L'età non deve essere un alibi per sentirsi tristi e invecchiati
Cara Laura,
c'è una cosa che mi sta tormentando da circa un anno: ho paura di invecchiare, non voglio che certe cose non tornino più.
Non sono una persona che vuole tirarsi indietro di fronte alle proprie responsabilità. Ma non so come spiegarmi, non riesco ad accettare che la mia faccia cambi così tanto, e soprattutto, mi sento terribilmente triste all'idea che sto per diventare anziano. Il limite tra un anziano e un adulto è sottile ma inesorabile.
Insomma, si possono cambiare tante cose nella vita, ma l'età no, non possiamo cambiarla. Ed è l'età che ci comanda, non siamo noi a comandare lei. A me, per esempio, sta ordinando di non avere più iniziativa, fantasia, è un po' come se stessi andando verso la fine. Non posso tollerare questo sentimento di impotenza. Non accetto lo scorrere del tempo, ma allo stesso tempo non sono in grado di reagire. Che cosa devo fare?
Donato
Caro Donato,
non bisogna per forza adeguarsi all'età anagrafica. L'America dovrebbe averle insegnato qualcosa a questo riguardo: l'età è quella che sentiamo dentro e a nessuno deve interessare quanti anni lei abbia. Tantomeno a lei stesso.
Io credo che il vero motivo per cui si sente triste non sia l'età. Mi perdoni se azzardo un'ipotesi, ma nelle poche e confuse righe che ha scritto ho letto una malinconia per qualcosa di perso che potrebbe non essere la giovinezza. Se lei è triste non cerchi di nascondere i veri motivi della sua tristezza con l'alibi dell'età. Si guardi bene dentro, forse riuscirà a superare questo momento.
Scrivete a: Laura, c/o America Oggi,
55 Bergenline Ave., Westwood, N.J., 07675
Temo che mia figlia mi nasconda qualcosa
05-01-2009








