Israele. Matrimoni misti. Quando la politica e la religione entrano nella vita
TEL AVIV. "Il personale è politico", si diceva una volta, al tempo delle contestazioni. Ma nel ginepraio mediorientale il personale non solo può essere politico, ma anche religioso. L'ultimo caso di ordinaria complicazione lo ha riferito ieri il quotidiano israeliano Haaretz. È la storia di un ragazzo israeliano, che per comodità chiameremo Yossi, della madre Sara, nome di biblica memoria e pure fittizio, e del padre di lui, diciamo Ahmed. Che ne identifica la religione islamica.
Tutto nasce 25 anni fa, quando - sfidando le statistiche, le consuetudini e gli imperativi politico-religiosi - Sara e Ahmed scoprono di amarsi. Solo che lei è israeliana, ebrea e abita nell'area di Tel Aviv. Lui palestinese, musul-mano e residente nella Striscia di Gaza. Poiché l'amore tutto supera, l'unione va avanti e nascono cinque figli.
Il matrimonio misto però, in caso di prole produce insuperabili contraddizioni: per i musulmani, nei quali prevale la figura paterna, i figli sono sempre di religione islamica, che non ammette l'apostasia e può arrivare a punirla con la morte. Per gli ebrei, nei quali la religione si trasmette per via matrilineare, i figli sono tutti ebrei.
Nel corso degli anni scoppiano l'intifada, le guerre del Golfo e in Libano, c'é l'impennata del terrorismo.
L'insolito matrimonio, però, resiste sempre.
Nel 2000, quando irrompono sulla scena le Brigate Al Aqsa con la nuova e più sanguinosa fase dell'intifada, Ahmed - nel frattempo rimasto sempre a vivere e a lavorare in Israele - sfugge all'espulsione in virtù di una legge israeliana che, per salvaguardare il principio dell'unità familiare, permette eccezioni. Ancora qualche anno di intesa e invece la coppia si rompe. A questo punto Sara chiede al ministero dell'Interno - da israeliana lei può farlo - che cessi di rinnovare il permesso di residenza in Israele di Ahmed. Il quale saluta i figli, tutti cittadini israeliani, e l'anno scorso fa ritorno a Gaza.
Nel frattempo Yossi, diventato adulto, è chiamato per la visita di leva dove, senza sorprese, lo si dichiara ‘abile e arruolato'. Una sua sorella, nel frattempo, dà alla luce un bambino. Ahmed, sempre confinato a Gaza, non può vedere né il nipotino né i figli. Yossi, almeno in teoria, dati i rapporti tra israeliani e palestinesi, un giorno potrebbe essere mandato a Gaza tra le file dell'esercito occupante, rischiando di trovarsi di fronte il padre come un nemico.
L'ultimo (per ora) capitolo della vicenda è che Sara ci ha ripensato. Ora rivuole accanto a sé il marito. Che magari non l'ha perdonata affatto, ma che, avendo vissuto per 25 anni come un israeliano, si sente parte di quella società. Oltre ad avere nostalgia dei figli, a Gaza è vessato dagli altri palestinesi, che lo minacciano continuamente trattandolo da collaborazionista.











