Berlusconi: nessun dialogo con chi scende in piazza
ROMA. Silvio Berlusconi sbatte per l'ennesima volta la porta in faccia al dialogo e rilancia la lotta alla corruzione nella Pubblica Amministrazione, sostenendo che ormai è arrivata a livelli "patologici". Doveva essere la conferenza stampa di presentazione del nuovo servizio anticorruzione elaborato dal ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta. Ma il professore di economia ha avuto poco tempo per illustrare le sue misure. Il presidente del Consiglio gli ruba la scena, affrontando uno ad uno i temi più spinosi dell'attualità politica. A cominciare dai rapporti con l'opposizione.
"Non c'è nessuna possibilità concreta di dialogo", scandisce il premier, al termine di un ragionamento che la dice lunga su cosa pensi della strategia di Walter Veltroni. L'idea del ricorso alla piazza da parte del Pd per lui è una dichiarazione di guerra che mette una pietra sopra al dialogo.
"Ditemi voi come possiamo andare a parlare con chi dice che stiamo portando il Paese verso un regime e stiamo andando verso una dittatura e che per aiutarci nella crisi fa una manifestazione nazionale. Se lo facessi _ afferma Berlusconi _ sarei giudicato inaffidabile".
"E' inutile parlare di dialogo per poi, nei fatti, comportarsi in modo opposto", rincara la dose il premier, che rifiuta, pur elogiando la persona, l'ipotesi di Giuseppe Pericu, ex sindaco di Genova del centrosinistra, come giudice della Consulta.
Poi, tornando sull'accusa di autoritarismo, aggiunge: "Sono una persona che rispetta le idee degli altri e che apprezza il dialogo, però non mi faccio prendere in giro e ho deciso di non consentire più a nessuno di prendermi in giro".
Ecco perché per Berlusconi, sia sulla Corte Costituzionale che sulla Rai, i margini di manovra restano strettissimi: "Non c'è niente da fare, da questa situazione non se ne esce", dice sconsolato.
Il Cavaliere affronta un altro tema che non gli è andato giù: quello dell'uso dei decreti legge. Nega "querelle" con il capo dello Stato, sottolineando che il Quirinale ha sempre un "vaglio" preventivo sui provvedimenti di urgenza del governo e che il Parlamento ha modo di esaminarli ed eventualmente correggerli. Uno strumento, aggiunge, necessario per governare un Paese che ha ereditato il "burocratismo francese di un secolo fa". Parole che sembrano indicare come il governo intenda proseguire con la linea fin qui adottata.
Berlusconi parla anche dell'argomento per il quale è stata convocata la conferenza stampa. E il suo è un attacco frontale che investe i mali della pubblica amministrazione: la corruzione, scandisce, "in una amministrazione pubblica estesa, burocratica e anche pletorica come la nostra ha radici antiche e ha assunto forma patologica e endemica". Un fenomeno "intollerabile", aggiunge, che deve essere "estirpato".
Per fare capire la sua determinazione, il premier cita la sua esperienza da imprenditore: "Conosco bene il problema della corruzione. Smisi di costruire a Milano, perché non si poteva costruire niente se non ti presentavi con l'assegno in bocca...", racconta. Il trasferimento delle competenze alla Funzione Pubblica, sottolinea, "porta un risparmio di ben 5 milioni di euro" rispetto ai costi rispetto all'Alto commissariato. La struttura, aggiunge, non avrà compiti di polizia, ma di "intelligence".
Ancora poche parole per confermare che la luna di miele con gli italiani non è affatto finita ("siamo al 69,3%") e per sottolineare l'efficacia dell'impiego dell'esercito a difesa delle città: "Là dove sono arrivati i militari abbiamo avuto un 50% di riduzione dei reati".
Napoli. Nuova giunta tra i veleni
06-01-2009












