Crisi Mutui. Con sì della Camera via al superpiano Paulson
Il piano Paulson è legge. La seconda volta è stata quella buona: con una comoda maggioranza, la Camera dei rappresentanti Usa, ha approvato ieri in via definitiva il superpacchetto del segretario al Tesoro Henry Paulson per arginare la crisi dei mutui, dopo averlo a sorpresa bocciato lunedì
NEW YORK. La legge, con investimenti per 700 miliardi di dollari e sgravi fiscali di un valore di 150 miliardi in 10 anni, oltre a maggior garanzie federali sui depositi bancari, è entrata immediatamente in vigore perché il presidente degli Stati Uniti George W. Bush l'ha firmata prima di partire per il fine settimana per il suo ranch texano di Crawford. Ma non ha convinto Wall Street, che ha chiuso in rosso, con l'indice Dow Jones a meno 1,50 per cento.
Rispetto alla prima versione bocciata lunedì, il piano varato ieri dopo avere ottenuto una prima via libera del Senato con ampia maggioranza mercoledì in serata, comprende una serie di 'contentini' (dai fondi per i produttori di frecce in legno a nuovi sgravi fiscali per Hollywood), che portano il piano complessivamente a un costo di 850 miliardi. Si tratta di 'zuccherini' destinati ad ammorbidire le posizioni dei deputati che avevano votato contro lunedì, convinti che non si poteva far pagare la crisi di Wall Street ai contribuenti americani, molti dei quali già attraversano momenti difficili o hanno forse addirittura perso la casa.
A leggere i numeri, la cosa ha funzionato: sono 58 i deputati che dopo avere contribuito alla sua bocciatura all'inizio della settimana, ieri hanno votato a favore del superpiano permettendone l'approvazione. Di questi, 32 sono del Partito Democratico, 26 di quello repubblicano. Complessivamente i voti a favore sono stati 263 (ne occorrevano 218), quelli contrari 171. I democratici che hanno votato a favore del provvedimento sono 172 (erano stati 140 lunedì), i repubblicani 91 (65 lunedì). All'inizio della settimana, con la bocciatura a sorpresa (205 voti a favore, 228 contrari) erano mancati 12 voti per promuovere il piano. Avevano votato contro 95 democratici, oltre a 133 repubblicani.
Con il superpiano l'emergenza sembra essere rientrata, come ha riconosciuto volentieri il ministro del tesoro statale Bill Lockyer. Per il presidente Bush, il varo travagliato del superpiano rappresenta una vittoria a metà, nella migliore delle ipotesi. L'inquilino della Casa Bianca è riuscito sì a lanciare il piano Paulson, ma a un costo altissimo spaccando ancora di più il partito repubblicano. Il piano comporta misure di intervento statale che molti repubblicani giudicano l'anticamera del comunismo alla sovietica, e McCain vede la sua corsa verso la Casa Bianca sempre più in salita. Approvando la legge, ha spiegato Bush, "abbiamo agito coraggiosamente per aiutare ad evitare che la crisi di Wall Street si trasformi in una crisi di tutte le comunità del Paese".
Ma, nonostante le assicurazioni di Paulson che intende agire molto in fretta, Wall Street, forse più preoccupata di giovedì visto l'aumento della disoccupazione, ha reagito con deciso scetticismo al superpiano, temendo sempre più la recessione, chiudendo in rosso dell'1,5%. Bush e Paulson sostengono che il piano costerà molto meno dei 700 miliardi previsti, dato che gli asset legati ai mutui tossici prima o poi riprenderanno valore, e ci potrebbe essere addirittura un guadagno. Ma non ci siamo ancora (lo stesso Bush ha riconosciuto che ci vorrà molto tempo) e sono in molti a non crederci affatto.












