Dall'Italia

Bologna. Cofferati non si ricandita. Ho scelto mio figlio

10-10-2008

BOLOGNA. Alla fine ha vinto lui, Edoardo, uno scricciolo di nemmeno un anno, che non parla e nemmeno cammina. Di fronte al pupo, però, si sono dovuti inchinare tutti, dal sindaco al partito, fino al segretario nazionale, causando un terremoto sulla scena politica bolognese che avrà ripercussioni pesanti anche a livelli più alti. Sergio Cofferati, primo cittadino sotto le due torri dal 2004, ha infatti scelto di tornare sui suoi passi e non ripresentarsi alle elezioni del 2009, come aveva annunciato a maggio, e di andare a vivere a Genova, dal secondo figlio e dalla compagna Raffaella Rocca che lavora in un grande teatro della città. "Troppi e mal collegati", infatti, i seicento chilometri che dividono oggi la sua famiglia, ha spiegato il Cinese in una conferenza stampa improvvisata di fronte ad una folta folla di giornalisti.
Cofferati, ha confessato, ha deciso l'addio lunedì mattina: "Non si può essere contemporaneamente sindaco a Bologna e padre a Genova in maniera adeguata", così martedì è sceso a Roma per comunicare la decisione a Walter Veltroni. "Il segretario ha capito benissimo", parole ricambiate da Veltroni che ha espresso "affetto" per l'uomo e "apprezzamento per il lavoro svolto".
Proprio parlando a gennaio per la prima volta sulla stampa del piccolo Edoardo, Cofferati aveva aperto le prime crepe sulla sua permanenza a Bologna: "Mi ha cambiato la vita", aveva raccontato, spiegando come si erano capovolte le sue priorità. La sua nascita, come l'interruzione del matrimonio trentennale ad inizio mandato, aveva scatenato in città voci e dicerie, sopportate in silenzio fino a quest'estate, quando Cofferati era esploso in un incontro alla festa dell'Unità attaccando l'informazione, colpevole, secondo lui, di non rispettare il suo privato. Così anche ieri ha voluto ribadire "di aver sempre detto la verità, poi la gente userà quello che dico come vuole, ma penso che il tempo sarà galantuomo".
E la verità di Cofferati è quella di continui viaggi andata e ritorno nei weekend da Genova a Bologna, "seicento chilometri in due giorni che sono troppi per un bambino di pochi mesi, a maggior ragione se proiettati nei prossimi sei anni". Oppure di un mese e mezzo, cioé da quando la compagna è tornata al lavoro, "in cui ho visto mio figlio poche volte e ho verificato che il sacrificio che ricade sulla mia famiglia è enorme e insopportabile".
Ragioni condivise e "rispettate" da Veltroni che ha riconosciuto la difficoltà "e i problemi di una lontananza così difficile per lui da prolungare", un affetto che potrebbe tramutarsi, però, anche in qualcosa di concreto: il segretario, infatti, ha confermato che Cofferati "continuerà a lavorare con noi", una porta aperta che il Cinese aveva invocato anche ieri, spiegando che "non mi ritiro e completato il mandato, sarò a disposizione del partito". Ma non a Roma, più lontana di Bologna da Genova: "Sarei un cialtrone".
Secondo il segretario dell'Udc Pier Ferdinando Casini, invece, dietro l'addio ci sarebbe la politica: "E' un primo effetto dell'ipotesi Guazzaloca che sta avanzando", alimentando le speranze dei sostenitori del primo sindaco non di sinistra della città, sempre più vicino alla ricandidatura. Sabato i due rivali del 2004 molto probabilmente si incontreranno all'inaugurazione dei nuovi uffici comunali, voluti da Guazzaloca e completati da Cofferati. Doveva essere l'antipasto della nuova sfida, potrebbe persino rappresentare il preludio ad un inedito scambio di consegne.