Calcio. Rossi fa l'americano. Nascondo emozione e gioco
LECCE. "Nato per giocare". Anzi, born to play, come recita l'home page del sito di Giuseppe Rossi, 21 anni e un orizzonte azzurro da predestinato. Il piede fatato, la testa del campione nato. E lo sguardo fisso quando parla del suo futuro, a metà tra il calciatore bravo a dribblare le domande e una sorta di robot. Eppure l'americano d'Italia, nato in New Jersey da papà abruzzese e mamma molisana, assicura di vivere con grande emozione questa sua improvvisa ribalta azzurra. Solo, con un self controllo poco italico.
"Io freddo? Sì, forse sarà perché quando gioco vado all'americana, senza pensarci più di tanto _ racconta _ E invece è stata una serata bellissima, rovinata solo dal risultato, perché volevamo vincere. Però che emozione: semplicemente, l'ho nascosta".
La sua valigia di cartone del calcio l'ha messa sopra l'armadio da tempo, eppure è strana la sua sorte: pronosticato da tutti come il campione del futuro, ma non sufficientemente caro sul mercato perché una squadra di Serie B lo trattenesse. Non è bastato neanche il ricordo dei 9 gol segnati al Parma, per eguagliare il primato di bomber under 20 di Roberto Mancini. A continuare a credere in lui sono stati il Villareal, e soprattutto Lippi. Scopritore di talenti da Nazionale per mestiere, il ct ci ha aggiunto un po' di coraggio anticipando i tempi del suo inserimento azzurro. Sicuro che quel cognome, così nobile per la Nazionale, non gli sarebbe pesato.
Così è stato. Nella rifondazione dell'Italia campione del mondo, è lui il vero uomo nuovo. Anche se dopo i 20' finali di Bulgaria_Italia, unico lampo di luce della serata di Sofia, prova a schermirsi dai complimenti. E apparentemente non si scalda all'idea di giocare dal 1' contro il Montenegro: "Se Lippi me lo chiede, io sono pronto".
"Io la novità? Non lo so _ aggiunge poi, con modestia che non sai se sia più ingenuità o forza _ So solo che mi sento soddisfatto di quel che ho fatto. Giocare nella Nazionale maggiore è il sogno da bambino. E io l'ho realizzato", dice senza uscire dagli schemi.
Quello gli riesce solo in campo, come quando ha fatto una giravolta su se stesso per superare il marcatore bulgaro e ha aperto all'improvviso lo spazio del campo. In un gesto istantaneo, più di tutto quello che era riuscito in 70' a tutti gli altri Azzurri.
"Quella è stata una bella cosa _ ricorda _ peccato Gilardino non sia riuscito a fare gol".
Nel suo breve spazio di palcoscenico azzurro, Rossi se ne è inventate un altro paio: come quando è scappato a sinistra entrando fin quasi dentro l'area, resistendo ai falli prima di cadere. E lì, è arrivato l'unico rimprovero di Lippi: doveva cedere al fallo subito, avremmo preso una punizione importante.
"E' vero _ dice col sorriso dell'allievo che accetta gli insegnamenti del maestro _ Lì c'era da cadere. Ma io sono fatto così, per me la giocata è sempre importante".
Ma cosa ti ha detto Lippi quando ti ha parlato? era la curiosità del dopo Bulgaria_Italia.
"Niente, solo due tre cose che dovevo applicare in campo".
Detto, fatto. Con enorme naturalezza, come se lui fosse da anni in questa squadra. Ecco quello che ha colpito i compagni azzurri, che fuori dallo spogliatoio di Sofia lo salutavano a pacche sulle spalle, neanche fosse uno del gruppo da sempre. E però è già partita la campagna di spegnimento incendi da entusiasmo, guidata da Cannavaro.
"Dite che è un predestinato _ sottolineava nella notte di Sofia il capitan Cannavaro _ Io dico che stasera ha fatto bene. Come Pepe, Montolivo e gli altri giovani. Ora andiamoci piano, non mettiamo troppa fretta a questi ragazzi".
Di fatto, sarà così. La squalifica di Toni costringe Lippi a rivedere i suoi piani d'attacco mercoledì contro il Montenegro. Doveva giocare il centravani del Bayern, toccherà ancora una volta a Gilardino. E per Rossi si apre un'altra finestra. A seguirlo ci sarà ancora una volta tutta la famiglia: papà Fernando, sabato in tribuna a Sofia, e mamma Cleonilde, dagli Usa dove insegna italiano e spagnolo. I due si conobbero a Teaneck, dove erano emigrati in cerca di lavoro, ne nacquero Giuseppe e Tina, la sorellina di un anno più giovane. E' stata lei a chiamare Giuseppe Rossi dopo l'esordio, dagli States, per i complimenti. E c'è da scommettere che erano solo i primi di una lunga serie.
Inter. Adriano diserta il primo allenamento
03-01-2009
22-12-2008












