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Calcio. Avvocato Ultrà: i veri aggrediti siamo noi

13-10-2008

LECCE. "Mi fa specie che di una trasferta da elmetto in testa, venga messo in risalto qualche braccio teso e alcuni cori 'Duce Duce'. I tifosi italiani a Sofia sono stati aggrediti". Giovanni Adami, avvocato 36enne di Udine, è uno dei promotori di Ultrà Italia, il gruppo di tifosi che da tutte le città italiane seguono la Nazionale di calcio, oltre che suo componente. Ora Adami, che si occupa solitamente dell'assistenza legale di tifosi sottoposti a Daspo, è a Sofia per difendere i tre italiani trattenuti dalla polizia, dei quali, precisa "solo uno è indagato per l'art. 108 della legge locale, reato contro lo Stato, per avere bruciato una bandiera della Bulgaria. Gli altri due sono trattenuti come persone informate dei fatti".
Adami era in curva sabato sera, al Levski Stadium di Sofia, quando sono scoppiati gli incidenti tra italiani e bulgari. Ancor prima, era tra i 150 tifosi del gruppo Ultrà Italia che ha raggiunto lo stadio compatto dopo la rissa in un pub, mischiando cori da stadio a inni per Gabriele Sandri, e ancora cori 'Duce Duce' e canzoni fasciste.
"Ero alla testa del gruppo, non ho distinto le parole: diciamo che sono stati cantati un misto di cori, quelli consueti in questa situazione", dice Adami, che del gruppo di ultrà italiani in trasferta fa parte, ma soprattutto è tra i promotori.
"Confermo che ci sono molti tifosi della destra, conosco la geopolitica degli stadi italiani ed è un dato che l'80 per cento delle curve sono di questo colore politico - spiega Adami - Ma attenzione: Ultras Italia è un gruppo nato per gioire e soffrire con la Nazionale. Ci sono anche tifosi di altra fede politica, se sono persone per bene sono ben accetti: Ultrà Italia non è un gruppo organizzato, non ha un capo né un portavoce. Sono tifosi che prendono per loro conto l'aereo da tutta Italia, e si ritrovano dove gioca la Nazionale".
E le braccia tese, a Sofia?
"Se qualcuno fa il gesto di stendere il braccio, non glielo si può fisicamente abbassare", glissa Adami, il quale è però molto preciso nella ricostruzione dei fatti di Sabato: "Una trentina di nostri ragazzi erano seduti in un pub del centro. Conto regolarmente pagato _ racconta l'avvocato_ultrà _ quando sono arrivati i bulgari. E' stata un'aggressione con cinghie e lanci d'oggetti. Sono stati respinti, ed è prontamente intervenuta la polizia".
"Io _ prosegue Adami _ sono arrivato alle sei, quando la situazione stava tornando alla calma. Di comune accordo con la polizia, si è deciso di radunare tutto il gruppo e di camminare compatti verso lo stadio, senza fare gruppetti esposti ad altre aggressione".
Ed è stato quello il percorso dei cori da ultrà e fascisti, che Adami precisa di non aver distinto. "Durante il percorso, non uno specchietto rotto, non una macchina graffiata: succede spesso, in situazioni come questa in cui qualcuno è più brillo, qualcun altro si sente forte del numero".
Poi l'ingresso allo stadio.
"Siamo stati accolti dal lancio di oggetti di tutti i tipi, e da cinque o sei bombe carta. Non capisco perché quando fa comodo vengono chiamati petardi...".
E i tifosi italiani che correvano verso il settore dei bulgari cinghie alla mano?
"E' stato dopo che un tifoso bulgaro ha scavalcato la barriera, ha rubato un nostro striscione col tricolore e lo ha bruciato".
A quel punto i 150 italiani, "respinti a spintoni e colpi di manganello dalla polizia verso lo spicchio superiore del settore", hanno deciso di ritirare gli altri tricolori. Poi, il fatto per il quale sono scattati gli arresti. "Uno dei ragazzi ha bruciato una bandiera bulgara: era piccola, comprata e non certamente rubata. E' intervenuta la polizia, con durezza".
A fine partita i tifosi sono stati fatti uscire uno a uno e, sulla base dei filmati, tre sono stati portati alla centrale di polizia. "La testimonianza di uno steward bulgaro sulla presenza di uno dei tre al bar con lui e il supplemento d'indagine del pm locale hanno derubricato la posizione di due ragazzi a persone informate dei fatti: per le legge bulgara possono essere trattenuti".
Quanto a quello che per la legge bulgara non è reato, ma per il ministro La Russa "una vergogna" _ i cori e i saluti fascisti _ per Adami "se di una serata come quella di sabato è questo che rimane, c'è da mettersi le mani nei capelli".