Caserta. In 10mila ricordano le vittime della camorra e del razzismo
CASERTA. La ferita di Castel Volturno è ancora aperta, e nessuno dimentica i sei africani giustiziati dalla camorra nell'eccidio dello scorso 18 settembre, eppure non c'é rabbia nel corteo, pacifico e colorato, che ieri ha visto oltre diecimila persone sfilare per le vie di Caserta per dire tutti assieme no al razzismo, no alla camorra. Immigrati, soprattutto, provenienti dalla zona di Castelvolturno, ma anche da Milano, Vicenza e dalla Sicilia, riuniti sotto la sigla del movimento dei migranti e dei rifugiati. Ma anche tanti esponenti dell'associazionismo, laico e cattolico, studenti, persone comuni che hanno voluto esprimere la loro solidarietà.
E poi le istituzioni, a partire dai sindaci di Napoli e Caserta, Rosa Iervolino e Nicodemo Petteruti che sfilano con la fascia tricolore e i gonfaloni, i presidenti delle due province, Dino Di Palma e Sandro De Franciscis, l'assessore regionale all'Immigrazione Alfonsina De Felice fino al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, accolto come una star dal corteo. In testa al corteo un cartello ricorda i nomi delle sei vittime mentre alle spalle il serpentone si snoda raccolto dietro lo striscione "Uniti contro la camorra e il razzismo".
Si balla e si canta ai ritmi della musica reggae amplificata dalle casse, alternando momenti di folklore agli slogan gridati contro il caporalato e il pacchetto sicurezza del governo e per permessi di soggiorno più facili. È una festa, cui partecipano anche mamme con carrozzine al seguito, e con le forze dell'ordine che si limitano a vigilare a distanza. Una marea di gente che commuove perfino uno avvezzo a certe manifestazioni di popolo come Nichi Vendola e che gli fa dire: "È bellissimo, mi sono emozionato. Vedere questa gente mi ricorda certi film sui ghetti sudafricani".
Sugli striscioni si legge no alla camorra, che qui è quella dei Casalesi, ma nelle parole di chi c'é sotto accusa finiscono i politici: quelli in affari con i clan, per i quali lo stesso Vendola considera l'uso dell'esercito più appropriato, e quelli al centro del duro atto di accusa del vescovo di Caserta, mons. Nogaro, anche lui al fianco degli immigrati in corteo: "La politica, come tutte le altre istituzioni, si è indebolita - ha detto il presule ai cronisti - ed è spinta, non vorrei dire guidata, dal potere camorristico. Ciò vuol dire che non è detto che il politico sia un camorrista, però deve comportarsi secondo le regole che stabiliscono i malviventi".
Ma anche la Chiesa deve fare di più: "Nella nostra Campania, ad esempio, invece di fare tanto catechismo della fede si potrebbe fare più catechismo della legalità". La marcia, primo appuntamento di una tre giorni anti razzista, si è conclusa dinanzi alla Prefettura, dove una delegazione è stata ricevuta da prefetto e questore.
A loro è stato consegnato un appello per regolarizzare la posizione degli immigrati residenti nelle zone in cui maggiore è il ricorso alla loro manodopera. Dall'incontro, giudicato soddisfacente dagli organizzatori del corteo, sono emersi anche l'impegno della prefettura ad aprire uno sportello per i rifugiati e a velocizzare le pratiche di rinnovo dei permessi di soggiorno.
La mobilitazione è proseguita in serata con una veglia di preghiera. Almeno 5000 immigrati dormiranno stanotte a Caserta, alcune centinaia nella tendopoli allestita in zona mercato. In 55, invece, saranno ospitati da altrettante famiglie di Caserta che hanno aperto le loro case agli immigrati: forse la migliore risposta alla domanda di integrazione e convivenza levatasi ieri dal corteo.
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07-01-2009












