delle casse municipali dipende in gran parte dalla salute di Wall Street.
Senza mezzi termini Chris Kelley, direttore del gruppo civico Common Cause New York sostiene che quello del sindaco è un attentato bello e buono per sovvertire la volontà della gente.
Più elastico invece William Rudin della Association for a Better New York, il quale si dice convinto che se il sindaco Michael Bloomberg riuscirà a convincere i cittadini della necessità e discute i pro e contro attraverso i media, appropriatamente, potrebbe anche conquistarsi il favore popolare.
Bloomberg per le sue due precedenti campagne elettorali aveva speso una quantità di milioni: 155 per l'esattezza e non si mostra affatto esitante a spenderne altrettanti se dovesse avere via libera dal consiglio comunale in quanto - a detta ieri della presidente Quinn - non vi sono i tempi tecnici per indire un referendum popolare con le elezioni alle porte.












